LO SPORT

Inter-Napoli, ultrà morto. Il questore: stop alle trasferte

27/1211:00

Arrestati tre ultras dell'Inter, mentre sarebbero nove complessivamente i tifosi indagati. II giudice sportivo: due gare a porte chiuse e la terza vietata soltanto ai tifosi della curva interista

Un tifoso dell'Inter di 35 anni, Daniele Belardinelli, è morto dopo gli scontri avvenuti prima della partita Inter-Napoli. In un primo momento si era pensato che fosse stato investito da un suv guidato da supporter napoletani in fuga da un attacco degli ultras avversari, ma le telecamere di sorveglianza racconterebbero un'altra storia. Il questore di Milano, Marcello Cardona (a propria volta ex arbitro di serie A), ha spiegato che nelle immagini si vede un suv scuro travolgere Belardinelli. "Non si sa chi fosse alla guida e non abbiamo nemmeno la certezza che se ne sia accorto", ha spiegato. 

 

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L’episodio era avvenuto a via Novara verso le 19.30, le condizioni di Belardinelli erano apparse subito gravi. Sono stati gli stessi tifosi del Napoli a richiamare l'attenzione degli interisti su di lui. Il questore ha definito l'attacco agli ultras napoletani "un'azione squadristica ignobile". Oltre cento persone avrebbero aggredito i pulmini con i tifosi napoletani a bordo e tra queste - secondo la Questura - c'erano ultras dell'Inter, del Varese e del Nizza, tifoserie gemellate con quella interista. Tre tifosi dell'Inter sono stati arrestati con l'accusa di rissa aggravata e di lesioni, mentre sarebbero nove in tutto quelli indagati. Gli agenti della Digos hanno eseguito diverse perquisizioni a carico di supporter interisti e del Varese. 

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Daniele Belardinelli era uno dei capi degli Blood & Honour, gli ultras della curva nord del Varese, gemellata con quella dell’Inter. Padre di due figli e socio di una ditta di pavimentazioni, coltivava la passione per la “scherma corta” a coltello e le arti marziali. I Blood & Honour sarebbero già stati coinvolti in passato in scontri violenti. Nel 2007 Belardinelli aveva già ricevuto la Daspo dopo gli scontri al termine della partita Varese-Lumezzane, e nel 2012 per aver creato disordini durante un’amichevole Como-Varese.

 

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Gli scontri nel pre-partita potrebbero costare caro ai tifosi dell'Inter: "Richiederò in via d'urgenza al Dipartimento della Pubblica Sicurezza di vietare le trasferte fino alla fine del campionato - ha detto Cardona - e l'immediata chiusura della curva fino al 31 marzo 2019: 5 giornate di campionato e una di Coppa Italia".

 

"Non si può morire per andare a vedere una partita di pallone - ha dichiarato il Ministro dell'Interno, Matteo Salvini - A inizio anno convocherò sia le società di calcio sia i responsabili dei tifosi di tutta Italia delle serie A e B, perché il calcio torni ad essere un momento di divertimento e non di violenza". Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti chiede invece di "chiudere le curve," perché "serve un segnale chiaro anche da parte del mondo sportivo: oltre a punizioni esemplari è necessaria un'inversione di rotta."

 

 

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Con un comunicato ufficiale pubblicato sul proprio sito e diffusa sui propri social, l'Inter ha voluto prendere le distanze dai cori razzisti rivolti a Koulibaly durante Inter-Napoli: 

In relazione ai fatti accaduti durante la partita Inter-Napoli di ieri e alla conseguente decisione assunta dal giudice sportivo della Lega Nazionale di Serie A, il Club ribadisce che dal 9 marzo del 1908 Inter significa integrazione, accoglienza e futuro. La storia di Milano è fatta di questo, di inclusione e di rispetto. Assieme alla nostra città noi lottiamo da sempre per un futuro senza discriminazioni. Ci impegniamo nel territorio facendoci portavoce di questi valori che sono da sempre un vanto per il nostro Club. L'Inter è presente in 29 paesi del mondo, dalla Cambogia alla Colombia, dove oltre diecimila bambini sono coinvolti nel progetto Inter Campus, che ha l'obiettivo di restituire loro il diritto al gioco in contesti delicati, attività la cui importanza è stata riconosciuta anche dall'ONU. 

Da quando una notte di 110 anni fa i nostri fondatori hanno messo la firma su quello che sarebbe stato il nostro percorso, noi abbiamo detto no ad ogni forma di discriminazione. Per questo ci sentiamo in dovere oggi, una volta di più, di affermare che chi non dovesse comprendere e accettare la nostra storia, questa storia, non è uno di noi. 

 

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