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Un anno senza Davide Astori e quella Fiorentina nel destino

Cristin Cappelletti - 03/03/201922:44Aggiornato 04/03/2019 15:47

Il 4 marzo del 2018 scompariva prematuramente il capitano della Fiorentina. Esempio dentro e fuori dal campo, un giocatore mai sopra le righe, leale, onesto.

La serie A si stringe attorno al ricordo di Davide Astori, scomparso prematuramente il 4 marzo del 2018. É passato un anno da quando il calcio ha dovuto dare l’addio al capitano della Fiorentina, una carriera finita troppo prematuramente per un difetto cardiaco. Esempio dentro e fuori dal campo, un giocatore mai sopra le righe, leale, onesto.

Saranno stati i suoi 31 anni, troppo pochi per abbandonare il mondo del calcio, saranno stati i suoi modi gentili e eleganti. Ma Astori ha lasciato un grande vuoto. Tutti gli stadi hanno deciso di porgergli omaggio, nessuno escluso. Tanto che appena dopo la sua morte sia Fiorentina che Cagliari hanno deciso di ritirare la maglia numero 13.

La carriera

Una carriera in costante ascesa, fino alla fascia di capitano dei viola, fatta di duro lavoro e umiltà. Bergamasco di nascita, inizia il suo percorso nel mondo del calcio nelle giovanili del Ponte San Pietro, squadra vivaio del Milan dove approda nella stagione 2005-2006. La gavetta in serie C e poi in B fino a quando nel 2007 viene acquistato dal Cagliari: da quì la grande occasione.

Il difensore centrale a 21 anni è finalmente in serie A e destino vuole che sia proprio contro la Fiorentina che Astori segnerà il suo primo gol nella massima serie. Nel 2014 passa alla Roma e sulla sua strada ci sono ancora i viola, il suo debutto, un’altra volta, sarà contro la squadra di Firenze. La Fiorentina sembra essere nel suo destino e nel 2015 comincia a indossare la maglia viola, con il club dei Della Valle firma un contratto quadriennale.

Due anni dopo Astori si toglie un’altra soddisfazione: con l’addio di Gonzalo Javier Rodriguez la fascia da capitano è sua. Alla Fiorentina per il bergamasco è la consacrazione di una carriera inseguita piano piano, in punta di piedi, tanto da diventare un esempio. L’allenatore Stefano Pioli vuole riformare il club, via le vecchie leve e posto ai più giovani, ma non Astori che diventa il punto di riferimento ideale per chi vuole muovere i primi passi sul campo.

La tragica scomparsa a Udine

Amato dai tifosi, tutti, il 25 febbraio scende in campo per l’ultima volta nella sfida in casa contro il Chievo. Una settimana più tardi, il quattro marzo, in un albergo di Udine in cui alloggiava il club in vista della sfida con i friulani si spegne il cuore di Astori.

Ai suoi funerali saranno presenti tutti, da Van Basten, passando per Totti e Pirlo. Davanti alla Basilica di Santa Croce a Firenze il saluto della squadra affidato a Milan Badelj: «Tu sei il calcio, quello puro dei bambini». Una frase che ha saputo riassumere il valore di una perdita importante per un calcio che, sempre in mezzo alle polemiche, deve tornare a far credere nei sogni.

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