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Giro d'Italia 2020: Dopo Israele la corsa a tappe partirà dall'Ungheria di Orban

Redazione - 16/04/201922:03Aggiornato 16/04/2019 22:08

Nel 2018 era stata Gerusalemme a ospitare la partenza della corsa in rosa. Il prossimo anno sarà invece la capitale ungherese a dare il via alla più importante competizione ciclistica italiana

La Grande Partenza del Giro d'Italia 2020 si trasferisce nell'est Europa. È l'Ungheria la meta prescelta per l'inizio del Giro per il prossimo anno. Per la quattordicesima volta la competizione ciclistica partità dall'estero. L'annuncio ufficiale è stato dato nella capitale ungherese presso l'Istituto Italiano di Cultura.

«Annunciare oggi, qui a Budapest, questa grande partenza dall’Ungheria è davvero speciale. Sarà la quattordicesima volta che il Giro d’Italia scatterà dall’estero e la prima da questa parte d’Europa. Sul suolo ungherese ci saranno tre tappe; la prima partirà dalla capitale. Presto sveleremo anche i percorsi delle altre due. Sono certo che l’Ungheria accoglierà la Corsa Rosa nel modo migliore e Il Giro d’Italia, come sempre, con la sua passione, abbraccerà tutta la nazione», ha dichiarato il Direttore del Giro d’Italia, Mauro Vegni.

Sarà Budapest a ospitare la prima delle tre tappe che si correranno sul suolo ungherese. Una scelta che ricalca quelle politiche che hanno visto un rafforzamento dell'asse Roma - Budapest e dei rapporti tra Salvini e Viktor Orban. Ma non è la prima volta che la partenza della competizione in rosa si spinge così lontano.

Lo scorso anno era stato il turno di Israele e della sua capitale: Gerusalemme. Il tutto era avvenuto non senza polemiche e contestazioni, per la decisione degli organizzatori, non solo di organizzare la competizione in uno stato perennemente accusato di crimini e soprusi nei confronti del popolo palestinese, ma anche per aver eliminato dalla lista delle tappe la dicitura "Gerusalemme Ovest".

Gli organizzatori israeliani avevano minacciato di ritirare i loro finanziamenti economici se non fosse stata eliminata la descrizione ovest in quanto, secondo il governo, non esisterebbe alcuna Gerusalemme Est, reclamata dai palestinesi come capitale del loro futuro Stato. 

Una manifestazione sportiva che si è subito trasformata in uno scontro politico dove organizzazioni per i diritti umani, italiane e straniere, avevano contestato la decisione di far partire il Giro in terra israeliana. C'è chi aveva parlato di un momento di unità, perché lo sport questo fa: unisce. E quale occasione migliore se non quella del ricordo di Gino Bartali, il ciclista italiano nominato nel 2013 in Israele «giusto tra le nazioni» per aver salvato centinaia di ebrei italiani durante la seconda guerra mondiale, per portare il Giro a Gerusalemme in memoria del grande sportivo.

Di recente le relazioni tra sport e politica sono state portate nuovamente al centro del dibattito dalla finale di super coppa italiana disputata lo scorso gennaio in Arabia Saudita. Politici italiani di entrambi gli schieramenti avevano gridato allo scandalo per la decisione della Figc di organizzare la partita in un Paese dove l'accesso delle donne allo stadio era consentito solo se accompagnati dai mariti.

Per placare le polemiche la Figc era riuscita a trovare un compromesso con Riad che aveva concesso l'ingresso solo nelle aree dello stadio riservate alle famiglie. E mentre si pensa già all'Ungheria tra poco meno di un mese prenderà il via il Giro d'Italia 2019 con partenza da Bologna e arrivo a Verona il 2 giugno.

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