Accordo Ue-Turchia: in arrivo nuovi fondi ad Ankara, un patto che funziona?

di OPEN

L’Unione europea firma un contratto per dare il via alla seconda tranche di finanziamenti previsti nell’accordo sui migranti con la Turchia. A due anni dal patto, la situazione dei rifugiati siriani rimane però critica.

Turchia e Unione Europea firmeranno ad Ankara il primo contratto finanziato con la seconda tranche di aiuti da 3 miliardi di euro prevista nell’accordo del 18 marzo 2016 sui rifugiati siriani. L’accordo prevedeva 6 miliardi di aiutialla Turchia per l’accoglienzadei siriani in fuga dalla guerra, suddivisiin due tranche da 3 miliardi l’una.

400 milioni verranno destinati al ministero dell’Educazione turco per favorire progetti educativi per ibambini siriani presenti in Turchia. Altri 300 milioni erano già stati finanziati negli anni scorsi.

I fondi usati nella prima tranche dell’accordo sono stati usati dalla Turchia principalmente per gestire l’accoglienza dei milioni di rifugiati siriani: secondo le stime, la Turchia è il primo Paese al mondo per numero di migranti ospitati, che ammontano ad oggi a 4 milioni.

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Il patto bilaterale tra Turchia e Unione Europea era stato firmato a seguito della crisi migratoria che aveva colpito l’Europa nella primavera del 2015. Vicina di Damasco, Ankara è stato il primoluogo di approdo dei rifugiati in fuga dalla guerra partita nel 2012.

Il testo prevede che «per ogni rifugiato siriano rimandato in Turchia dalle isole greche, un altro verrà ricollocato nell’Unione Europea, tenendo conto dei criteri di vulnerabilità previsti dalle Nazioni Unite». Molte le critiche da ONGinternazionali e attivisti. Amnesty International avevaespresso perplessità sullacapacità dell’UE e della Turchia di garantire protezione e rispetto dei diritti umani ai rifugiati: “La Turchia non è un paese sicuro per i migranti e i rifugiati.Ogni procedura di ritorno sarà arbitraria, illegale e immorale”, aveva commentato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International..

L’accordo ha avuto effetti devastanti soprattutto sulla Grecia, che assieme all’Italia è tra i Paesi del Mediterraneo ad ospitare più migranti. Nonostante gli sbarchi siano diminuiti, passando dai 856.723 del 2015 ai 29567 del 2018 (novembre), la situazione in Grecia rimane drammatica. Atene ospita 60.000 richiedenti asilo, di cui 15.000 sono confinati negli hotspot, centri d’identificazione e registrazione per i migranti irregolari, sulle isole greche. Gli hotspotospitano spesso un numero due volte superiore la loro realecapacità, impedendo ai rifugiati di avere accesso a bisogni elementari, come cibo, acqua, e adeguate cure mediche. Condizioni degradanti che hanno spinto molti a suicidarsi, come denunciato da Medici senza Frontiere.

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Negli ultimi mesi la comunità internazionale si è mossa per raggiungere l’obiettivo di facilitare la collaborazione tra stati per la gestione dei flussi migratori nel mondo. Le Nazioni Unite hanno approvato lunedi 18 dicembre il Global compact for Migration, trattato che prevede una condivisione delle responsabilità di gestione e accoglienza. Nonostante continui a crescere una propaganda anti-immigrazione ed una richiesta di maggiore partecipazione degli stati membri alla gestione dei flussi,l’Italia si è astenuta dal global compact: la Camera dei deputati ha infatti approvato ieri la mozione di Lega e M5s che rinvia ulteriormente la decisione dell’Italia in merito ad una partecipazione o meno al trattato sull’immigrazione. Gli sforzi portati avanti dalla comunità internazionale rimangono tuttavia inefficaci, e mentre l’Europa continua ad affidarsi alla Turchia per bloccare l’arrivo di migranti nel Mediterraneo, l’Italia perde una grande occasione per giungere ad una soluzione condivisa.