Giulio Regeni, nei verbali il depistaggio dei servizi segreti egiziani

Nelle carte degli inquirenti italiani ed egiziani buchi e contraddizioni. La confessione del capo degli ambulanti, che ammette: «Ho denunciato Giulio come spia». E quelle indagini dei servizi segreti che vanno avanti fino al sequestro. 

Tre anni senza Giulio, tra depistaggi, bugie e tira e molla diplomatici che nulla hanno portato. Tre anni in cui l’Egitto, per usare un eufemismo, tutto ha fatto tranne che collaborare. la Repubblica ricostruisce «i verbali che inchiodano i servizi segreti egiziani»: pieni di buchi e omissioni ma che pure danno gli estremi dei protagonisti di questo incubo e forniscono un quadro del depistaggio.

A cominciare dalla confessione di Mohammed Abdallah, il leader del sindacato degli ambulanti che denuncia Giulio Regeni come «possibile spia» alla polizia del Cairo. La “pratica” passa subito alla Nsa, quindi ai servizi segreti, e a tre ufficiali: il generale Tarek Ali Saber, a capo della divisione che si occupa di “ong, sindacati e organizzazioni politiche che operano illegalmente in Egitto”, il colonnello Human Eldin Helmy Mohamed e il colonnello Sherif Magdi Ibrahim Abdel Aal.