La versione di Di Maio e quella degli studenti, cosa è successo davvero a Pomigliano

di Charlotte Matteini
La versione di Di Maio e quella degli studenti, cosa è successo davvero a Pomigliano

L’evento era aperto a tutti gli studenti (come sostiene lo staff del vicepremier) oppure no? Dietro la denuncia della rappresentante d’istituto c’è la mano di un politico? Tutte le questioni aperte della visita del ministro del Lavoro nel suo ex liceo 

Sembrano non collimare le versioni dello staff del vicepremier Luigi Di Maio e dei ragazzi presenti all'evento per le eccellenze organizzato al Liceo Imbriani di Pomigliano d'Arco. Inizialmente, le proteste degli studenti si sono scatenate contro il preside Domenico Toscano, il quale avrebbe impedito ai più "facinorosi" di contestare Di Maio minacciando ripercussioni sul voto di condotta. A denunciare la condotta del dirigente scolastico è stata la diciassettenne Maurizia Di Buono, rappresentante d'Istituto del liceo Imbriani, che in un post su Facebook ha raccontato delle ripercussioni paventate dal preside e spiegato che avrebbe voluto solamente chiedere conto al ministro Di Maio dei 3,9 miliardi di tagli all'istruzione e segnalare la situazione delle scuole di Pomigliano d'Arco.

Dopo la lettera di Maurizia, la notizia della visita di Di Maio al suo vecchio liceo è assurta agli onori delle cronache e nella mattinata di lunedì 4 febbraio diversi studenti e operai disoccupati e in cassa integrazione si sono ritrovati davanti all'ingresso dell'Imbriani per protestare, con motivazioni diverse, contro le politiche del Governo. Secondo quanto apprendiamo, l'evento organizzato nella scuola non era aperto a tutti gli studenti: sarebbero stati ammessi soltanto i rappresentanti di classe e di istituto e le eccellenze da premiare. Il ministro ha incontrato in separata sede i quattro rappresentanti di istituto, tra cui anche Maurizia Di Buono, ha parlato con loro dei problemi della scuola e ha invitato i quattro ragazzi a Roma per un fact-checking sugli inesistenti tagli all'istruzione in legge di bilancio.

Nella serata di lunedì 4 febbraio, lo staff di Di Maio ha dichiarato a Open che, appena è pervenuta la notizia del divieto di confronto e di manifestazione imposto dal preside, la squadra si è messa «in contatto con tutti e quattro i rappresentanti degli studenti», sottolineando «che gli studenti devono poter manifestare e che avrebbero potuto fare tutte le domande che ritenevano di voler fare». Secondo lo staff, l'evento si è svolto senza impedire a nessuno l'ingresso in auditorium: solo gli studenti in presidio fuori dall'Imbriani, che non risultavano iscritti a quella scuola, non hanno potuto accedere all'evento.

Peraltro, secondo lo staff di Di Maio, i compagni di Maurizia Di Buono avrebbero dichiarato che il famigerato post di denuncia pubblicato su Facebook sarebbe stato scritto da un esponente politico di Pomigliano e la ragazza ha ammesso che la sua denuncia sarebbe stata strumentalizzata dai media. All'incontro con Di Maio, Maurizia non avrebbe accennato né al tema dei tagli all'istruzione né a quella della condizione delle scuole, ma avrebbe protestato solamente contro il decreto sicurezza e contro l'installazione delle telecamere negli istituti scolastici. La versione dello staff di Di Maio è stata confermata a Open anche dal rappresentante d'istituto Pasquale d'Ascia, il quale ha raccontato anche che il preside Toscano non avrebbe mai impedito le contestazioni ma avrebbe semplicemente chiesto che non vi fossero insulti e lanci di uova o pomodori contro l'ex studente e attuale vicepremier. Queste due versioni, però, sembrano non collimare affatto.

In un'intervista a Open, Maurizia Di Buono ha spiegato che le cose sarebbero andate in maniera decisamente diversa: «Abbiamo incontrato il ministro, io e gli altri tre rappresentanti. Quando abbiamo chiesto dei tagli alla scuola, il ministro Di Maio e il sottosegretario Giuliano hanno negato che ci fossero stati nonostante io avessi portato dei dati a sostegno. A quel punto ci hanno invitato a Roma a verificare direttamente al ministero i bilanci e la presenza di questi tagli».

L'evento all'Imbriani era aperto a tutti?

«Inizialmente l'evento era stato organizzato prevedendo la presenza di tutti gli studenti, poi per ragioni di sicurezza la partecipazione è stata ristretta ai soli rappresentanti delle classi, d'istituto e alle eccellenze da premiare. La diretta dell'evento diffusa su Facebook dallo staff del ministro è terminata proprio quando i ragazzi hanno cominciato a porre domande e contestare le affermazioni del vicepremier. Non so se si sia bloccata o se abbiano concluso semplicemente la diretta dopo l'intervento del ministro e la cerimonia di premiazione delle eccellenze, fatto sta che dopo il discorso di propaganda elettorale che ha fatto il vicepremier non si è visto più nulla. A diretta terminata, due ragazzi in particolare hanno fatto delle domande al ministro e uno ha chiesto conto di quello che era successo a me mentre un altro gli ha detto che stava facendo propaganda elettorale».

Ma è vero che hai preso le distanze dalla tua denuncia?

«Insomma. tra noi rappresentanti non c'è mai stato un buon rapporto perché hanno sempre criticato come faccio politica a scuola, quindi è possibile abbiano detto di tutto. Quando sono stata convocata dal preside, che in quella sede mi ha detto, appunto, che non sarebbe stato possibile contestare Di Maio, erano presenti due rappresentanti, i quali hanno difeso a spada tratta il dirigente e negato l'imposizione. Uno di questi è un esponente politico di un altro partito e ha preso la palla al balzo per pubblicizzare se stesso. Hanno cavalcato l'onda mediatica causata involontariamente dal mio post e hanno accusato me di aver inventato tutto per trarre visibilità. Ma io non ho inventato nulla, tanto che il preside ha ammesso le possibili ripercussioni in un'intervista al mattino e durante l'evento si è anche scusato per quella posizione. Io ho anche provato a fare una diretta Facebook dell'incontro a quattro con Di Maio, il ministro non si è opposto, ma sono stati i miei compagni a impedirmelo sostenendo che fosse una cosa per trarre ulteriore visibilità. Poi, avrei un'ultima cosa da dire…».

Prego.

«Sul Fatto Quotidiano è uscito un articolo dove si dice che io avrei rinnegato la questione sostenendo che si stesse ampliando troppo, ma non è andata affatto così perché io al giornalista che si è avvicinato per parlarmi ho solo detto che non volevo essere intervistata perché avevo già tutto il peso dell'eco mediatica che si era scatenata e che comunque a diciassette anni non è semplice gestire i giornalisti».