Rimborsopoli, intervista alle fonti del caso Sarti: «Parlano di onestà, ma di onestà ce n’è poca»

di Charlotte Matteini

Open ha contattato Lorenzo Battista e Fabrizio Bocchino, ex parlamentari espulsi nel febbraio 2014 dal Movimento 5 Stelle per dissidenza, per capire le motivazioni che li hanno spinti a svelare il retroscena di Rimborsopoli a «Le Iene»

A distanza di circa un anno, l'inchiesta condotta da Filippo Roma de Le Iene sui mancati versamenti delle eccedenze di stipendio da parte dei parlamentari del Movimento 5 Stelle - giornalisticamente ribattezzata Rimborsopoli - è tornata in auge, complice la richiesta di archiviazione da parte della procura di Rimini della denuncia per appropriazione indebita che la pentastellata Giulia Sarti aveva sporto contro l'ex compagno Bogdan Tibusche.

Nella puntata de Le Iene andata in onda nella serata del 3 marzo, Filippo Roma ha rivelato i nomi delle fonti che hanno svelato i sotterfugi messi in atto da alcuni parlamentari grillini per non versare al fondo per il microcredito la parte eccedente lo stipendio massimo, pari a 5000 euro lordi mensili. Da statuto avrebbero dovuto restituire le somme e pubblicare i bonifici sul sito tirendiconto.it. Per capire le motivazioni che hanno portato i due ex onorevoli pentastellati a svelare il retroscena a Le Iene, Open ha contattato Lorenzo Battista e Fabrizio Bocchino, ex parlamentari espulsi nel febbraio 2014 dal Movimento 5 Stelle per dissidenza. 

Come siete venuti a conoscenza di queste irregolarità?

Bocchino: «Era da molto tempo che circolavano delle voci e già nel 2014, quando si decise di utilizzare il fondo per il microcredito, venne fatto presente che avrebbe potuto creare dei problemi perché i soldi sarebbero stati versati senza che il Movimento 5 Stelle avesse effettivamente potuto verificare la tracciabilità dei pagamenti, non passando da un conto da loro direttamente gestito. Comunque, sin da subito avevano iniziato a circolare voci su questi presunti versamenti non effettuati realmente, per esempio sulla senatrice Lezzi.

Allora abbiamo deciso di fare questa "operazione verità" per svelare il grande bluff dell'onestà sbandierata dal Movimento 5 Stelle ma poi non praticata veramente. Ci siamo presentati agli elettori promettendo una cosa, ma poi alla prova dei fatti non è stata davvero mantenuta. Non c'è responsabilità penale in questo caso, è politica. I protagonisti di Rimborsopoli parlavano tanto di onestà, come il senatore Buccarella o la stessa Sarti, ma alla fine di onestà nel loro operato ce n'era poca e da un punto di vista politico questo impegno disatteso andava svelato».

Battista: «L'inchiesta è nata perché ci siamo domandati se tutti effettivamente erano così bravi come dicevano. Da molto tempo circolavano voci: si diceva di questo senatore che aveva ritoccato una distinta di pagamento con Photoshop, sul sito tirendiconto.it c'erano delle "distinte" che in realtà erano delle disposizioni e non dei veri pagamenti e così via, quindi abbiamo voluto vederci chiaro.

Ci siamo trovati a domandarci come avremmo potuto fare e Fabrizio ha fatto una richiesta di accesso agli atti al Mef e una volta avuta questa lista di movimenti in forma anonima con le date delle operazioni abbiamo incrociato i dati con quelli presenti sul sito tirendiconto.it e ci siamo accorti che qualcosa non andava, c'erano degli ammanchi».

Rimborsopoli, intervista alle fonti del caso Sarti: «Parlano di onestà, ma di onestà ce n'è poca» foto 1

Il senatore di M5S Lorenzo Battista

Perché avete deciso di collaborare con Le Iene senza esporvi in prima persona?

Bocchino: «Abbiamo scelto Le Iene perché è un programma di approfondimento giornalistico che si è sempre occupato di questo tipo di controlli e che ha sempre fatto le pulci un po' a tutti. Ci è sembrata la scelta più adatta, una cassa di risonanza per una denuncia che noi ritenevamo molto forte, che andava a toccare uno dei pilastri del Movimento 5 Stelle. Per quanto riguarda l'anonimato, io quando è uscito il servizio ero candidato nella lista di Liberi e Uguali e volevo evitare che questa denuncia potesse essere strumentalizzata dal Movimento 5 Stelle. Secondo me, se si fosse saputo che la fonte di tutto era un candidato di un partito avverso, l'inchiesta non avrebbe avuto la stessa risonanza».

Battista: «Io non ero candidato all'epoca, ma non ho voluto comparire come fonte perché conoscendo i miei ex amici del Movimento 5 Stelle sapevo che alla fine sarebbe stato imbastito un attacco contro di noi e la notizia sarebbe stata strumentalizzata. Invece, diffondendola in forma anonima attraverso Le Iene, è successo che Di Maio ha addirittura ringraziato Roma per l'inchiesta e per aver fatto chiarezza, se fosse venuto fuori subito che le fonti eravamo noi le cose sarebbero andate in maniera differente».

Ai protagonisti di Rimborsopoli il Movimento 5 Stelle ha riservato trattamenti diversi. Il ministro Lezzi e Giulia Sarti sono state graziate, mentre, per esempio, per Cecconi, Buccarella e Martelli sono scattate immediatamente le espulsioni. Secondo voi perché?

Bocchino: «Diciamo che sicuramente la Lezzi era una persona su cui loro puntavamo molto in campagna elettorale, anche per i voti che avrebbero potuto raccogliere in Puglia con il caso Tap e secondo me non l'hanno voluta toccare per questo motivo, era anche uno dei volti del Movimento 5 Stelle che andava da tempo in televisione. Per quanto riguarda la Sarti, non saprei, ma perché essendo lei deputata e io senatore, la conoscevo meno. Però anche in questo caso il trattamento è stato differente. Sicuramente in entrambi i casi c'è qualcosa dietro, ma non ho elementi per dirlo».

Battista «Il motivo dei trattamenti diversi vorremmo conoscerlo, ce lo siamo chiesti anche noi. La Lezzi aveva un ammanco relativo a un singolo bonifico, a differenza di Buccarella, però la cosa curiosa era che aveva disposto il pagamento allo sportello e quindi quando lei sostenne che la banca aveva rifiutato il bonifico disse una balla perché quando si va allo sportello l'operatore vede il saldo e, qualora non ci fossero fondi sufficienti, lo contesta oppure, vedendo che sei senatore, ti fa andare in rosso e lo paga nell'attesa che arrivino gli emolumenti. Lei però, quando smentì i fatti, con l'arroganza che la contraddistingue, sostenne che fu la banca a non pagare e questo non può essere vero.

Per la Lezzi l'ammanco in sé non era grave, il continuare a mentire anche dopo che il mancato bonifico era stato scoperto, questo sì che è grave. Per la Sarti, ricordo che aveva tutti i bonifici senza data, una cosa molto strana, poi tirò fuori questa storia contorta e bizzarra del fidanzato, insomma… Però, nei loro casi, al di là della mancata espulsione, la cosa strana è che alla fine sono state addirittura premiate. Una è diventata ministro, l'altra nominata presidente della Commissione Giustizia, quindi chissà…»

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 Fabrizio Bocchino

Pensate che il Movimento 5 Stelle abbia perso il suo spirito iniziale?

Bocchino: «Secondo me non ha perso il suo spirito originale perché non l'ha mai avuto. L'unico collante era Grillo, ma all'interno c'erano e ci sono posizione politiche completamente opposte, è come fosse un grande videogioco dove tutti proiettano dentro le proprie idee politiche. Anche lo slogan "uno vale uno", in realtà significava che tutti valevano zero e solo uno prendeva le decisioni e faceva da collante. È una grande scatola vuota il Movimento 5 Stelle, era così e lo è ancora. Da questo punto di vista è andato normalizzandosi, il dissenso è ora molto più controllato rispetto al passato e questo fa paura».

Battista: «Guardi, più che aver perso il suo spirito originale, il Movimento 5 Stelle da quando è arrivato in Parlamento non l'ha proprio avuto, non è stato capace di ritrovarlo. Quando si è all'opposizione è tutto facile, basta dire sempre di no, fare grandi barricate, mai uno sforzo per fare un compromesso, anche se è vero che le forze di maggioranza non prestavano molto ascolto. Però, per esempio, durante la scorsa legislatura, quando arrivavano i provvedimenti per le missioni internazionali, il Movimento 5 Stelle faceva grandi barricate, in questa legislatura invece hanno votato a favore senza battere ciglio».

Siete stati espulsi per dissidenza di opinioni. Attualmente ci sono altri parlamentari grillini entrati in contrasto con la linea governativa, pensate che anche a loro toccherà la stessa sorte o, forse, visti i numeri esigui in Senato, verranno graziati per mantenere in vita il governo?

Bocchino: «Io credo che loro in questo momento abbiano i numeri e, se faccio un paragone con la scorsa legislatura, non vedo tutta questa dissidenza da giustificare eventuali altre espulsioni. Il caso di De Falco è stato molto particolare, lui è stato anche un po' usato dal Movimento 5 Stelle. Gli altri io li vedo anche abbastanza allineati e coperti. Anche le dichiarazioni della Senatrice Nugnes, fanno sì discutere, ma noi la conosciamo da tempo e sappiamo che lei è una dissidente molto a parole, ma con pochi fatti. Al di là dei numeri risicati in Senato, secondo me il problema è proprio a monte: non ci sono le qualità umane per seguire una linea di dissidenza così effettiva da concretizzarsi in espulsione. Noi espulsi nella scorsa legislatura eravamo molto più coraggiosi, ora sono più allineati. Si terranno molto ben stretti la poltrona».

Battista: «Guardi, i numeri al Senato ci sono perché l'opposizione non si presenta in Aula a votare di solito. Parlando di dissidenti, se lei si riferisce alla Fattori o alla Nugnes, loro hanno già fatto 5 anni di Parlamento, lo sanno bene che cos'è il Movimento 5 Stelle e chi sono i vari Di Maio & Company, si lamentano adesso? Le cose le hanno viste e vissute con me, sapevamo che decideva tutto Casaleggio, che il capogruppo riferiva a Casaleggio. Lo sanno, di cosa dovrebbero sorprendersi? La dissidenza si fa dicendo le cose esattamente come stanno, prendendo posizioni forti davvero, ma quando i vertici diranno loro di ingoiare qualche rospo, lo faranno»