Il video dell’Imam che non insegna a educare le mogli con i bastoni

di David Puente
Il video dell'Imam che non insegna a educare le mogli con i bastoni

Il Giornale pubblica un articolo dove mostra un Imam con in mano dei bastoni sostenendo che insegni «come si educano davvero le mogli». La premessa è ingannevole e il testo stesso dell’articolo smentisce l’uso di tale violenza

– A fine articolo la risposta a Il Giornale – Il 25 marzo 2019 Il Giornale pubblica un articolo dal titolo «A Milano l'Imam che spiegava quando picchiare le donne» contestato dall'Islamic Relief, organizzatrice dell'evento Fiera della Speranza che si terrà a Milano tra il 20 e 21 aprile 2019. Nell'articolo della testata giornalistica si sostiene che circoli un video in Rete dove uno dei partecipanti dell'evento, l'Imam Jasem Al Mutawa, insegni come andrebbe picchiata la moglie di un musulmano. L'immagine utilizzata per l'articolo è un fotogramma del video dove l'Imam tiene in mano dei bastoni: «La star dell'«evento più atteso dell'anno» è l'imam che – bastoni in mano – insegnava come si educano davvero le mogli». Il problema è che non insegna affatto a pestare le mogli con i bastoni.

Il video dell'Imam che non insegna a educare le mogli con i bastoni foto 1

Il fotogramma e il testo iniziale risultano ingannevoli perché nello stesso articolo si spiega che l'Imam sia contrario all'uso dei bastoni. Tuttavia, secondo l'articolo, sarebbe favorevole alle percosse con «mano leggera» per «farle capire chi comanda». Non viene riportato in alcun modo un link al video dal quale è stato estrapolato lo screenshot, impedendo ai lettori di poterlo visionare per intero e poterne leggere i sottotitoli.

Cosa dice l'Imam nel video

L'intervento dell'Imam era andato in onda nel canale saudita Iqra TV nel 2002 e successivamente il 6 aprile 2013. Gli stessi sottotitoli, in lingua inglese, sono presenti per intero anche nel sito Memri.prg con il seguente titolo: «Kuwaiti Scholar Jassem Al-Mutawa: Wife Beating in Islam Treats Women Suffering from Masochism».

Il video dell'Imam che non insegna a educare le mogli con i bastoni foto 2

Nel video, Jasem Al Mutawa sostiene che l'imposizione della disciplina famigliare viene fraintesa e che l'uso dei bastoni e della violenza sono un errore, tale da distruggere i rapporti coniugali e portare la coppia al divorzio. Secondo l'Imam, i problemi devono essere affrontati attraverso il dialogo e la comprensione reciproca:

Today, we will discuss imposing discipline in the family. Sometimes, family disciplining is misunderstood, and therefore, in the modern era, there is a lot of domestic violence, carried out by means of rods such as these. As a result, marital relations disintegrate, leading to instability and divorce. Family disciplining is a right of the husband toward his wife, and vice versa.

[…] So “a rod for the disobedient” is not a correct notion. On the contrary, it destroys our lives and our homes. We need to deal with our problems through dialogue and mutual understanding.

 

Le percosse secondo un docente di fede islamica

Nel video interviene un'altra persona, un docente di fede islamica di nome Muhammad Al-Hajj, il quale sostiene che i casi di «punizione» da parte dell'uomo verso la donna siano limitati a casi di ribellione laddove la vita familiare sia paragonabile a un «inferno vivente». La parte relativa all'intervento punitivo non è immediato, Muhammad Al-Hajj parla di fasi e di lunghi periodi – parla anche di mesi o anche anni – prima che l'Islam consideri una sorta di «percosse non dure» («non-harsh beatings»). Jasem Al Mutawa domanda a Muhammad Al-Hajj in che cosa si differenziano le percosse «dure» da quelle «non dure»: «non si deve colpire il volto e non si devono causare fratture o ferite».

 

Le critiche nei confronti dei non musulmani

Il video prosegue senza la presenza del docente e Jasem Al Mutawa continua il suo monologo sostenendo che la donna non andrebbe colpita con un bastone mentre secondo altre correnti potrebbe essere percossa da un fazzoletto – mostrandone uno in video – o con uno stuzzicadenti, ma l'obiettivo non deve essere la vendetta o  cattiveria altrimenti si compie peccato. A quel punto l'Imam critica gli «occidentali» perché prestano molta attenzione a eventuali casi di violenza domestica da parte dei musulmani piuttosto che guardare quelli «a casa loro», citando a supporto della sua critica un rapporto dell'ONU sulle vittime di violenza da parte dei meriti negli Stati Uniti – Politifact.com pubblica nel 2018 un articolo riguardo questo tipo di violenze, anche estreme.

 

Il sadismo e il masochismo

Dopo una spiegazione riguardo l'Islam che considererebbe la costituzione biologica della donna, la quale non potrebbe competere fisicamente con un uomo e dunque per «punirlo» dovrebbe rivolgersi ai «tribunali», il video si conclude con un intervento di Jasem Al Mutawa in merito al sadismo e il masochismo, considerandoli «disordini mentali» e individuando nelle percosse una sorta di «cura». Secondo l'Imam, un suo amico psichiatra gli avrebbe raccontato di casi in cui la donna «soffre di questa malattia» e che avrebbe consigliato al marito di colpirla «in un certo modo».

 

Conclusioni

Leggendo la trascrizione del video e quella fornita da Memri.org, l'Imam sostiene che i problemi familiari vadano risolti con il dialogo e la comprensione reciproca, esclude l'uso dei bastoni e della violenza, ma parla di casi «estremi» in cui potrebbe essere usata senza ferire la donna. 

L'obiettivo de Il Giornale, come dimostrato da un successivo articolo dal titolo «L'imam insegna a picchiare le donne, ma la sinistra fa la guerra ai pro life», è quello di spostare l'attenzione dalle critiche rivolte al Congresso delle famiglia di Verona. Nel caso vi sia un «peccato» da una parte non significa che un altro equilibri il tutto, vanno affrontati indifferentemente dalle parti politiche in gioco.

Nota: l'autore di questo articolo è contrario ad ogni forma di violenza contro le donne.

 

Aggiornamento

Il 29 marzo 2019 Il Giornale pubblica un articolo dal titolo «Imam, donne e fact checking. Ma c'è chi non vuole capire…» che contesta la verifica effettuata sul precedente intitolato «A Milano l'Imam che spiegava quando picchiare le donne». Partiamo da questa prima accusa:

Il fact checking, detto in altri termini, arriva alla conclusione che l’imam – presto protagonista di un evento a Milano – «non insegna affatto a pestare le mogli con bastoni». Ma l’articolo del Giornale sottoposto a tale rigoroso verifica non afferma affatto che l’imam in questione inciti all’uso del bastone. Come ha spiega chiaramente al Giornale Lorenzo Vidino, uno dei massimi esperti mondiali di islamismo, l’imam Jasem al Mutawa «insegna che la moglie non va picchiata con bastoni pesanti, ma con mano leggera, per farle capire chi comanda». Questo è vero o no?

In questo articolo è presente lo screenshot dei quello pubblicato da Il Giornale e la spiegazione sul punto ingannevole dello stesso, includendo anche la parte riguardante la «mano leggera»:

L'immagine utilizzata per l'articolo è un fotogramma del video dove l'Imam tiene in mano dei bastoni: «La star dell'«evento più atteso dell'anno» è l'imam che – bastoni in mano – insegnava come si educano davvero le mogli». Il problema è che non insegna affatto a pestare le mogli con i bastoni. Il fotogramma e il testo iniziale risultano ingannevoli perché nello stesso articolo si spiega che l'Imam sia contrario all'uso dei bastoni. Tuttavia, secondo l'articolo, sarebbe favorevole alle percosse con «mano leggera» per «farle capire chi comanda».

A quel punto l'articolo inizia la verifica del video, dopo averlo visionato e dopo aver consultato la trascrizione dello stesso.

Il video dell'Imam che non insegna a educare le mogli con i bastoni foto 1

La seconda accusa:

Puente pretende di smascherare il Giornale puntando su due irresistibili argomenti: il primo è che non sia stato pubblicato il video (guarda qui) – ma non si vede come si potesse farlo col cartaceo – ; il secondo arguto argomento è una sorta di processo alle intenzioni, secondo il quale l’obiettivo del nostro quotidiano sarebbe distogliere l’attenzione dal congresso di Verona. Se Puente avesse sfogliato il Giornale si sarebbe accorto che la notizia è uscita nelle cronache nazionali, e in prima pagina, il 25 marzo, e avrebbe notato che il commento che a suo avviso sarebbe fulcro e obiettivo finale dell’intera operazione è uscito invece due giorni dopo e nella cronaca milanese, sempre a firma dello stesso cronista (non di un editorialista). Strano, per una macchinazione costruita intorno a questa tesi.

Nell'articolo di Open non viene nominato quello cartaceo de Il Giornale, ma quello online con tanto di screenshot. L'articolo è stato pubblicato a ridosso dell'evento di Verona e due giorni dopo lo stesso sito online pubblica il secondo articolo dove si vogliono contrapporre i due eventi.

Terza parte:

Non si vuole ovviamente mettere in dubbio il contenuto della pur singolare nota finale («L’autore di questo articolo è contrario ad ogni forma di violenza contro le donne»). E inoltre nessuno può pensare che su «Open» si voglia minimizzare il problema della misoginia e della sottomissione delle donne.

Allora non c’è altra spiegazione: l’esaminatore non ha colto a pieno il contenuto di tutte le affermazioni rese nell’intervista al canale Iqra. Per esempio le tesi, riportate acriticamente, secondo le quali le donne dovrebbero essere percosse «con un fazzoletto» o «con uno stuzzicadenti», o quella secondo la quale le percosse costituiscono una «cura», un trattamento, in presenza di disturbi come il masochismo. È una terapia dunque? E chi esegue la diagnosi? Per caso lo stesso uomo? E Puente non vede il pericolo che nella categoria «disturbi» finisca anche la donna che viene chiamata «ribelle»? E una donna che risulta «ribelle» agli occhi di una visione patriarcale e oscurantista non è forse, semplicemente, la donna libera?

Le tesi del fazzoletto e dello stuzzicadenti sono riportate nel pezzo di Open, così come la parte relativa alla «cura» – riportata nel pezzo espressamente tra virgolette – nei casi di masochismo dove viene citato anche il parere di uno psichiatra da parte dell'Imam. Nell'articolo, dunque, sono riportate le dichiarazioni complete dell'Imam – con tanto di link alla trascrizione in lingua inglese – in tal modo che ogni lettore apprenda per intero tutte le sue affermazioni, in buona parte mancanti nell'articolo de Il Giornale. come ad esempio la parte del video dove l'Imam invita al preferire il dialogo e la comprensione piuttosto che la violenza,

In merito alle domande sul mio parere personale, ripetute più volte con insistenza in gran parte dell'articolo de Il Giornale, questo è presente appunto nella nota finale non compresa dall'autore del quotidiano milanese: «l'autore di questo articolo è contrario ad ogni forma di violenza contro le donne».

Quarta parte:

Nel video, l’interlocutore dell’imam, un altro presunto «sapiente», sostiene che i casi di «punizione» da parte dell’uomo verso la donna siano limitati ai casi di ribellione – si legge su Open – laddove la vita familiare sia paragonabile a un «inferno vivente». Questo stesso «docente», rispondendo all’imam – lo scrive sempre il «fact checker» – spiega che le percosse «dure» si distinguono da quelle «non dure» per il fatto che «non si deve colpire il volto e non si devono causare fratture o ferite». Ebbene, l’imam non prende le distanze in alcun modo, e non mette in discussone – magari interpretandolo alla luce di alcuni secoli di storia – l’assunto secondo il quale la religione ammette l’uso delle percosse. In un passaggio successivo spiega qual è il messaggio delle percosse: in questo modo l’uomo spiegherebbe che non è soddisfatto del comportamento della donna. A Puente tutto ciò pare normale? Sicuramente no.

Pur ribadendo ancora una volta la nota finale del mio intervento, l'articolo di Open – e bisogna ripeterlo, purtroppo - «sono riportate le dichiarazioni complete dell'Imam al fine che ogni lettore apprenda per intero tutte le sue dichiarazioni». 

In conclusione, l'articolo di risposta de Il Giornale non fa altro che riportare ciò che è scritto su Open e risultante in buona parte mancante nell'articolo pubblicato il 25 marzo 2019 nel sito del quotidiano milanese, insistendo sulle opinioni personali dell'autore già espressamente riportate nella nota finale. Il punto contestato da Open riguarda l'impostazione iniziale dell'articolo dove si fa intendere al lettore che l'Imam insegni a picchiare le mogli con i bastoni per poi trovare la spiegazione intorno alla metà del testo con l'intervento del professore Lorenzo Vidino.

Diamo ai lettori una novità, ossia che a seguito dall'articolo di Open il video è stato linkato in quello de Il Giornale, mantenendo invariata la presentazione dell'argomento ai lettori:

Il video dell'Imam che non insegna a educare le mogli con i bastoni foto 3

A sinistra la prima versione dell'articolo, a destra quella successiva all'intervento di Open con il video finalmente linkato.

 

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