Le fake news sull’immigrazione nei testi di scuola

di OPEN

In un testo scolastico l’immigrazione viene additata come causa generale della crisi del welfare state. È davvero così?

Teorie non documentate sui presunti effetti dell'immigrazione nel determinare la crisi del welfare nei testi di scuola? È il caso di un testo scolastico di diritto in Italia. La segnalazione, fatta all'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (ASGI), è stata rilanciata da Baobab, il gruppo di volontari che offre servizi di assistenza ai volontari.

Nella parte del testo riportata si legge che tra le cause principali della crisi del welfare state in Europa, caratterizzata dall'impossibilità da parte dello Stato di finanziare i servizi previdenziali, dalla sanità nazionale alle pensioni, figura l'immigrazione dai Paesi extra-comunitari. Ma è davvero così?

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Immigrazione e welfare

I costi e benefici economici dell'immigrazione sono oggetto di frequente dibattito. Ma secondo autorevoli studi della Fondazione Leone Moressa di Venezia e l’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), il contributo degli immigrati a uno delle branche del sistema di welfare italiano, quello pensionistico, è fondamentale.

Una simulazione fatta dall'Inps nel 2017 conclude che per il 2040 l'Italia avrebbe «73 miliardi di euro in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate a immigrati, con un saldo netto negativo di 38 miliardi per le casse dell’Inps».

Per quanto riguarda invece il sistema di assistenza sanitaria, un recente studio pubblicato sulla rivista di analisi economica LaVoce.info ha rilevato che un aumento di 1 punto percentuale della quota di cittadini stranieri sulla popolazione totale «porta, in media a una riduzione della spesa sanitaria regionale pro capite di circa 70 euro».

Come spiega l'avvocato Alberto Guariso dell'ASGI il calcolo è molto più facile da fare sul contributo previdenziale anziché sull'assistenza: «La previdenza si basa su un rapporto omogeneo – tanti contributi mi dai, tanta pensione ti pago – mentre per quanto riguarda l'assistenza riguarda il totale delle tasse pagate dai migranti rispetto a quanto invece ricevono in welfare». «Possiamo comunque dire con certezza che – aggiunge Guariso – per quanto riguarda il contributo previdenziale, la frase riportata nel libro di testo è una sciocchezza».

I precedenti

Sempre secondo Guariso non ci sarebbero molti precedenti: «Temo che però in realtà ci siano molte di più delle segnalazioni che ci arrivano. È probabile che ci siano frasi standardizzate e non ragionate, come in questo caso, che trasmettono messaggi gravi senza una adeguata riflessione dei termini che vengono utilizzati. Ma la casistica che emerge non è frequente di fatto».

Un noto precedente riguarda la condanna della Casa Editrice Simone nel 2015 per un testo che riportava degli stereotipi nei confronti della comunità Rom che il Tribunale Civile di Roma ha ritenuto costituisse un esempio di «hate speech», ovvero di incitazione all'odio.

 

Per spiegare il reato previsto dall'articolo 712 del codice penale (Acquisto di cose di sospetta provenienza) l'autore di un testo della Casa editrice aveva citato come esempio l'acquisto di un bene da «un mendicante, da uno zingaro o da un noto pregiudicato».