La rinascita di Arturo Bruni dopo la Dark Polo Gang: «Ragazzi non seguite il mio esempio» – L’intervista

Il successo è arrivato a 18 anni, prestissimo. Prima i concerti, poi i soldi e poi le droghe, gli psicofarmaci, la clinica psichiatrica e ora l’inizio di uno nuovo percorso da solista. Arturo “Side Baby” Bruni ha 24 anni e tante cose da dire. Ora ha scelto di ripartire, con la sua musica e con la sua vita

I segni di un tatuaggio appena fatto sono inconfondibili. L'inchiostro ha ancora un colore intenso, la pelle si solleva, e bisogna spalmarsi di continuo una crema protettiva. L'ultimo Arturo lo ha fatto sulle dita. È una scritta: Rock'n'Roll. «Questa è una copertura – dice Arturo – Sotto c'era un altro tatuaggio». «E cosa ti eri fatto scrivere prima?», chiediamo. «Dark Gang».

Il presente che riscrive il passato. Arturo Bruni, figlio dello sceneggiatore Francesco, era un membro della Dark Polo Gang, il gruppo romano che è stato tra i primi in Italia a introdurre la musica trap. Noti per gli eccessi, fortissimi su Instagram, all'inizio il loro era solo un curioso caso musicale. Poi sono arrivate le visualizzazioni, i concerti e i contanti. Le cose sono cambiate, e uno degli ultimi brani che hanno pubblicato è stata una collaborazione con Fedez.

Arturo, in arte "Side Baby", a un certo punto si è staccato da tutto questo. Per lui l'eccesso è andato oltre. Quell'immaginario fatto di droghe farmaceutiche e stati di depressione di cui, soprattutto all'inizio, era fatta la trap, è diventato reale. Tanti Xanax al giorno, serate senza neanche sapere dove ci si trova e rapporti con amici e famiglia che diventano sempre più difficili. Arturo ha deciso di fermarsi, di curarsi, di ricominciare. E ora ha pubblicato il suo primo album da solista. Il nome è semplicemente il suo: Arturo.

Partiamo dall'abum. Chi è Arturo?

«Arturo sono io. È il mio vero io. La persona non il personaggio. Tanti rapper sono più personaggi che persone. Prima mi chiamavo Dark Side, ora sono Side Baby».

Nella copertina del tuo album c'è un orso di peluche con il tuo nome che sembra ricamato a mano.

«Quello è l'orsetto che hanno regalato a mia mamma il giorno che mi ha partorito. Con la tutina con scritto Arturo. Ce l'ho dal 13 settembre 1994. Mia sorella mi ha consigliato di metterlo in copertina sull'album. È un po' come se fosse una rinascita. Anche il fatto che esco dall'acqua, come fosse un battesimo».

La rinascita di Arturo Bruni dopo la Dark Polo Gang: «Ragazzi non seguite il mio esempio» - L'intervista foto 2

La copertina "Arturo", il nuovo album di Arturo Bruni 

Cosa si prova a rinascere?

«Questa forse è una domanda troppo profonda. Non sono un monaco buddhista. So però cosa si prova a cambiare. E magari essere un po' migliore. Se prima facevo piangere mia madre, ora la faccio più felice».

Prima, hai detto, ti chiamavi Dark Side. In un'intervista lo scorso luglio avevi detto che Dark Side è morto. È ancora così o salvi qualcosa?

«No. Dark Side è morto. Era legato a Dark Polo Gang».

Perché avevi scelto Side?

«Perché facevo i graffiti…».

Eri bravo? Anche Fabri Fibra faceva i graffiti all'inizio, poi ha capito di non essere capace e si è messo a fare rap.

«Non ero il più forte, ma bombavo forte. Ero un bel vandalo. Il tag era Said, come quello del film L'odio. Poi passare a Side quando abbiamo cominciato con la Dark Polo è stato immediato».

Come è cominciato tutto?

«Eravamo un gruppo di amici scapestrati. Non facevamo niente dalla mattina alla sera».

Quanti anni avevi?

«18. Io ho sempre fatto rap, alle elementari facevo freestyle all'intervallo. Ho ancora le foto del primo giorno di scuola con la maglia di Eminem e i capelli biondi. Non ho mai pensato di fare rap, poi gente della scena mi ha detto di provarci».

Diego Armando Maradona, uno dei singoli di Side Baby quando era nella Dark Polo Gang

Le vostre tracce sono diventate subito virali e il successo è arrivato molto in fretta. È stato difficile gestirlo?

«No, ma è cambiato davvero tutto velocemente. Sono passato da chiedere 50 euro alla settimana a mia madre a tornare a casa dai tour con 20mila euro in contanti, in tasca. Spendevo tutto».

Adesso fai ancora così o ti regoli?

«No, se facessi bei soldi vorrei investire nell'immobiliare e nei vestiti. Per l'abbigliamento ho un progetto in corso: Heart Break, un mio brand».

La tua prima traccia da solista è stata Medicine. Quando l'hai scritta?

«Ero in clinica. Non per la tossicodipendenza. Clinica psichiatrica. Mi hanno accettato perché è venuto fuori un disturbo dell'umore. Sono andato a ripulirmi da una dipendenza che avevo da benzodiazepine e oppiacei. Prendevo un sacco di Xanax. Ci sono stato poco. Ci dovevo stare un mese, ci sono stato una settimana. Era davvero insopportabile».

Tu hai deciso i intraprendere questo percorso per curarti. Perché lo hai fatto?

«Perché mi stavo facendo male. Per una serie di cose. C'è stato un periodo della mia vita in cui mi sono successe un po' di cose che mi hanno fatto soffrire. Sono stato debole e ho lasciato che questo mi portasse a lasciarmi autodistruggere».

La rinascita di Arturo Bruni dopo la Dark Polo Gang: «Ragazzi non seguite il mio esempio» - L'intervista foto 1

Arturo Bruni e l'orso di peluche regalto a sua mamma il giorno in cui è nato

I cantanti non devono essere degli esempi. Ma la tua storia, anche se hai 24 anni, è stata già molto complessa. Hai conosciuto il successo, sei caduto e ti sei rialzato. Credi di poter insegnare qualcosa a chi ti ascolta?

«Non lo so. Non consiglierei a nessuno di fare quello che ho fatto io. Per le cose positive sì. Puoi essere l'esempio che uno che non è nessuno può combinare qualcosa. Io ho fatto l'attrezzista, a scuola andavo male. Ho spinto fino a che non ce l'ho fatta».

Ma tu non hai fatto solo questo. Hai ammesso di essere debole, davanti al tuo pubblico.

«Io non ho maschere. Quando dicevo quelle cose, le facevo. Le cose che dico adesso le penso».

È questo il motivo per cui i tuoi fan sono tanto affezionati?

«Io rispondo ai messaggi privati su Instagram. Me lo scrivono in tanti che sono rimasto vero. Io esco a Roma a piedi, da solo o con i miei amici. Non ho bisogno della security. E nessuno viene a darmi fastidio. Vengono tutti salutarmi».

Cosa ti scrivono i tuoi fan?

«Side ho avuto un periodo di depressione, Side la ragazza mi ha lasciato. Cose così. Alcuni mi insultano ma non gli rispondo».

Medicine, il primo singolo di Side Baby nella sua carriera solista

Cosa c'è di diverso nei testi di questo album?

«Prima eravamo più strafottenti, più provocatori e glorificavamo certe cose che per noi erano uno scherzo. Molti non lo capivano. Qui ci sono tracce più riflessive».

Le canzoni che hai fatto da solo negli ultimi mesi hanno due livelli. Ci sono quelle molto riflessive, e altre in cui conservi quelle cose un po' più da spaccone. Come convivono questi due lati?

«Io sono bipolare. A giorni sono fragile, a giorni mi sento di poter scopare il mondo. E comunque a rappare posso spaccare tutti. Poi è come tutti. A volte ti svegli felice, a volte ti svegli depresso».

E quali giorni preferisci?

«Quelli che in cui sono felice. A chi piace essere triste?».

Tornando su Arturo, andiamo all'ultima traccia dell'album. Ce la voce di tua mamma, che ti fa i complimenti.

Ciao Art, e così sei arrivato alla fine di questo viaggio. Hai finito il tuo album. Forse ci saranno altre cadute, altre scivolate, perché la vita è complicata. Soprattutto per le persone sensibili come sei tu. So che comunque ce la farai, a tirare fuori tutto il bello che c'è dentro di te. 

«Non l'ho messa io. È stato il mio produttore, Night Skinny. Mia mamma è molto partecipe al mio progetto. Tutti i miei amici la conoscono. Ci sono in contatto, ci parlano sempre. È informata su tutti i miei progetti. Skinny ha avuto questa idea. Le ha detto di mandare un messaggio come se stesse parlando con me, lui ha messo la musica sotto. Poi mi ha fatto venire in studio e mi ha detto che aveva una sorpresa per me».

Quando hai sentito la traccia cosa hai pensato?

«Mi sono emozionato. Comunque è mia mamma».

Il rapporto con tua madre torna spesso. Nelle canzoni e su Instagram. Tanto tempo fa avevi pubblicato una foto in cui le facevi un regalo.

«Perché è mia mamma. Non so te, ma a me mi ha cresciuto. Non sto dicendo di aver avuto un padre assente. Ma il rapporto è sempre stato più forte con mia mamma».

Ti dà qualche consiglio?

«Tutto. Ma mia madre è una che spacca. È bolognese, è degli anni '70. La sua comitiva c'era gente come Andrea Pazienza. Da ragazzino mi mandava a scuola con le creste da punk».

Un messaggio che vorresti arrivasse a loro con questo album.

«Il karma esiste. Ai pezzi di merda torna sempre tutto indietro».

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