Il vergognoso «Fake Gossip» di Mark Caltagirone e del «giornalismo» italiano

Profili falsi, ingegneria sociale e un giornalismo di cui potevamo fare a meno

Possiamo aprire un lungo dibattito sul considerare un programma di intrattenimento televisivo vero e proprio giornalismo. Sta di fatto che i telespettatori si «informano» anche attraverso programmi come quello di Barbara D’Urso, salotto di politici e personaggi dello spettacolo, che hanno supportato la più grande notizia falsa dell’anno: il fantomatico matrimonio tra Pamela Prati e l’inesistente Mark Caltagirone assieme a tutto ciò che ci ruota intorno.

Una delle grafiche usate per le video presentazioni del programma

Partiamo dall’inizio. Erano stati creati dei profili social falsi ed erano state create, attraverso un lavoro di ingegneria sociale, delle false identità che avrebbero reso credibile il presunto matrimonio e una serie di storie collegate con le tre protagoniste reali, Pamela Prati e le sue due agenti Pamela Perricciolo ed Eliana Michelazzo. Tutta la rete formava un «albero genealogico» che ricorda tanto le finte famiglie inventate per gioco alle scuole medie: la differenza è che allora c’era un foglio di carta e la fantasia dei bambini, oggi ci sono adulti che «giocano» sui social, usano foto altrui sfruttandone l’identità e tanti soldi che girano nel mondo della televisione.

Barbara D’Urso non è stata l’unica a parlare della falsa vita di coppia della Prati, ma quel che è certo è che sta continuando a dare spazio alla vicenda attraverso una sorta di processo mediatico in una trasmissione che sembra una via di mezzo tra Forum su Rete 4 – un po’ più animato – e una puntata di Maccio Capatonda con Riccardino Fuffolo, solo che non c’è assolutamente niente da ridere.

Questa storia raccoglie le diverse modalità di come viene usata, abusata e sfruttata la Rete. Dalla creazione di profili falsi sui social, all’attività di ingegneria sociale utile ad ingannare le persone che venivano coinvolte di volta in volta, al furto di identità utilizzando foto altrui per collegarle ai finti profili fino all’utilizzo delle chat. Non è la prima volta che accade, molti sono gli esempi legati al mondo del giornalismo dove l’informazione ha bucato la gomma e/o ha fatto finta di niente ignorando la verifica dei fatti, ma questo caso è diventato talmente morboso da aver perso il controllo della situazione per la gioia delle telecamere.

Come uscirne? Tanto per iniziare ogni programma televisivo dovrebbe smettere di parlarne staccando definitivamente la spina alla vicenda lasciando le beghe legali dei protagonisti. Non per censura, ma evitare di alimentare ulteriormente un caso di cui si sa già che è un falso e che Mark Caltagirone, così come gli altri account presenti, non esiste. Purtroppo c’è chi da casa, seduto sulla propria poltrona e viziato da certi programmi, desidera assistere a questo spettacolo indecoroso bramando qualche nuova rivelazione choc incurante che l’informazione è tutt’altra cosa e tutto questo è soltanto «Fake Gossip».

Altri casi simili

Mark Caltagirone è «figlio» di Omar al-Salwiya e Sabrina Valleverde. Due nomi di due personaggi inventati che hanno preso in giro il mondo del giornalismo, in alcuni casi senza riuscirci e pagando caro.

Chi è Sabrina Valleverde

I nomi sono tanti, ma vi raccontiamo di Sabrina Valleverde, di Pamela Borromeo e di Francesca Molinari. Tutti profili e identità fasulle create ad arte per ingannare i giornalisti e non solo.

I due profili Linkedin con la stessa foto

Dietro a questi tre nomi c’era una stessa persona, l’impostore Alessandro Proto, capace di inviare comunicati stampa via email facendo credere alle agenzie giornalistiche che fossero in corso fantomatiche operazioni finanziarie, anche sportive, sul salvataggio del Parma nel 2015.

Tutto questo gli è costato caro: col suo gioco, Proto andò a toccare le azioni di società quotate in borsa. Patteggiò una pena di 3 anni e 10 mesi e fu condannato dalla Consob a pagare una multa milionaria. Eccolo ospite a L’aria che tira in una puntata del 22 novembre 2012:

Attraverso le email, e con l’aiuto di questi profili falsi su Linkedin che dovevano rafforzare la credibilità di ciò che raccontava, una tale Francesca Molinari aveva contattato il giornalista Gianni Barbacetto sostenendo di essere una ex collaboratrice di Alessandro Proto con il dente avvelenato e desiderosa di metterlo nei guai. Come? Sostenendo di avere informazioni che lo legavano in qualche modo all’inchiesta sul Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni.

Appuntamenti fissati e andati a vuoto, come per il matrimonio di Pamela Prati con il fantomatico Mark Caltagirone, per intenderci. Tra i personaggi inventati c’è anche una Sabrina Valleverde coinvolta nelle comunicazioni con il giornalista spacciandosi come una spaventatissima segretaria di Proto. Aveva tirato troppo la corta e coinvolto il pm Laura Pedio, che indagava sul caso Daccò, si scoprì che Francesca Molinari e Sabrina Valleverde non esistevano affatto e una delle email era collegata a un numero di telefono dello stesso Proto.

Chi è Omar al-Salwiya

«La finanza islamica sbarca a Milano grazie al sindaco al-Salah», questo era uno dei titoli del sito xenofobo Voxnews una volta che era circolata la «notizia» dell’arrivo di Omar al-Salwiya e della sua inesistente Saudi al-Salwiya Group.

Il falso sito dell’inesistente gruppo saudita

Vice.com si era inventato, un esperimento che dovrebbe aver messo in imbarazzo il mondo dell’informazione e preso letteralmente in giro gli islamofobi della rete. Falsi loghi, un sito internet creato ad arte, account Linkedin fasulli e tante «briciole di pane» lasciate per strada che servivano a individuare la bufala a chi non era coinvolto emotivamente a leggere nei titoli tre parole chiave: «finanza islamica» e «sbarca».

Il profilo Twitter falso dell’inesistente saudita