Alta tensione in Bolivia, il capo della polizia smentisce mandato di arresto per Morales

«Il mio peccato è essere indigeno, dirigente sindacale, ‘cocalero’», ha detto Morales, negando il proprio coinvolgimento nei brogli elettorali

In Bolivia il capo della polizia, Yuri Calderon, ha dichiarato che non esiste un mandato di arresto nei confronti del presidente dimissionario, Evo Morales, come invece avevano sostenuto lo stesso Morales e il leader del movimento di opposizione Luis Fernando Camacho.

«Non c’è alcun mandato d’arresto» né contro Morales né contro alcuno dei ministri del suo governo, ha dichiarato Calderon in un’intervista rilasciata a un’emittente televisiva, precisando che il procuratore generale, Juan Lanchipa Ponce, ha sollecitato ordini di perquisizione e arresto nell’ambito di presunti «crimini elettorali» nei confronti nello specifico di «presidenti e membri di tribunali dipartimentali ed elettorali».

La polizia boliviana avrebbe comunque arrestato la ex presidente del Tribunale supremo elettorale, Maria Eugenia Choque Quispe, e il suo vice, Antonio Costas, in merito a presunti brogli alle ultime elezioni del 20 ottobre. Secondo alcuni media locali, la donna è stata fermata mentre cercava di scappare vestita da uomo.

Morales, al potere da 13 anni, è accusato di aver truccato le elezioni del 20 ottobre per farsi rieleggere. Tra il 21 e il 22 ottobre, il conteggio dei voti era stato interrotto dal Tribunale elettorale dopo lo spoglio dell’83,8% delle schede elettorali, con Morales in testa con il 45,3% e il suo rivale Carlos Mesa al secondo posto con il 38,2%, uno scarto insufficiente per evitare il ballottaggio.

Una volta ripreso, Morales godeva di un margine di voti sufficientemente grande per vincere senza andare al ballottaggio. All’annuncio della sua vittoria son seguiti scontri nel paese.

Il presunto mandato di arresto

A dare inizialmente la notizia era stato Luis Fernando Camacho, leader del Comité pro Santa Cruz, il movimento dei comitati civici boliviano che – insieme alle pressioni delle pressioni militari – ha portato alle dimissioni di Evo Morales. «È confermato – aveva dichiarato – esiste un ordine di cattura per Evo Morales».

La conferma era arrivata in seguito dallo stesso Morales su Twitter. «Dichiaro al mondo e al popolo boliviano che un funzionario di polizia ha detto pubblicamente di avere istruzioni per eseguire un ordine di arresto illegale contro la mia persona», aveva scritto sul social media.

Morales in fuga?

In queste ore Morales ha assicurato che «in futuro» risiederà «nella zona tropicale di Cochabamba», dove iniziò la sua carriera politica, mettendo fine a una serie di congetture sulla sua possibile fuga dal Paese. «Alcuni gruppi violenti – ha aggiunto – hanno attaccato la mia casa».

A tal proposito, Camacho, aveva affermato via Twitter che «la polizia e i militari lo stanno cercando nel Chapare, luogo dove si è nascosto». «I militari – ha detto – gli hanno tolto l’aereo presidenziale e lui è nascosto nel Chapare, e lo cercano! Giustizia!».

Ma Morales, in un’intervista con la tv statale Bolivia Tv, Morales aveva sottolineato di non avere «ragioni per scappare», dato che non ha «rubato nulla». «Il mio peccato è essere indigeno, dirigente sindacale, ‘cocalero’ (raccoglitore di coca, ndR)», ha detto.

«Essere indigeno, antimperialista e di sinistra è il nostro peccato. Se capiterà qualcosa a me e a al vicepresidente pure dimissionario Alvaro Garcia Linera, sarà colpa di (Carlos) Mesa e Luis Ferdinando Camacho». Secondo Morales, gli oppositori politici avrebbero offerto fino a 50.000 dollari a chi lo avesse consegnato.

Il Brasile nega il colpo di Stato; il Messico offre riparo a Morales

Il ministro degli Esteri del Messico Marcelo Ebrard, ha sostenuto che «in Bolivia è in corso una operazione militare». Riconoscendo di fatto il colpo di stato, ha affermato che il «Messico lo rigetta».

Ebrad ha anche aggiunto che una ventina di membri dell’esecutivo e del Parlamento boliviano hanno chiesto asilo nella residenza dell’ambasciatore messicano a La Paz. «Se lo decidesse – ha aggiunto – offriremmo asilo anche a Evo Morales».

In una serie di tweet, Ebrard ha precisato che «quanto accade è simile a quei tragici fatti che hanno insanguinato la nostra America latina il secolo scorso. Il Messico, manterrà la sua posizione di rispetto per la democrazia e le istituzioni. Golpe no».

Per il governo brasiliano di Jair Bolsonaro, invece, «non c’e stato nessun golpe in Bolivia che abbia portato alle dimissioni di Evo Morales». Su Twitter, il ministro degli Esteri Ernesto Araujo ha scritto che in Bolivia «il massiccio tentativo di brogli elettorali ha delegittimato Evo Morales, che ha adottato la posizione corretta presentando le sue dimissioni in risposta al clamore popolare».

Di segno opposto la presa di posizione di Lula. L’ex presidente, dopo aver denunciato che Morales «è stato obbligato a dimettersi», ha commentato che «è deplorevole che in America Latina esista una élite economica incapace di convivere con la democrazia e l’inclusione sociale dei più poveri».

Maduro con Morales: «Vegliamo sul grande leader indiano del Sud»

«Evo Morales è in pericolo di vita», ha detto il leader venezuelano Nicolas Maduro in una conversazione telefonica trasmessa dal canale statale VTV. «Dobbiamo salvarlo perché i fascisti sono fascisti, con il loro razzismo e odio credono che sia giunto il momento di porre fine alla vita di Evo».

Maduro ha invitato i governi, i leader e i movimenti politici a mostrare solidarietà a Morales, alleato della rivoluzione bolivariana. «Alziamo la bandiera della difesa della democrazia in Bolivia. Non accettiamo questo colpo di stato e prendiamoci cura della vita del compagno Evo Morales, che è in pericolo», ha insistito Maduro, che ha esortato a vegliare sull’integrità fisica del «grande leader indiano del Sud».

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