Caso Cucchi, in serata la sentenza per i carabinieri. In corso la camera di consiglio del processo ai medici

di OPEN

In mattinata anche l’esito del procedimento contro cinque medici imputati di omicidio colposo

È il giorno della sentenza. Anzi, delle sentenze, due, sulla vicenda processuale sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano di 31 anni morto a Roma nel 2009 sei giorni dopo l’arresto da parte dei carabinieri.

Nell’aula bunker di Corte d’Assise a Rebibbia, a Roma, arriverà – in serata – la sentenza di primo grado del processo a cinque carabinieri, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale, per il pestaggio avvenuto in caserma.

L’udienza è cominciata intorno alle 9.30 e il pubblico ministero, Giovanni Musarò ha comunicato di non avere repliche. Quindi la giuria, composta da togati e giudici popolari, si é chiusa in camera di consiglio per il verdetto. È atteso non prima delle 18.

In aula l’imputato Francesco Tedesco, che nel processo Cucchi bis è imputato di omicidio preterintenzionale ed è diventato poi testimone: ha raccontato del violentissimo pestaggio che sarebbe stato compiuto dai suoi due colleghi, Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo. Per questi ultimi, il pm ha chiesto 18 anni, non sono in aula. Per Tedesco l’accusa ha chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” , e 3 anni e mezzo per falso.

Francesco Tedesco nell’aula bunker di Rebibbia, Roma, 14 novembre 2019. OPEN

Oggi c’è anche un altro appuntamento: per la terza volta in una Corte d’Appello a piazzale Clodio, è previsto l’esito del procedimento contro cinque medici imputati di omicidio colposo dopo due rinvii da parte della Corte di Cassazione. La camera di consiglio è cominciata intorno alle 15.00 ma non dovrebbe durare molto: i reati sono prescritti.

«Sono momenti di estrema tensione perché sono passati 10 anni. Ormai mi sembra tutto chiaro ed è evidente che Stefano sia morto per le conseguenze di un pestaggio. Spero che possa avere giustizia e possa riposare in pace», dice Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, in aula.

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