Ius Culturae, Fico: «L’Italia deve maturare e guardare avanti». Di Maio: «Prima il maltempo»

Il presidente della camera ha ribadito la necessità di approvare la legge sulla cittadinanza. Contrario il vicepresidente Rampelli: «Solita astrazione della»

Lo scorso 3 ottobre Ius Culturae è arrivato alla camera. La legge per concedere la cittadinanza agli stranieri sulla base della loro frequentazione scolastica verrà affrontata dalla commissione Affari costituzionali a Montecitorio.

«L’iter lo decideranno i gruppi politici e il presidente della commissione», ha detto il presidente della Camera Roberto Fico a margine di una visita fatta oggi nella sede della Protezione Civile. «Dobbiamo essere una società matura che guarda sempre avanti e dobbiamo costruire tanti percorsi e guardare ad orizzonti importanti in un quadro sempre più complicato e difficile – ha continuato Fico -. Dobbiamo capire anche cosa hanno creato di reazione nel nostro Paese il liberismo e la globalizzazione, dobbiamo capire i limiti dell’Europa, dobbiamo essere uno Stato che ha la capacità di guardare lontano».

Ma sulla legge per l’assegnazione della cittadinanza il parlamento è diviso. «Lo ‘ius culturae’ è la solita astrazione tipica di una sinistra salottiera che non vuole più recepire le istanze dei cittadini delle periferie, degli operai, delle facce sociali più deboli», ha dichiarato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d’Italia, intervenendo alla trasmissione 24 Mattino su Radio 24.

La discussione sullo Ius culturae è un tema caldo anche per la tenuta dell’alleanza di governo. Domenica 17 novembre Luigi Di Maio aveva punzecchiato il segretario del Pd Nicola Zingaretti: «Si parla di Ius soli mentre c’è il maltempo che flagella l’Italia e il futuro di undicimila lavoratori a Taranto, sono sconcertato», aveva detto il ministro degli Esteri da Salerno, durante il suo tour campano.

Parole a cui oggi ha ribattuto il dem: «Porteremo avanti in Parlamento lo ius culturae – afferma il segretario dem -. La maggioranza del Paese è favorevole. Ma non drammatizzerei questo tema. Se oggi non ci sono le condizioni non è detto che non si realizzino».

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