I bodyguard dei negozi di lusso: «Siamo sottopagati, per 5 euro l’ora ci vogliono sorridenti e perfetti» – Il video

«E poi c’è chi spende 70mila euro sotto i tuoi occhi mentre io non ho nemmeno due centesimi nel portafoglio», a Open parla uno dei “giganti delle boutique del lusso” di Milano

Si chiama Fall Babacar, è senegalese e da anni lavora come guardia non armata nei negozi di abbigliamento, spesso di lusso, nel cuore di Milano. Sta ore ed ore in piedi, è colui che ci accoglie sorridente all’ingresso delle boutique (o dei supermercati), è colui che – 1 metro e 90, giacca, cravatta e auricolare all’orecchio – tiene d’occhio i clienti e sventa i furti.

10-12 ore al giorno in piedi

Fall, però, è stanco di lavorare a queste condizioni: «Sono sottopagato, anzi siamo sottopagati. Guadagniamo 5,37 euro lordi l’ora, facciamo anche 10-12 ore al giorno e a fine mese il nostro stipendio lordo è di 930 euro. Solo con gli straordinari e con tanti sacrifici in più riusciamo a portare a casa appena mille euro».

«930 euro al mese»

Un lavoro che comporta una cura quasi maniacale del corpo: «Dobbiamo essere perfetti, precisi, puliti, sempre sorridenti. Ci vogliono così perché siamo la prima persona che il cliente vede entrando in negozio. Ma come faccio a essere allegro se non ho i soldi per campare? Come si fa a mantenere una famiglia con poco più di 900 euro al mese in una città come Milano?».

«Niente divise»

Stando al suo racconto, le divise sono a carico del lavoratore: dalla camicia alle scarpe. Quanto ai pasti: «Solo di recente, dopo le nostre proteste, ci è stato riconosciuto un buono pasto di 5 euro. Ma con questa cifra a Milano al massimo posso ordinare un caffè e una bottiglietta d’acqua. In questo modo ci stanno togliendo la dignità».

«Non puoi vedere gente che spende 70mila euro sotto i tuoi occhi e tu non hai nemmeno due centesimi», ha spiegato a Open.

«Sempre a lavoro, anche nei festivi»

Un lavoro «massacrante», quello della guardia non armata: sempre in piedi, vigili e con innumerevoli responsabilità. Guardie non armate senza indennità di trasferta, senza sabato e domenica liberi, senza festivi da trascorrere coi propri familiari, e con la necessità di allenarsi continuamente: «La palestra è ovviamente a nostro carico, l’ennesima spesa che si aggiunge a tutte le altre. Dall’affitto alla spesa fino al costo della divisa».

Fall ci mette la faccia: sa che l’agenzia per cui lavora non vede probabilmente di buon occhio le sue battaglie. Qualcuno ha paura di esporsi, lui no. «Non baratta la sua dignità, dice».

Sì, perché i “giganti dei negozi di lusso”, che stazionano per ore davanti alle porte d’ingresso delle boutique, non sono ingaggiati direttamente dai negozi. Le grandi firme solitamente affidano la gestione delle guardie non armate a società esterne.

Licenziamenti, trasferimenti e lettere di contestazione

Peccato che i bodyguard del lusso abbiano «un contratto scaduto nel 2015 che propone un minimo salariale non dignitoso», spiega a Open Simonetta Sizzi di Si Cobas. Il sindacato promette battaglia anche se, a seguito delle ultime proteste a San Babila, i lavoratori «soprattutto quelli più attivi» avrebbero ricevuto lettere di contestazione (altri sarebbero stati trasferiti, dopo anni, in altri negozi). Il motivo? Aver «danneggiato l’immagine dell’azienda»: per sei di loro è «scattato il licenziamento» (per qualcuno, in un secondo momento, «il reintegro»).

Nonostante tutto, Fall non perde il sorriso né l’abitudine di offrire un caffè. Anche se persino un caffè, in centro a Milano, rischia di trasformarsi in un lusso che i giganti delle boutique non possono permettersi. Almeno a queste condizioni.

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