Testimonial degli anni’80 denuncia Ikea: la multinazionale rilancia chiedendole 20.000 euro

Il volto di Fortuna Pellegrini nel 1989 circolava su giornali, cataloghi, maxi affissioni sui muri di Milano e provincia: sponsorizzava l’apertura del primo negozio, a Cinisello Balsamo

È stata lei il volto di Ikea quando la multinazionale è sbarcata in Italia: Fortuna Pellegrini è apparsa sul volantino che sponsorizzava l’apertura del primo negozio, a Cinisello Balsamo. Nel 1989 il suo viso circolava su giornali, cataloghi, maxi affissioni sui muri di Milano e provincia.


Il consenso era stato dato per l’apertura del megastore in provincia di Milano: non per tutti gli altri. Eppure, afferma la donna ormai sessantacinquenne in un’intervista al Corriere, la sua immagine è stata utilizzata senza il suo consenso per l’apertura di vari negozi in Italia.

«All’inizio ho provato a contattare come privata l’azienda ma non ho avuto riscontro, così mi sono affidata al legale Luisa Nicosia e alla fine di un breve contenzioso mi è stato accordato un risarcimento di 2 milioni di vecchie lire», ha raccontato la donna.

Ma la storia non era destinata a concludersi: 30 anni dopo, nel 2019, per celebrare i primi tre decenni della multinazionale in Italia, è stata rispolverata la vecchia immagine, e affissa in vari punti vendita in Italia. «Mi sono fatta sentire. Loro, invece che trovare una soluzione bonaria o difendersi, attaccano», racconta Pellegrini.

Ikea infatti ha ribattuto chiedendo alla donna 20.000 euro: «Parlano di danni perché ho postato sul mio sito di lavoro la campagna pubblicitaria di tanti anni fa con scritto Fortuna testimonial, per descrivere chi sono» spiega Pellegrini.

«L’azienda ha scoperto con profondo disappunto che sul sito internet in cui lei promuove la sua attività di comunicazione compare l’immagine di una campagna pubblicitaria a marchio Ikea (quella dove la signora è testimonial, ndr) senza che lei abbia ottenuto preventivamente l’autorizzazione (…)», scrive Ikea.

Pellegrini, che spera di non arrivare in tribunale, non ha però intenzione di farsi sopraffare: «mi sento Davide contro Golia», ha affermato.

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