«Mangia ca**i, cag*a»: i commenti sessisti da Twitter a Whatsapp. L’invito di Emanuela: «Rompete il silenzio»

Una foto ricordo di un momento felice viene data in pasto a una chat di sessisti. Emanuela invita a rompere il silenzio

Il 13 dicembre 2019 abbiamo parlato di un fotomontaggio sessista ai danni di una donna, chiunque essa sia, finita nel tritacarne dei sessisti. Questa donna indossava un cartello con scritto «My door is open for refugees», ma qualcuno ha pensato di diffondere la foto modificata cambiando il testo in: «My legs are open for refugees», e poi in italiano: «Apro le gambe solo ai rifugiati perché i bianchi sono maleducati».


Uno dei tanti commenti sessisti alla donna vittima della bufala

Senza ritegno alcuno, uomini e donne – sì, anche loro – l’hanno derisa, insultata, trattata come una «affamata di sesso», «disperata», «un cesso». Molti hanno creduto che quel cartello fosse vero e che riportasse quelle scritte sessiste e razziste. Altri invece si sono concentrati sul contestare la credulità degli utenti anziché denunciare gli insulti che questa donna ha subito. Il sessismo, dunque, è passato in secondo piano. L’invito di Emanuela è invece questo: «Bisogna parlarne».

Cosa è accaduto a Emanuela

Emanuela nel 2018 si trovava a Barcellona, poco prima del suo volo si era fatta un selfie come foto ricordo con il suo ragazzo (oggi ex). A dicembre 2019 quella sua foto è stata condivisa in una chat Whatsapp con il seguente commento: «FOTO AFTER SEX». I commenti non sono mancati.

Il primo screenshot della chat sessista.

La vittima dell’attacco sessista è lei, Emanuela. In un primo commento il suo sorriso è stato descritto come quello «di chi ha visto più ca**i di Melissa arena». La sagra dell’insulto, del maschilismo più becero: la donna viene descritta come una prostituta desiderosa di sesso e l’uomo viene invece ignorato. Ecco il tenore dei commenti:

«Il suo buco è più usato dalle mie scarpe che hanno 2 anni in cui le uso per andare a correre tutti i giorni»

«Ogni settimana esce una cagna che batte quella precedente addio»

«Questa mangia ca**i come se fossero involtini primavere»

«Gioo fatti raccontare qualcosa, voglio sapere se è più larga del niagara»

«Avrà più malattie veneree di un ceppo di virus che trasforma la gente in zombie»

«a foggia non vengo più che se me la trovo per strada mi lecca il ca**o senza sapere come»

Il secondo screenshot della chat sessista

Tra questi c’è una risposta che pare sia stata data a un’altra donna:

Utente 1: «Scommetto che questa manco li guarda in faccia»

Risposta utente 2: «se ti scambia per maschio tromba anche te e se ne accorge dopo che hai la figa»

Emanuela ha notato gli screenshot della chat di Whatsapp pubblicati da un suo «caro amico» e ha rotto il silenzio con questo post Facebook:

Quella che si vede nel primo screen è una foto a cui sono particolarmente affezionata. Gennaio 2018, Barcellona, io e il mio ex poche ore prima del mio volo di ritorno. La guardo e ricordo le ore e i minuti di ogni cosa, di quando il tempo era solo davanti. Questa stessa foto, che negli anni avevo perso di vista, me la ritrovo oggi protagonista in un gruppo whatsapp. A postarla, un mio caro amico, o quello che io credevo fosse.

Mettendo da parte l’emotività ed evitando quindi ogni commento su quale possa essere stata la mia reazione post lettura, mi piacerebbe porre l’accento su alcune dinamiche:

Nella foto siamo in due, ma gli insulti sono diretti a me, solo ed esclusivamente a me; non offendono Emanuela (nessuno del gruppo, a parte il mio caro amico, mi conosce) ma ciò che Emanuela, per loro, rappresenta. Una donna, una ”mangia cazzi” una ”cagna che batte quella della settimana precedente”. Una donna che non può svincolarsi dalla categoria della vergogna e della colpa se decide di vivere la sua sessualità nella maniera che preferisce.

Oltre alle offese gratuite e spersonalizzate, l’altra cosa che mi colpisce è il background di chi scrive; studenti, alcuni laureandi, con un livello socioculturale medio-alto. Apprendo inoltre che si tratta di ragazzi che proprio per la loro identità sessuale dovrebbero essere sensibili alle tematiche di genere e che, invece di combatterli, alimentano gli stereotipi sessisti.

Io, in quanto donna, sono dunque stata additata come “troia”, mentre nessun commento è stato riservato per la parte maschile, perché – si sa – l’uomo che ha svariati rapporti sessuali è da ammirare, non da vittimizzare. Questo è solo uno dei tanti casi esistenti al giorno d’oggi di pesanti insulti diretti a noi donne, storicamente vessate, vittime di abusi, maltrattamenti, violenze fisiche e psicologiche (e queste ultime, spesso, avvengono in maniera così sottile da non essere riconosciute).

Molte di noi si rialzano e vanno avanti. Molte altre, però, soccombono: c’è chi spezza la propria vita troppo presto, chi non ha il coraggio di rompere il silenzio, persino chi lo ha, ma preferisce tacere per paura di ciò che potrebbero pensare gli altri. Oggi io scelgo. Scelgo di non avere paura. Scelgo di parlare per tutte noi, per tutte coloro che non hanno voce. Perché se ci supportiamo, questa battaglia si può portare avanti e – spero – fare la differenza.

Il post di Emanuela con i due screenshot della chat sessista.

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