Gorizia, l’autopsia allontana l’ipotesi di una morte violenta per il 38enne georgiano nel Cpr di Gradisca

I medici hanno individuato l’edema polmonare come causa del decesso. Bisognerà aspettare la relazione finale del medico legale per avere maggiori dettagli

Vakhtang Enukdize, il 38enne georgiano morto nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Gradisca il 19 gennaio, non sarebbe morto per le percosse subite, come hanno sostenuto finora diversi testimoni. A stabilirlo è l’autopsia condotta sul cadavere dell’uomo che allontana l’ipotesi di una morte violenta, pur non chiarendo del tutto le cause del decesso.

L’ipotesi: dietro alla morte un mix di farmaci

È ancora da chiarire cosa abbia causato l’edema polmonare che ha portato al decesso. Come scrive il quotidiano La Repubblica, Enukdize non si sentiva bene quando era stato riportato al Cpr il 16 gennaio, dopo la rissa con un altro detenuto e lo scontro con gli agenti.

Al telefono con la sorella l’uomo avrebbe raccontato di aver ricevuto una dose superiore al solito di psicofarmaci e antidolorifici, somministrate dal personale interno al Cpr oppure rimediate dallo stesso detenuto, mischiate magari con qualche droga.

Si aspetta la relazione del medico legale per chiarire esattamente quali farmaci abbia assunto il detenuto prima di morire. Un altro punto di domanda riguarda invece il presunto ritardo nella richiesta di soccorsi: sarebbe passata qualche ora da quando l’uomo è stato visto collassare a terra dagli altri detenuti e la chiamate dell’ambulanza.

Ciò che pare sempre più certo però è che le percosse degli agenti non siano una causa o una concausa della morte. Questo nonostante sul copro di Enukidze ci fossero i segni degli scontri avvenuti all’interno del Cpr – il tentativo di evasione il 12 gennaio, il litigio con un altro detenuto e l’arresto da parte degli agenti il 14 – oltre ai tentativi di autolesionismo.

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