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Le due verità nel caso di Luca Morisi: i messaggi Whatsapp e le chat dei leghisti che sapevano da agosto

Petre Rupa e il guru della Lega pronti a parlare con i magistrati. Forse per accusarsi a vicenda. Mentre sui gruppi del Carroccio si sapeva della vicenda da un mese

I magistrati potrebbero interrogare Luca Morisi già questa settimana. Così come Petre Rupa, l’escort milanese che per ora è il suo grande accusatore. Fabio Pinelli, l’avvocato difensore del guru dei social network della Lega, ha presentato istanza alla procura di Verona, così come Veronica Dal Bosco, che rappresenta il cittadino rumeno di etnia rom. Entrambi sono indagati per cessione di sostanze stupefacenti, ovvero il flacone di Ghb trovata nello zaino del ventenne. E ciascuno accusa l’altro. Ecco perché, spiega oggi il Corriere della Sera, gli interrogatori dei due — ma anche dell’altro rumeno David Solomon Dimitru che si fa chiamare Alexander — saranno decisivi per rimettere a posto i tasselli dell’inchiesta e attribuire eventuali responsabilità penali. Se Morisi riuscirà a dimostrare che non è stato lui a cedere la Ghb la sua posizione potrebbe essere archiviata.


Le chat di agosto sul caso Morisi

Ma per riuscirci dovrà superare l’ostacolo Whatsapp. Petre Rupa si dice pronto a consegnare ai magistrati il cellulare dove sostiene di aver memorizzato copia delle conversazioni avvenute via WhatsApp per prendere gli accordi prima dell’incontro e lo scambio di messaggi con l’amico che era stato contattato da Morisi su Grindr, un sito specializzato per gli incontri a pagamento. Due verità a confronto. E toccherà ai magistrati decidere quale sia la più credibile. E se fosse quella di Morisi a rivelarsi alla fine giusta, i due cittadini romeni rischiano un’accusa di estorsione. Che parte dalle tariffe degli escort triplicate e arriva fino alla chiamata ai carabinieri per denunciare un furto. Passando per il ritrovamento della cocaina in casa di Morisi e per il suo rifiuto di firmare il verbale di perquisizione.


Intanto nei giorni scorsi è emerso anche che il segreto dell’indagine su Morisi non era poi così segreto all’interno del Carroccio: Repubblica ha raccontato che alla fine del mese di agosto le chat di alcuni uomini della Lega si sono riempite di ricostruzioni sulla vicenda. Anche piuttosto particolareggiate: «Morisi ha combinato un casino vicino Verona», si scriveva. Due dirigenti veneti, nelle chat, erano molto precisi: «Tre persone sono state trovate con della droga a casa di Morisi. Sono intervenuti i carabinieri, c’è un’indagine». Il tutto accadeva mentre Luca Morisi, «o comunque persone che parlavano a suo nome», nei giorni seguenti al 14 ha preso contatto al ministero dell’Interno per verificare lo stato della segnalazione di “consumatore di stupefacenti” che il guru aveva ricevuto — come prevede la normativa di riferimento — dopo il ritrovamento di tracce di polvere bianca su piatti di ceramica e di una bustina dentro un libro.

Petre Rupa e David Dimitru

Rimane da chiarire il punto della droga portata in Corte Palazzo a Belfiore. Petre Rupa ha raccontato che l’accordo con Morisi prevedeva di usare molta droga e accusa di non aver ricevuto tutti i soldi. Per questo il pomeriggio del 14 agosto i tre si sono trovati in strada a litigare alla fine della serata. La pista della lite sui soldi però presenta ancora qualche problema: perché Morisi avrebbe deciso di far scoppiare lo scandalo per non dare 1.500 euro ai due escort? E perché non ha mai detto ai carabinieri quella sera di essere stato minacciato? Le verifiche sono in corso anche sulla cocaina. Petre ha detto «ne abbiamo consumata tanta» e Morisi non lo ha negato anche perché nel suo apparta#mento i carabinieri ne hanno trovato traccia su due piatti e un avanzo di 0,31 grammi che lui stesso ha consegnato. Ma chi l’ha procurata?

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