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Caso Shalabayeva, non fu sequestro di persona: assolti tutti i poliziotti e i dirigenti della questura di Roma

09 Giugno 2022 - 20:34 Giovanni Ruggiero
The wife of Kazakh oligarch and political dissident Mukhtar Ablyazov, Alma Shalabayeva, during a press conference  in Rome, Italy, 31 January 2014. The wife of Kazakh oligarch and political dissident Mukhtar Ablyazov returned to Italy on 27 December 2013. Alma Shalabayeva and her then six-year-old daughter were deported on a private jet to Kazakhstan after they were seized in May 2013 in a raid on a villa in Rome by Italian police following pressure from Kazak officials, causing a major international scandal. Italy repealed her expulsion order after it emerged Shalabayeva had the legal right to reside in Italy. ANSA/CLAUDIO ONORATI
La Corte d'appello di Perugia ha ribaltato la sentenza di primo grado che aveva condannato tutti gli imputati, tra cui gli ex capi della squadra mobile di Roma e dell'ufficio immigrazione
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Sono stati tutti assolti gli imputati accusati di sequestro di persona per le presunte irregolarità sul rimpatrio di Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, espulsa verso il Kazakhstan nel 2013 insieme alla figlia Alua e poi entrambe tornate in Italia. La Corte d’appello di Perugia ha assolto con formula piena «perché il fatto non sussiste» tra gli altri gli ex capi della squadra mobile e dell’ufficio immigrazione della questura di Roma, Renato Cortese e Maurizio Importa, imputati per sequestro di persona. Il 14 ottobre 2020 in primo grado, Cortese, Improta, Stampacchia, Armeni erano stati condannati a cinque anni di reclusione e all’interdizione perpetua dei pubblici uffici. Gli altri poliziotti a tre anni e mezzo, mentre Vincenzo Tramma a quattro anni. Due anni e sei mesi alla giudice di pace Stefania Lavore, condannata per falso ideologico. La Corte d’appello ha confermato per lei l’assoluzione per il sequestro di persona, confermando la sentenza di primo grado. Per gli altri imputati, l’assoluzione ha riguardato tutti i reati per i quali erano stati condannati in primo grado.

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