Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

La bufera nel mondo dell’hockey in Canada: «La federazione ha coperto gli stupri dei giocatori»

L’indagine è partita dalla denuncia di una 24enne, che ha accusato 8 giocatori dell’Hockey Canada di averla violentata nel 2018

È bufera sullo sport simbolo del Canada, l’hockey. La principale federazione dello sport sul ghiaccio preferito dai canadesi, Hockey Canada, è infatti accusata non solo di aver coperto decine di casi di violenza sessuale per proteggere i suoi giocatori, ma di aver messo a tacere molte delle accuse di stupro attingendo dal National equity fund, in cui confluiscono le quote di iscrizione dei giovani giocatori. Ora la federazione è sommersa dalle polemiche, tra sponsor che abbandonano la nave, un’inchiesta da parte del Parlamento e la delusione di migliaia di genitori canadesi. Tutto è iniziato ad aprile, quando una 24enne ha denunciato Hockey Canada (che da oltre un secolo gestisce programmi e squadre dal livello dei bambini fino al team olimpico), sostenendo di essere stata violentata da otto giocatori, alcuni dei quali della nazionale giovanile, nell’estate del 2018 a London, in Ontario, dopo una cena di raccolta fondi. La donna ha raccontato di aver ricevuto pressioni per non denunciare lo stupro di gruppo. A maggio, poi, si è scoperto che era stata la stessa Hockey Canada a stipulare un accordo extragiudiziale con la donna per mettere a tacere la faccenda, senza che l’identità degli accusati venisse mai a galla.


Il vaso di Pandora

Da quel momento, è stato scoperchiato il vaso di Pandora: sono emerse altre denunce contro i giocatori della nazionale giovanile, tra cui un’altra accusa di violenza sessuale di gruppo risalente al 2003. Il Parlamento ha aperto un’inchiesta sulla federazione, ha congelato i fondi federali e preme per le dimissioni dei vertici dell’associazione. Il 27 giugno, durante una serie di audizioni parlamentari per i vertici della federazione e dello sport, si è scoperto che non era la prima volta che Hockey Canada interveniva per insabbiare le azioni dei suoi giocatori: negli ultimi sei anni la federazione si è occupata almeno una o due volte all’anno di casi interni di violenza sessuale. E, dal 1989 a oggi, ha sborsato 7 milioni di euro per raggiungere accordi extragiudiziali su 21 casi di stupro. Tutti provenienti dal National equity fund dell’organizzazione, finanziato dalle quote di iscrizione dei giocatori. Brian Cairo, direttore finanziario di Hockey Canada, rispondendo a una parlamentare che sottolineava la problematicità di utilizzare il fondo per risolvere le accuse di aggressione sessuale, sollevando dalle proprie responsabilità gli autori, si è giustificato dicendo che l’intenzione era quella di «sostenere le vittime degli individui, non l’autore del reato».


La corsa ai ripari

Lo stesso primo ministro canadese, Justin Trudeau, è intervenuto sulla questione, chiedendo che l’hockey faccia «seriamente i conti con questo suo lato oscuro», impregnato di cultura patriarcale e impunità per chi la perpetua. Hockey Canada si è impegnata a «rompere l’omertà e a eliminare i comportamenti tossici». La federazione ha annunciato che non utilizzerà più il Nation equity fund per mettere a tacere le accuse di violenza sessuale, e investirà invece quei soldi sulle assicurazioni dei giocatori, consulenze, cure, controlli sui precedenti penali del personale e supporto aggiuntivo ai giocatori che subiscono lesioni fisiche. L’organizzazione ha poi annunciato che riaprirà le indagini sull’episodio di violenza sessuale del 2018, affidando poi il giudizio a una giuria indipendente.

«Hockey Canada comprende che la fiducia dei canadesi in noi è stata erosa e si impegna a intraprendere ogni azione possibile per riguadagnarsela», ha detto il presidente e Ceo della federazione Scott Smith durante un’udienza parlamentare. «Lo so che volete delle risposte e volete vedere un’azione concreta da parte nostra per porre fine alla cultura del silenzio che permette a comportamenti tossici e al sessismo di marcire negli angoli del nostro gioco. Lo voglio anch’io». «Non diamo per scontata la fiducia che i genitori ripongono in Hockey Canada e sappiamo che che le azioni che stiamo intraprendendo ora avrebbero dovuto essere intraprese prima. Lavoreremo incessantemente per riguadagnare la fiducia che abbiamo perso», ha detto anche Esther Madziya, communications manager di Hockey Canada.

Continua a leggere su Open

Leggi anche: