Silvia Romano, che cosa c’è dietro l’ottimismo

Il capo della polizia ha dichiarato che Silvia Romano è ancora in Kenya ed è viva

Ronaldarriva in bici davanti agli inviati della Rai, di fronte all’ingresso dell’OngMilele Africa. Non riesce a nascondere il divertimento di essere ripreso dalla telecamere. Sorride timido e risponde rapidamente a qualche domanda del giornalista. Poco lontano da lì, Padre Josefcelebrala messa nella piccola chiesettadel villaggio. «Sentiamo che Silvia è viva», dice il prete.


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Ronald è un amico di Silvia, la volontaria ventitreennerapita il20 Novembre a Chakama, nella contea di Kilifi. Era con lei la sera in cui alcuni uomini armati hanno attaccato il villaggio:«Ha detto “Ronald, no, mettiti in salvo”. È me che vogliono». GiàChurchill Otieno Onyango, che lavora in un’organizzazione no-profitlocale, si era esposto per testimoniare nei giorni appena successivi al rapimento:«Erano tre somali, e due di loro avevano una pistola».

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L’attenzione mediatica per il caso di Silvia è altalenante -soprattutto per le poche e confuse informazioni trapelate dalle autorità locali. Dopo un paio di settimane disilenzio, le testatenazionali hanno ripreso aparlare di leialla vigilia diNatale, quando il comandante della polizia kenyana, Noah Mwivanda, ha commentato le indagini in corso: «È viva ed è in Kenya», ha detto, «abbiamo informazioni cruciali che non posso rivelare».

Silvia dovrebbe trovarsinell’area del Tana River, a nord di Malindi e a sud del fiume, nei pressi della cittadina di Garsen- non, come si temeva, nella difficileforesta di Boni.Anche ilministro dell’ InternoMatteo Salvini pare rimanere nel limbo della vaghezza. Dopo le dichiarazioni del capo delle forze dell’ordine del Kenya, il vicepremier ha rimesso ogni azione alle autorità del ministero degli Esteri. «Ci hanno chiesto di non entrare nel merito delle iniziative in corso», ha detto a Rainews24.

Le parole di Mwivanda hanno fatto felicipiù o meno tutti i concittadini di Silvia, fatto salvo per i fanatici delse-l’-è-cercata,che giustificano la loro indifferenza facendo (a giorni alterni)i conti nelle tasche pubbliche del Paese.Era successo con Greta e Vanessa, le “stronzette di Aleppo”, aliasle cooperanti italiane rapite in Sirianel 2014 mentre prestavano aiuti umanitari ai civili del posto, e liberate cinque mesi dopo.Non era successo con Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due maròaccusati di aver ucciso nel Mar ArabicoValentine Jelastine e Ajeesh Pink, i due pescatori indianiscambiatiper pirati.
Questa, però, è storia nota.

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