Tria:”Accordo con UE miglior risultato possibile”. Alle opposizioni: “Mi massacrate. Ho evitato il disastro”

Il ministro dell’Economia, all’audizione alla Commissione bilancio della Camera, elogia il compromesso fra governo e Unione Europea e si mostra ottimista sulle clausole di salvaguardia per il biennio 2020/2021. Poi si scalda con le opposizioni: “Mi avete massacrato per un’ora, ho evitato il disastro”

Il ministro Tria all'audizione alla Commissione bilancio della Camera ha tracciato un bilancio dell percorso che ha portato all'attuale formulazione della manovra. Le sue considerazioni sul risultato positivo dell'accordo sono quelle di chi ha rappresentato l'ala trattativista dell'esecutivo, cioè di chi ha cercato di evitare lo scontro che avrebbe condotto alla procedura di infrazione. Insomma, una vittoria politica del ministro che ha spiegato come, nel dettaglio delle misure più attese, il governo sia riuscito a portare a casa comunque un risultato. 

 

Durante le repliche delle opposizioni scoppia la bagarre quando il ministro accusa i governi precedenti. 

 

VERSIONE DEFINITIVA DELLA MANOVRA MIGLIORE DELLA PRIMA

 

Nell'incipit dell'audizione Tria ha elogiato l'accordo, frutto un compromesso con la prima versione fortemente (e comunicativamente) voluta dall'esecutivo, anche a costo di una rottura con la UE: "rispetto alla prima versione della manovra, l'attuale versione riduce la spesa corrente del 2019 e non lo fa a scapito della spesa per investimenti"  L'accordo, secondo il ministro, ha permesso al governo di raggiungere "il miglior risultato possibile sia dal punto di vista economico finanziario che politico, un risultato che conferma gli obiettivi fondamentali di riforma e politica economica del governo e li riconduce ad un livello di deficit più basso di quello preventivato". 

 

LO SPREAD E LA CONGIUNTURA

 

Allo stesso tempo, il ministro ha cercato di rassicurare anche i mercati, in fibrillazione nei giorni del muro contro muro: dopo l'accordo "spread più vicino ai fondamentali dell'Italia, pagheremo meno interessi e ridaremo fiducia a consumatori e investitori". 
Più in generale sullo stato della nostra economia in rapporto alle congiunture internazionali ha precisato: "negli ultimi due mesi i dati economici sono peggiorati sia in Europa sia in Italia. Ricordo la battuta di arresto della Germania che ha impatto molto forte. La fiducia è scesa e le previsioni sono state riviste al ribasso. Di questo si è tenuto conto nell'interlocuzione con la Commissione europea".

 

I TRE ASPETTI DEI NEGOZIATI

 

Nei negoziati, ha aggiunto, sono entrati tre aspetti: "la revisione al ribasso della previsione di crescita, l'aggiornamento delle proiezioni di finanza pubblica e gli aggiustamenti di bilancio migliorativi del saldo per circa 10,25 miliardi di euro". La Commissione ha guardato "in particolare all'entità della correzione di bilancio e alla sua composizione perché la Commissione chiedeva misure strutturali".

 

IL REDDITO DI CITTADINANZA

Il reddito di cittadinanza, ha aggiunto Tria, arriverà "dal primo aprile 2019, da fine marzo, inizio aprile". Lo stanziamento necessario è stato "rivisto al ribasso senza modificarne minimamente la portata sulla base del differimento della misura e dell'affinamento delle stime circa il numero effettivo di richiedenti, lasciando invariata la platea potenziale. I dettagli saranno inseriti in un decreto che verrà emanato a inizio anno, ma - ha ribadito – restano inalterati platea e entità massima". Interessante verificare se spostare la misura di qualche mese basterà a garantire risorse necessarie a permettere al numero di cittadini interessati al reddito la stessa cifra ipotizzata in partenza dal governo. 

 

 

QUOTA 100       
 

Tria ha poi sottolineato come la riduzione del fondo per quota 100 nel primo anno non cambierà "impianto e impatto della riforma", che consentirà di andare in pensione in anticipo "con 62 anni di età e 38 di contributi senza riduzioni dell'assegno" salvo gli effetti del sistema contributivo. Le norme arriveranno a gennaio e la "riduzione degli oneri non incide sulla portata della misura": da ricondurre solo ad accorgimenti come "il divieto di cumulo e il preavviso di 9 mesi per i dipendenti pubblici". 

 

GLI INVESTIMENTI

    
Sugli investimenti il Ministro dell'Economia ha confermato che verrà data priorità a quelli pubblici, soprattutto per la creazione  "di un piano di grandi, medie e piccole opere. Ecco perché istituiamo un fondo per gli investimenti delle amministrazioni centrali. Le risorse destinate agli investimenti restano invariate nel prossimo triennio a 15 miliardi".  

La riduzione del contributo dello Stato di due miliardi sarà coperta, ha inoltre spiegato il ministro, da fondi europei già disponibili. 

 

AUMENTO IVA

La manovra, ha chiarito Tria, "conferma la piena sterilizzazione di aumenti Iva per il 2019 per 12,4 miliardi previsti dall'ultima legge di bilancio del governo Gentiloni. Le clausole sono state portate per il 2020 a circa 23 miliardi e per il 2021 a poco meno di 28,8 miliardi. Confidiamo di poter intervenire per gli anni prossimi come fatto quest'anno."

Evitare le clausole di salvaguardia sarà però possibile solo "sperando in una maggiore crescita e adeguate coperture, da trovare come quest'anno, anche con fatica".

 

PENSIONI D'ORO   

      
 "Il taglio delle pensioni d'oro porterà a un risparmio totale di 415,26 milioni di euro tra il 2019 e il 2023, di cui circa 80 nel 2019. E interverremo sulle indicizzazioni rispetto all'inflazione per gli assegni oltre tre volte il minimo. L'adeguamento continuerà a esserci, ma sarà progressivamente frenato al salire degli assegni". 

Intervenendo sull'impatto della misura sulle pensioni tre volte il minimo ha specificato che la riduzione dell'adeguamento all'inflazione sarà di "5,4 euro lordi al mese, 3,4 euro netti. Una perequazione che incide meno rispetto alle leggi vigenti finora" e porterà "2 miliardi di euro nel triennio".

Per Tria la manovra tiene insieme l'intento "di uscire dalla trappola della bassa crescita, stimolando i consumi, dando forte spinta agli investimenti, migliorando le capacità progettuali, e cercando di tutelare le fasce più vulnerabili" e consente "al tempo stesso la compliance con le regole fiscali europee".

 

Durante le repliche dell'opposizione il Ministro si scalda: "mi avete massacrato per un'ora, potrò pure parlare!" I toni si sono alzati dopo che il ministro ha replicato alle critiche del Pd, attribuendo al precedente governo la responsabilità della situazione difficile sul fronte della finanza pubblica, delle clausole Iva e dei rapporti con Bruxelles. In commissione sono seguiti urla e insulti. 

 

 

Insomma, però, al netto delle polemiche, per il ministro dell'economia il saldo dell'accordo è positivo: dalle sue parole, nel braccio di ferro fra Commissione europea e governo, da una parte e dall'altra, sembrano aver avuto la meglio le colombe. Quello che è ancora da verificare è, invece, se il risultati di questo compromesso, in soldoni quanto l'Italia è riuscita a strappare in termini di deficit da investire, basterà a finanziare completamente le promesse elettorali del governo gialloverde e, chi, fra i due azionisti di maggioranza, se ci saranno, riuscirà a portare a casa i migliori dividendi.