Mafia, sette nuovi fermi nell’inchiesta Cupola 2.0: presi anche i rampolli del clan

Dopo i 47 fermi dello scorso dicembre, la dda di Palermo ha disposto un nuovo decreto di fermo. In manette anche  Leandro Greco, nipote di Michele Greco, “il Papa” di Cosa nostra, e Calogero Lo Piccolo, figlio del boss ergastolano Salvatore Lo Piccolo

Si aggiunge un nuovo tassello nel grande puzzle dell'inchiesta "Cupola 2.0", l'indagine della direzione distrettuale antimafia di Palermo sul presunto tentativo di ridare vita a Cosa nostra. Dopo i 47 fermi dello scorso dicembre, sono state fermate altre sette persone tra cui  Leandro Greco, nipote del boss di Cosa Nostra Michele Greco, detto "il Papa", e Calogero Lo Piccolo, figlio del boss ergastolano Salvatore Lo Piccolo.

La dda di Palermo ha emesso questo nuovo decreto di fermo grazie alla collaborazione di due componenti della presunta cupola mafiosa, che si sono pentiti: Filippo Bisconti e Francesco Colletti. Quest'ultimo sarebbe stato uno dei vertici della nuova organizzazione criminale. È  stato intercettato mentre parlava con il suo autista: «Si è fatta comunque una bella cosa, per me è una bella cosa questa, molto seria, molto, con bella gente, bella! Grande! Gente di paese, vecchia gente di ovunque».

Lo scorso dicembre il gip di Palermo ha convalidato il fermo di 47 persone. Era stato convalidato anche il provvedimento nei confronti del boss Settimo Mineo, ritenuto il nuovo capo della Cupola palermitana. L'unica scarcerata, per mancanza di gravi indizi di colpevolezza, era stata Rosalba Crinò, sola donna fermata nell'operazione, era ritenuta la "cassiera" della "famiglia" mafiosa di Misilmeri. 

Mafia, sette nuovi fermi nell'inchiesta Cupola 2.0: presi anche i rampolli del clan foto 1

Cruciale nelle indagini erano state le intercettazioni di Francesco Colletti che ha raccontato per telefono la cronaca di un summit tra i membri del clan avvenuto il 29 maggio. Una riunione che per qualche ora aveva fatto perdere le tracce di quattro boss, tutti all'epoca sotto indagine, e che sarebbe stata cruciale per la rinascita di Cosa nostra e in cui sarebbe stato scelto anche come capo l'ottantenne Settimo Mineo. Le parole intercettate di Colletti per i carabinieri e i pm sarebbero state la conferma di un sospetto di mesi: i boss rivolevano la Cupola, stretta da anni di strapotere corleonese. Dopo un mese di carcere, Colletti ha deciso di collaborare portando al fermo di altre sette persone.

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