Sessant’anni fa il mistero degli escursionisti morti nel passo di Dyatlov

di Juanne Pili

Sono passati 60 dalla morte di 9 giovani escursionisti russi nel passo che porta il nome di uno di loro, in una zona degli Urali nota come «montagna della morte». Le circostanze del loro decesso da alcuni vengono definite al limite del paranormale, oppure dovute a un esperimento segreto. In realtà molti aspetti hanno avuto una spiegazione, su altri invece possiamo solo fare delle ipotesi

Nella notte tra l’1 e il 2 febbraio 1959 un gruppo di nove escursionisti morì in un passo degli Urali oggi chiamato Dyatlov, in memoria del capo spedizione Igor Alekseevič Dyatlov. Le circostanze del decesso sono risultate subito molto strane, tanto che per anni sono state prodotte diverse versioni, alcune di queste prevedono l’intervento di alieni o di esperimenti segreti del regime sovietico.

In tutto i membri della spedizione dovevano essere dieci, ma Yuri Yefimovich Yudin si ammalò e dovette tornare indietro tre giorni prima della tragedia. 

 

Lo stato “misterioso” dei corpi

La montagna in cui si trova il passo di Dyatlov nella lingua locale si traduce «passo della morte». La spedizione era composta da 8 ragazzi e 2 ragazze quasi tutti poco più che ventenni, studenti e neolaureati del Politecnico degli Urali. Di loro, sono stati ritrovati 5 corpi nudi fuori dall’ultimo accampamento - la tenda era stata distrutta dall’interno – e 4 corpi a distanza di mesi all’interno di una gola, dove probabilmente erano precipitati.

A questo, si aggiungono altri aspetti ritenuti piuttosto “strani”: fratture, pelle brunacea, corpi trovati privi della lingua. Al momento del ritrovamento erano tutti scalzi e alcuni corpi presentavano tracce di radioattività. Sappiamo dalle impronte che ad un certo punto tutti abbandonarono l’accampamento, anche se il motivo rimane ignoto. Erano stati spaventati da qualcuno o qualcosa? Questo purtroppo non lo sapremo mai. Cerchiamo di spiegare ciò che invece sappiamo.

 

I vestiti strappati

Sappiamo che a quelle temperature l’ipotermia è stata la causa principale di morte per alcuni dei ragazzi. Ciò che forse è meno noto è che in una certa fase si può provare la sensazione di “morire dal caldo”, per tanto si è spinti dall’irrefrenabile pulsione di strapparsi via i vestiti, cosa che ovviamente aggrava la situazione. Il fenomeno è conosciuto come “undressing paradossale”.  

 

La pelle brunacea

Questo fenomeno non è affatto misterioso, anzi tipico dei corpi rinvenuti in condizioni simili. Si tratta delle conseguenze dovute al fatto che la pelle viene “bruciata” dal ghiaccio.

 

La lingua “rimossa”

Il fenomeno della “lingua mancante” nel corpo di una delle vittime si può collegare alla caduta nella gola che potrebbe aver comportato proprio il morso della lingua. Un’altra spiegazione potrebbe essere l’attacco da parte di animali.

 

Altri particolari non hanno fondamento

La storia della tenda tagliata dall'interno proviene dalla prima perizia eseguita con strumentazioni e metodi non all'avanguardia. 

 

La ricostruzione ritenuta più plausibile

Quella notte qualcosa spinge i ragazzi ad abbandonare l’accampamento fuggendo dalla tenda. Le basse temperature e la mancanza di attrezzature adeguate – abbandonate per la fretta – portano alcuni di loro ad accendere un fuoco, mentre altri tentano di tornare indietro, ma moriranno di ipotermia. Gli ultimi quattro recupereranno in un secondo momento i vestiti dei compagni morti, ma a causa delle condizioni climatiche e forse della poca visibilità, si perderanno e cadranno in una gola.

 

E se fossero stati aggrediti?

Un'altra versione che trova concordi diversi esperti rilancia una vecchia ipotesi, quella di un possibile attacco da parte di un gruppo di nativi degli Urali, appartenenti alla popolazione Mansi. Dalle impronte si evincerebbe una fuga ordinata dei ragazzi, il che spiegherebbe anche la tenda distrutta e il fatto che fossero scalzi. In un libro pubblicato da Svetlana Oss - che cerca di far luce su questa vicenda – si fa riferimento anche alla testimonianza di un Mansi che ammetterebbe un episodio simile in quel periodo, anche se ovviamente non può essere ritenuta fonte certa.

 

I ragazzi della spedizione

  • Igor Alekseevič Djatlov (23 anni);
  • Zinaida Alekseevna Kolmogorova (22 anni);
  • Ljudmila Aleksandrovna Dubinina (23 anni);
  • Aleksandr Sergeevič Kolevatov (24 anni);
  • Rustem Vladimirovič Slobodin (23 anni);
  • Jurij Alekseevič Krivoniščenko (23 anni);
  • Jurij Nikolaevič Dorošenko (21 anni);
  • Nikolaj Vasil'evič (23 anni);
  • Aleksandr Aleksandrovič Zolotarëv (35 anni);
  • Jurij Efimovič Judin (22 anni), unico sopravissuto, morì il 27 aprile 2013.

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