Darwin Day 2019: i principali errori sulla teoria dell’evoluzione che abbiamo imparato a scuola

di Juanne Pili

Un regalo che potremmo fare a Charles Darwin per il suo “compleanno” è smetterla di rappresentare l’evoluzione umana coi nostri vari antenati disposti in fila, col solito scimmione all’inizio e l’essere umano (rigorosamente maschio e bianco) alla fine. Si tratta infatti di una rappresentazione errata

Il 12 febbraio 1809 nacque una delle menti che hanno cambiato drasticamente il nostro modo di vedere il mondo: Charles Darwin. Concepire la storia della vita come un fenomeno in continuo mutamento, mediante selezione naturale, non è però così semplice. Se poi anche i sussidiari scolastici contribuiscono a fare confusione è anche peggio.

L’abbiamo vista tutti almeno una volta sui libri o sui cartelloni appesi nelle aule scolastiche: la solita immagine dell’evoluzione umana rappresentata in maniera lineare, con pochi antenati che dal livello scimmiesco si «elevano» alla condizione umana. Da qui vari dubbi di scarso fondamento che ci tormentano e su cui fanno leva i creazionisti duri e puri, secondo i quali tutto in natura sarebbe stato creato da Dio in maniera immutabile, come si legge nella Bibbia.

Dov'è finito l'anello mancante?

La questione dell’anello mancante, ovvero l’argomento in base al quale non si sarebbero mai trovati antenati intermedi che dimostrino un’evoluzione in atto, da una specie iniziale a una finale, è un esempio dei danni che la rappresentazione semplicistica propinataci fin dall’infanzia può aver fatto. Il problema dell’anello mancante non si pone affatto perché l’evoluzione non è un processo lineare che comporta un «miglioramento» da un livello basic a uno pro, come se fossimo dei programmi da aggiornare continuamente, secondo un ideale divino di efficienza.

Ogni specie ha una sua variabilità genetica e gli esemplari che si adattano meglio alle condizioni in cui si trovano hanno più probabilità di riprodursi trasmettendo i propri geni ai discendenti, questo fa sì che da una specie all’altra si creino delle diramazioni, più o meno variegate, con rami che improvvisamente si troncano (specie estinte) e altri che invece continuano a germogliare.

L'albero della vita

In questo albero della vita (come lo stesso Darwin se lo figurava), non ha senso parlare di anelli mancanti, ci sarà sempre uno spazio vuoto da riempire. Non dobbiamo considerare per ogni specie esistente oggi un unico filone di antenati. Ognuno di noi è una diramazione tra infinite altre.

L'uomo «discende» dalla scimmia?

Anche chi si preoccupa del fatto che «discendiamo dalle scimmie» non ha tutti i torti, nel senso che effettivamente si tratta di nostri «cugini evolutivi»: discendiamo entrambi da un antenato comune, da cui si sono diramate diverse varianti, molte delle quali si sono arrestate, oppure non hanno portato a generare nuove specie.

L'evoluzione non si vede mai in atto?

L’evoluzione per selezione naturale è dimostrata quasi quotidianamente, purtroppo anche attraverso effetti negativi, come la progressiva resistenza dei batteri agli antibiotici (si evolvono adattandosi ai nostri farmaci) o la continua ricerca di nuovi vaccini contro nuovi ceppi virali (adattati al nostro sistema immunitario).

C’è ancora tanto da fare invece dal punto di vista divulgativo, tanto che in paesi come gli Stati Uniti continua a esistere una potente fazione che vorrebbe cancellare la teoria dell’evoluzione dai libri scolastici. Dovremmo quindi stare molto attenti a non peggiorare le cose producendo narrazioni distorte. Dubitare va benissimo, purché sia fatto con cognizione di causa.

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