È morto il designer Alessandro Mendini, teorico dell’«Elogio del banale»

di Maria Pia Mazza
È morto il designer Alessandro Mendini, teorico dell'«Elogio del banale»

Muore a Milano all’età di 87 anni l’architetto Alessando Mendini, teorico dell’ «elogio del banale» nonché uno dei più celebri designer italiani del Novecento

È scomparso nella sua Milano all'età di 87 anni l'architetto e designer Alessandro Mendini, uno dei nomi che più hanno influito sull'ascesa del design e del made in Italy negli anni Settanta. Uno dei suoi lavori più incisivi, realizzato insieme al gruppo Alchimia, emerse prepotentemente nella mostra su L'oggetto banale alla Biennale di Venezia del 1980

È morto il designer Alessandro Mendini, teorico dell'«Elogio del banale» foto 2

 La Biennale – Mostra sull'Oggetto banale (1980)

La mostra si fondava sul concetto del banale, inteso come «presa di coscienza del quotidiano». Il banale «è il rapporto esistenziale dell’uomo con l’estetica spicciola, è una sorta di immagine speculare dell’arte. Il banale è un fatto politico direttamente legato alla forza della classe media, è il cavallo di Troia delle masse popolari per riappropriarsi delle arti. Il banale piace all’uomo di massa perché fatto da lui stesso, perché è un fenomeno di quantità per definizione». Esso si sviluppava nella testa di Mendini come possibilità progettuale interpretativa di un gusto piccolo-borghese, che nasce come risultato di una serie di mosse teoriche in piena crisi delle istanze radicali. L'idea di banale nasce come possibilità costruttiva e di futuro sviluppo e innovazione. 

È morto il designer Alessandro Mendini, teorico dell'«Elogio del banale» foto 4

Con le sue ipotesi di progettazione banale, Mendini proponeva l'assunzione di uno stile intermedio piccolo-borghese e la neutralizzazione estetica dell'oggetto d’uso. Idea folle, poiché tende a sradicare definitivamente la retorica del progetto come atto costruttivo, creativo ed elitario nei confronti di una massa da levare in modo paternalistico a una condizione ideale, teorizzata spesso dagli intellettuali e dai designer.

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Poltrona di Proust, Alessandro Mendini, 1978 |Poltrona di Proust, Alessandro Mendini, 1978

Gli oggetti progettati da Mendini sono delle specie di paradossi a tre dimensioni: volumi, forme, disegni ridondanti, impossibili da progettare veramente di nuovo. La Poltrona di Proust rappresenta un tentativo di valorizzare esplicitamente il falso, generalmente considerato kitsch, ma che se viene guardato sotto un'altra ottica, può assumere un aspetto eccitante.

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Secondo Mendini si poteva quindi pensare alla progettazione come un infinito fenomeno di redesign, piuttosto che di restyling, partendo da oggetti preesistenti già in commercio, trasformandoli nella loro immagine esterna, per arrivare infine a offrire nuovi prodotti. Così facendo, il designer orientava alla riflessione contenutistica e stilistica del design, denunciando il disagio progettuale dell’epoca attraverso la provocazione e il disorientamento, concentrando l’attenzione sul concetto di reale qualità progettuale. Un insegnamento di design, di utilità e di gusto valido ancora oggi.