Istantanee d’America. L’illustratore Emiliano Ponzi si racconta

Uno dei disegnatori italiani più apprezzati al mondo ci parla del suo processo creativo e dell’ultima opera dedicata all’America dell’ovest

Emiliano Ponzi ci dà appuntamento a “Acqua su Marte”, uno spazio di co-working poco lontano dalla zona dei Navigli, a Milano. «È un luogo dove io e altri creativi coltiviamo il futuro», dice. Niente di più vero: con le sue illustrazioni, Ponzi ha contribuito a dare forma all’estetica contemporanea.

Nato a Reggio Emilianel 1978, Ponzi ha collaborato,tra gli altri, con le rivisteInternazionale e New Yorker,con lecase editriciFeltrinelli ePenguin, con i quotidiani La Repubblica eLe Monde, con il Museo d’Arte Moderna di New York (MoMA) e con la Triennale di Milano.

Èautore di numerosi libri, comeThe Journey of the Penguin, che celebra gli 80 anni di storia della casa editrice, eLa grande mappa della metropolitana di New York,che racconta il lavorodel graficoMassimo Vignelliper la metropolitana newyorkese.

AmericanWest, lasua ultima raccolta uscita con Corraini Edizioni, ripercorre il suo viaggionell’America dell’ovest,documentato in tempo realesulla pagina Instagram del New Yorker.

È fine dicembre, e accanto agli specchi, alle sedie e ai tavoli bianchi dello studio, c’è ancora qualche accenno di decorazione natalizia. Emilianoindossa un dolcevita nero, un paio di sneakersinformale e un cappello di cotone che toglie solo per le riprese.

Partiamo dal tuo modo di fare arte. Come decidi cos’ è superfluo nella tua rappresentazione della realtà?

Per me è una questione di regia. Quando costruisci una scena ci sono dettagli ed elementi che sono fondamentali, altri no. Partendo da zero, stando davanti al foglio bianco, ogni elemento deve essere lì per un motivo.Anche la scelta dei colori viaggia suldoppio binario dell’estetica e della comunicazione. Decidere il posizionamento di certi elementi, sceglierne alcuni piuttosto che altri,determina la “scena” finale. Il percorsoricorda il concetto di dieta, intesa come scelta degli ingredienti, i quali – tutti insieme – daranno l’illustrazione.

Quali consideri i tuoi punti di riferimento culturali?

Il minimalismo è stato il mio punto di partenza. Tuttavia, nel tempo si è trasformato quasi inun mestiere, e oggi mi sembrauna scusa per fare meno di quanto si dovrebbe. La differenza che c’è tra la sintesi del mondo (alla quale aspira il minimalismo) e la sua banalizzazione è immensa. La sintesi ha alle spalle la complessità, non perde mai di vista il cuore dell’oggetto. A tal proposito, c’è un libro diJohn Maeda, Le leggi della semplicità (Mondadori), in cui il designer statunitense spiega che la sintesi è consapevole della complessità che le rimane alle spalle. Anche la musica barocca è composta a partire da una rigorosa scelta delle note, e l’effetto finale è dato anche da quelle che sono state tolte dal pentagramma. Tutto ciò che è nella stanza dei rifiuti, che hai lasciato da parte, fa la meraviglia e la forza della tua sintesi.

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Credits / Corraini Edizioni

American Westè un viaggio a che hai fatto a occidente dell’Occidente, conun iPad e un pennino grafico. Come dicevi, è molto diverso dalle tue solite illustrazioni: meno concettuale e un po’ più emotivo. Come mai?

Rispetto a quello che ho sempre fatto, American West è più un diario di viaggio alla Hemingway, una testimonianza pura di un luogo altro, una raccolta di istantanee. Il progetto restituisce in maniera dinamica qualcosa che sta succedendo in quel momento. Il mio ruolo è marginale: sono solo un testimone. Cè l’albero del parco Joshua Tree, oppure c’è la Monument Valley, e io sono lì unicamente a testimoniare, a riportarli su carta senza filtro. Da pancia a mano. Tutto il resto del mio lavoro, invece, è sempre stato da testa a mano.

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Qual è la tua definizione di arte?

Credo che l’arte sia qualcosa che sopravvive a te, o per un’estetica strepitosa o per la capacità di dare un messaggio personalissimo che le altre persone sposano. American West è tutto estetica, tutto tecnica, tutto colore. Il resto della mia produzione, invece, è tutto messaggio, dove conta quello che provochi emotivamente in chi guarda.

In Perdersi (Minimum Fax), lo scrittore americano Charles D’Ambrosioattribuisce all’Occidente una scoperta fondamentale: la comprensione del mondo passa per il dubbio e per lo sbalordimento. Andando aOccidente dell’Occidente, hai seguito i tuoi dubbi o le tue certezze sull’America?

È una bellissima citazione.Andare in un luogo nuovo significa lasciare il pregiudizio a casa, sapersi lasciare contaminare. Anche nei posti dell’America più familiari, ho voluto guardare con occhi vergini. Solo cosìcapisci che il diverso è solo il diverso, né meglio né peggio. È lì che ti arricchisci, che comprendiche ci sono dieci modi diversi di fare una cosa, e ognuno di questi – per il semplice fatto che esiste – è valido allo stesso modo. Ti aiuta a uscire da qualsiasi tipo di polarizzazione, di faziosità. E questo ancora un po’ ci manca, oggi.

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Credits / Henry Albert

La creatività quanto passa per il rifiuto del passato e quanto, invece, per aderenza alla tradizione?

La creatività non deve essere per forza un elemento di rottura. Ognuno deve ascoltarsi per capire quale siail proprio destino creativo. Ci sono artistiche realizzano dipinti a olio come li faceva Michelangelo, ed è ancora un modo bellissimo di fare arte. Altri,invece,trattanoil ready-made (tolgono agli oggetti di uso comune il loro contesto quotidiano): una strategia ugualmente valida. L’unica cosa che sento di dire è che bisogna tenere il mercato fuori dalle proprie ambizioni intime. Altrimenti è un altro lavoro: si fa i piazzisti o i venditori di fumo. È chiaro che anche le mie endorfine sono mosse dai social network e dagli indici di gradimento che riscontro nel mondo. Ma, in fondo, sono stimolatedi più se realizzoqualcosa che penso di aver fatto con la massima onestà e la massima cura. Con tanta cura, per citare un libro di Severino Cesari ( giornalista e editor italiano per la collana Stile Libero di Mondadori; èscomparso nel 2017, n.d.R.)

Tu come sei riuscito a conservarti”puro”?

Non so se sono puro fino in fondo, ma di certo cerco di mantenere la mia ambizione più profonda, che è quella di essere capito. Chiunque faccia un lavoro in cui si espone – dallo scrittore all’illustratore fino al cantante – cercal’applauso. Sente ildesiderio inarginabile di essere capito. Nel mio caso, si esprime nel tentativo dicomunicarmiagli altri nella maniera più sincera possibile. Èmolto complesso, ci vuole davvero molta cura.

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Credits / Henry Albert