Fumetti dal futuro, Simone Angelini: «I giovani tra 10 anni? Tribù di cacciatori di droni»

di Henry Albert

Siamo entrati nello studio del fumettista pescarese. Gli abbiamo chiesto di prestarsi a un gioco: immaginare – e disegnare – la generazione che ora ha tra i 25 e i 30 anni tra 10 anni. La domanda è semplice: che mondo troverà?

«La mia generazione è andata ormai allo sfascio, quella dopo di noi si trova nel mezzo e temo avrà molte più difficoltà: noi abbiamo avuto un minimo di stabilità familiare, economica, emotiva. Loro avranno dei genitori cresciuti nel disastro, saranno completamente soli». Simone Angelini, fumettista, classe 1980, è dotato di un pessimismo cosmico, o forse, come lui direbbe meglio, distopico. È autore dal tratto marcato e deciso – tra gli altri – di Anubi  (GRRRZ Comic Art Books, 2015) e 4 Vecchi di Merda (Coconino press, 2018), insieme a Marco Taddei.

«Mi sono reso conto che stavamo andando nella giusta direzione quando i personaggi che disegnavo diventavano dei simboli – racconta quando lo incontriamo a Pescara, dove abita - Anubi, fino a ora, è alla quarta ristampa». Il successo di 4 vecchi di merda, uscito a novembre, non si può ancora misurare: i dati delle vendite saranno disponibili ad aprile, ma si può dire senza esagerare che tra appassionati di fumetti e non, la storia del vecchio punk Colt sia stata accolta con interesse ed entusiasmo.

Simone ci ha fatti entrare nella sua casa pescarese, collegata da un giardino soleggiato allo studio dove lavora alle sue tavole. Quando lo abbiamo contattato, gli abbiamo chiesto di prestarsi a un gioco: immaginare – e disegnare – la generazione che ora ha tra i 25 e i 30 anni tra 10 anni. La domanda è semplice: che mondo troverà?

«Ho pensato – racconta mentre delinea tratti marcati su un foglio bianco con pennarello nero – che i giovani potrebbero unirsi in una sorta di tribù, dei cacciatori di droni di Amazon. Li vedo appostarsi sui tetti con i fucili che sta brevettando l'esercito statunitense proprio per il controllo dei droni. Li immagino tra gli alberi con la tuta mimetica.

Cacciano beni di prima necessità, ma anche attrezzature elettroniche. Gli acquirenti di Amazon sono le generazioni dopo di loro, che hanno fatto la rivoluzione e vivono nel lusso. Loro rimangono dei predatori condannati a una lotteria, degli emarginati che sanno di non potersi reinserire nella società».

Fumetti dal futuro, Simone Angelini: «I giovani tra 10 anni? Tribù di cacciatori di droni» foto 1

Un pessimismo cosmico, dicevamo. Ma una speranza c'è, quella della rivoluzione creativa «finché si può». Alza gli occhi dalla tavola e continua: «Temo che a un certo punto non si potrà più dire “pensiamo a un modo creativo per risolvere le cose”. Per citare Anubi, per esempio, la speranza per chi vive in provincia è quella di andarsene via, ma via dove? in un grande centro? I ragazzi dovrebbero e potrebbero unirsi, fare rete, trovare finanziamenti e creare una situazione favorevole in cui poter costruire. Anche vivere di fumetto, parlando di quello che ho vissuto sulla mia pelle, non è facile. Ci sono giovani che non passano dagli editori, si autofinanziano, vendono i loro prodotti alle fiere o pubblicano i loro lavori sui social, sapendo che potrebbero esser visti e notati. È bello, ma non è facile, provincia e non».

La prima pubblicazione di Simone Angelini arriva nel 2012, il vero riconoscimento del suo lavoro tre anni dopo, con Anubi. Il dio sciacallo con t-shirt bianca e una dipendenza dal Campari. Un dio in rovina con gli occhi dalla forma di stella che vive proprio in una piccola città di provincia della costa Adriatica, lontano dal suo Egitto. Un perdente, o come ci dice Angelini, «un Topolino tossico». L'immagine di Anubi, schiacciato dalla realtà in cui si trova a vivere, racchiude perfettamente la visione del fumettista.

Fumetti dal futuro, Simone Angelini: «I giovani tra 10 anni? Tribù di cacciatori di droni» foto 2

In un bellissimo passo del libro, il dio sciacallo dagli occhi di stella guarda il cielo e dice: «Certe volte il sole splende sulla città, ti sembra assurdo ma potresti anche decidere di rimanere qui per sempre, comprare una casa, mettere la testa a posto. Ma dura poco». Questo è Anubi.

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Poi, arriva 4 Vecchi di Merda. Siamo nel 2029, in una distopia post consumista. I ragazzi di oggi sono vecchi e, tramontato il boom tecnologico, vivono senza quasi cibo né lavoro. Per collegarsi a Internet si ritorna ai gettoni, il motto è «lavorare tutti, lavorare sempre», ma lavoro, appunto, non ce n'è. Nella piccola cittadina dove abita il vecchio chitarrista di una band punk, Colt, la priorità è sopravvivere, tra generazioni in lotta.

Nelle prime pagine del volume, si vede una vera e propria «caccia nella savana tra gazzelle e leoni: Colt è leone e i giovani le gazzelle, a loro volta in guerra tra di loro. In una società dove le ultime generazioni si sono rotte le scatole dei vecchi, visti come un peso che non produce nulla. Dove gli stessi ragazzi si dividono in due categorie: i passivi e i rivoluzionari, in qualche modo, però, manovrati dal potere».

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In questo mondo quasi post-apocalittico, Colt conserva – proprio come Anubi dagli occhi di stella – il segno dei fasti del passato. Una spilla e una passione che fa capolino: «Voglio suonà». Un mantra che ritorna scorrendo le pagine, riaccendendo la scintilla che lo porta ad abbandonare – anche se solo per qualche istante – la passività con cui vive e affronta la società. «Voglio suonà», dice.

Poi, c'è il nipote di Colt, Enki, «emblema di una generazione perduta che pur di sentire le sue radici si fa sottomettere e pur di avere un lavoro si lascia umiliare indossando un completo da coniglietta, tacchi compresi». E quando lo zio gli chiede di togliersi il costume e le scarpe alte, lui risponde: «Se li tolgo, come faccio ad abituarmi?».

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