Melegnano, parla il neonazista che ha partecipato alla manifestazione contro il razzismo: «Ho la mia ideologia, Bakary è un bravo ragazzo»

di Cristin Cappelletti

Martin Oranski è il ventenne di origine bulgara, da 15 anni in Italia, che insieme a un amico si è unito ai manifestanti della protesta per il giovane senegalese. Ed è stato cacciato: «Non sapevo per cosa stessero protestando. Non volevo provocare»

Martin, 21 anni, ha una croce celtica sul collo e un tatuaggio delle SS. Era uno dei mille partecipanti alla manifestazione contro il razzismo a Melegnano, organizzata in nome di Bakary Dandio, il ventunenne senegalese adottato da genitori italiani che nelle ultime settimane è diventato vittima di insulti razzisti. E nel giorno della solidarietà per Bakary è scoppiato un caso: i tatuaggi sul collo di Martin, simbolo di una chiara ideologia politica, hanno attirato le urla e le critiche dei presenti che hanno chiesto ai carabinieri che il 21enne, insieme a un altro amico, venissero portati via.

Martin Oranski, nato in Bulgaria, vive in Italia da 15 anni. «Bakary è un mio amico, quando sono arrivato non sapevo che il corteo fosse per mostrare solidarietà alla sua vicenda». Bakary in Italia è arrivato cinque anni fa. «Giocavamo insieme a calcio, è un bravissimo ragazzo», ha commentato Martin. «Le persone hanno iniziato ad attaccarmi solo per i miei tatuaggi, pensavano fossi andato per provocare».

Sono state forse proprio le svastiche, come quelle disegnate sui muri insieme alle minacce di morte, ad aver scatenato la reazione del corteo alla vista dei tatuaggi. «Io ho la mia ideologia ma condanno quanto è successo a Bakary. Non ho problemi con lui e in generale non ho problemi con nessuno, non vado in giro a guardare male le persone. Ho rispetto per tutti. E conosco persone di diverse culture, non è un problema».

«Mi aspettavo di ricevere degli attacchi – commenta Martin – ma la gente mi ha frainteso. Non era il mio intento provocare, ero presente come libero cittadino a una manifestazione pubblica, ma comprendo la rabbia», chiarisce. «Era una manifestazione anti-fascista e mi sono presentato con dei tatuaggi nazisti. Per loro era un'azione provocatoria, per me no. Penso di essere libero di andare dove voglio. Non volevo creare problemi».

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Martin Oranski

I suoi genitori sono «due lavoratori»: «Non siamo però come gli altri stranieri. Mi hanno dato del migrante, ma io non lo sono. Quando penso ai migranti penso a chi è venuto su un barcone». Anche Bakary è arrivato su un barcone, cinque anni fa, dal Senegal: «Non lo sapevo, ma lui è un bravo ragazzo», ribadisce Martin. Gli attacchi dalla strada sono continuati in rete. «Hanno tagliato delle parti dal mio video, facendomi emergere come la persona che non sono. Hanno manipolato l'intervista e le mie risposte».

Sulla scritta «Ammazza al Negar» Martin non ha dubbi:«Non ce n'era bisogno». E alla famiglia dice: «Tenete duro».