Un appello a razzisti e no-vax: giù le mani dai bambini

di Serena Danna

Da Melegnano a Roma, passando per Foligno, vecchie idee folli – degenerazione delle nuove battaglie identitarie e populiste – colpiscono anche i minori. Un segnale allarmante per il futuro della nostra società 

Foligno, Melegnano, Roma. Cosa unisce tre città italiane così profondamente diverse in questo tiepido febbraio italiano da dimenticare? I bambini. Maltrattati, feriti, offesi, banditi. Nella maggior parte dei casi proprio da chi avrebbe dovuto proteggerli. I vicini di casa, per esempio: come quelli della operosa cittadina lombarda dove, due volte in pochi in giorni, sono comparse scritte razziste contro Bakary, uno studente senegalese adottato da una coppia di italiani.

O gli insegnanti: come quello di Foligno, che – in nome di un presunto esperimento – ha costretto faccia al muro un bambino nigeriano, umiliandolo. O ancora i compagni di scuola e i loro genitori: quelli che non hanno vaccinato i figli impedendo così a uno studente affetto da leucemia in fase regressiva di tornare a scuola. Mentre i genitori no-vax difendevano le loro scelte, a pochi chilometri dalla scuola romana, un undicenne rom sorpreso a rubare in stazione veniva ferito da un italiano con un taglierino al grido di «Vi ammazzo tutti».

Se è vero, come affermava il teologo luterano Dietrich Bonhoeffer, eroe della Resistenza al Nazismo, che la prova di moralità di una società risiede in quello che fa per i suoi bambini, possiamo dire – senza dubbio di essere smentiti – di essere già vicini al grado zero. Ai tempi di Bonhoeffer, milioni di bambini non ariani furono sterminati dalla Germania nazista a causa di un'ideologia che voleva azzerare non individui, ma una razza. «Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo», scriveva Anna Frank nel suo mai troppo citato Diario. Cosa stiamo facendo per impedirlo?

I casi di Melegnano e Foligno hanno in comune un "corpo nero", che diventa vittima in quanto tale – non per la sua storia, le sue azioni, i particolari che definiscono l'identità unica ed eccezionale di ognuno di noi. Torna in mente Tra me e il mondo, la meravigliosa lettera di Ta-Nehisi Coates, uno dei più brillanti pensatori afroamericani, a suo figlio, scritta il giorno del suo quindicesimo compleanno. Con parole dure e asciutte, Coates spiega che a regolare la vita e la morte dei neri negli Stati Uniti è spesso solo il caso. E prima di qualsiasi altra cosa, suo figlio – un teenager nero nell'epoca di Trump – dovrà difendersi proprio dalla vulnerabilità strutturale del suo corpo, che è fragile oggi – nonostante il potere di Beyoncé e i social network – come ai tempi del Ku Klux Klan.

Le idee folli che riducono gli individui a corpi hanno ripreso a dominare il nostro fragile tempo, fino a permettere l'umiliazione di un bambino nero in aula, e a impedire a un bambino che lotta contro la leucemia di tornare a scuola per la forza delle bufale no-vax. Sulla Letturadel Corriere della Sera il sociologo Luigi Manconi ha scritto: «Non so se Salvini, Totolo (Francesca, autrice del post sulle unghie laccate della migrante Josefa rivelatosi poi falso ndr), e l'infinita schiera dei coreuti del Nuovo Conformismo Nazionale siano davvero cattivi, ma so che mostrarsi costantemente tali e parlare e gesticolare in tal modo, condizionando in qualche modo la loro sfera emotiva, li induce a considerare inevitabile, e addirittura giusto, non salvare tutti i corpi. Se i corpi da salvare sono troppi, si accetta la loro selezione. Il che è la premessa della disumanizzazione».

Coinvolgere i bambini nel circo delle degenerazioni delle nuove battaglie identitarie e populiste ci dice che rischiamo di essere già oltre il timore di Manconi. La mia generazione – quella nata negli anni Ottanta – vive le conseguenze delle azioni di padri e madri che hanno consegnato con troppa leggerezza un mondo in perenne crisi economica e sociale. Ma cosa diranno i nostri figli – i nipoti dei baby boomer – se consegneremo loro un modo dove, non sono saltati solo i pilastri economici e sociali, ma anche quelli umani? La risposta è già un'emergenza nazionale, da Melegnano a Roma.