«Ragazze, basta leggings, provocano i miei figli». La richiesta di una madre innesca la protesta

di OPEN

In una lettera aperta pubblicata sul giornalino di un’università dell’Indiana, la madre di quattro studenti protesta contro i pantaloni attillati indossati dalle studentesse. Ed è subito #leggingsdayND

Sembra che ogni tanto sia necessario ricordare che l'abbigliamento delle donne non è responsabile delle reazioni degli uomini. Secondo una madre di quattro studenti dell'università dell'Indiana infatti, la vista di ragazze con indosso dei leggings «Si imponeva dolorosamente» sui suoi figli, e rendeva difficile per i giovani ragazzi ignorare i corpi delle donne. «Sono solo una madre cattolica di quattro figli e ho un problema che possono risolvere solo le ragazze: i leggings», ha scritto Maryann White. 

White ha spiegato che durante la messa nella canonica dell'Università, un gruppo di donne di fronte a lei indossavano «leggins attillati» e «top molto corti». «Mi sono vergognata per queste giovani donne a messa», ha scritto la donna, «Pensavo a tutti gli altri uomini intorno a noi che erano obbligati a vedere i loro didietro». White ha concluso una lettera con un'esortazione alle studentesse dell'Università di Notre Dame: «La prossima volta, quando andate a fare shopping, pensate alle madri di figli maschi, e considerate l'opzione di comprare dei jeans». 

La lettera ha suscitato l'immediata reazione di molte ragazze del campus. Il comitato "Irish 4 Reproductive Health" ha indetto un "Leggings Pride", una giornata in cui gli studenti di Notre Dame di ambo i generi erano incoraggiati a indossare i controversi pantaloni. L'iniziativa è stata promossa per protestare contro la “retorica sessista centenaria» secondo la quale le donne sarebbero responsabili per le azioni degli uomini, incapaci di controllarsi. Molte ragazze hanno deciso di unirsi alla protesta condividendo foto in cui indossano leggings. 

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Nicole Waddick, una studentessa, ha affermato di aver preso parte alla contestazione perché «Il mio modo di vestire non dev'essere un invito a sessualizzare il mio corpo». Uno studente ha scritto una lettera in risposta alla donna, intitolata «Vestitevi come vi pare». In un commento su Facebook, Bruce Well, di 70 anni, ha scritto «Sono gli stessi commenti che sentivo, quando ero giovane, sulle camicie corte, mettetevi quello che volete! È il vostro corpo!».

«Le donne non dovrebbero scusarsi di portare leggings più di quanto gli uomini dovrebbero scusarsi di portare magliette attillate che mostrano i loro muscoli», ha scritto Michelli Ruiz, di Vogue. Se i leggings fossero una moda tra gli uomini, è difficile immaginare che madri di studentesse li pregherebbero di accantonare l'abitudine per evitare di «turbare» le proprie figlie.

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Non è la prima volta che questi pantaloni sportivi finiscono al centro del dibattito mediatico negli Stati Uniti. Nel 2017, United Airlines ha impedito a due ragazze che indossavano leggings di imbarcarsi su un volo. Nel 2015 un politico repubblicano del Montana ha proposto di metterli fuori legge. Fox News ha organizzato dei talk show per dibattere se gli uomini si sentissero a loro agio con donne in leggins intorno. L'anno scorso il New York Times ha pubblicato un editoriale intitolato «Ecco perché i leggins fanno male alle donne», sostenendo che le ragazze scelgono di indossare i pantaloni aderenti per essere sexy ma per liberarsi veramente dal patriarcato sarebbe meglio indossare pantaloni della tuta. 

Al di là delle diverse ragioni per cui una donna può scegliere di indossare questo indumento, la vera domanda è: perché, nel 2019, stiamo ancora dibattendo sulle reazioni maschili all'abbigliamento femminile? Forse se la smettessimo, ci avvicineremmo al giorno in cui indossare i jeans non sarà più un discriminante per determinare se una donna è stata stuprata (Cassazione, sentenza numero 1636-1999), o a quello in cui la domanda «Com'eri vestita?» non verrà più fatta nelle indagini sui casi di violenza sessuale. 

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