Cinque italiani e una millennial dietro la prima foto di un buco nero

29 anni, dottoressa, ricercatrice del Mit: ecco uno dei volti di scienza dietro la prima immagine di un buco nero, già ribattezzata «foto del secolo». Anche cinque italiani nel progetto 

Il 10 aprile è stato un grande giorno per la scienza, ma è stato anche un grande giorno per le donne della scienza. Katie Bouman, dottoressa e ricercatrice 29enne del Mit, ha sviluppato l’algoritmo che ha permesso di catturare la prima immagine della storia di un buco nero e ne ha seguito gli sviluppi di aggregazione assieme al team impegnato nel progetto Event Horizon Telescope.

La «foto del secolo»

Quella che già viene definita come «foto del secolo» raffigura un alone rosso costituito da polvere mista a gas che fa da corona a un enorme buco nero, situato nella galassia Messier 87 (M87) a 55 milioni di anni luce dalla terra.

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La prima immagine di un buco nero, al centro della galassia M57

La foto di Katie Bouman

La foto della Bouman, che ritrae la giovane sorpresa ed emozionata davanti allo schermo mentre il software da lei sviluppato riaggregava le immagini raccolte da 8 radiotelescopi distribuiti in tutto il mondo, è stata diffusa sui canali social ed è immediatamente diventata virale.

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Katie Bouman / Facebook – La ricercatrice 29enne che ha contribuito a catturare l’immagine della storia di un buco nero

La foto della dottoressa 29enne è subito stata associata a una delle fotografie più storiche che ritraggono le donne di scienza: la foto dell’informatica Margaret Hamilton con a fianco un’altissima pila di fogli contenente il codice per la missione spaziale Apollo, che lei e il suo team avevano sviluppato.

Le donne nella scienza

Storicamente, la figura delle donne nella scienza è spesso rimasta nell’ombra, il che ha comportato anche un mancato riconoscimento del loro valore e dei loro studi. Basti pensare che dal 1901 (anno di istituzione del Premio Nobel) al 2018, su 605 riconoscimenti assegnati per la medicina, per la fisica o per la chimica, solo 20 scienziate hanno ricevuto il più alto riconoscimento per i propri studi e per le proprie scoperte.

Le critiche alla Bouman

Anche nel caso della Bouman, però, sono piovute critiche da più parti, perché la scoperta è stata frutto del lavoro di circa 200 persone. La Bouman, dal canto suo, non si è mai intestata la scoperta, ribadendo anzi che l’immagine del buco nero è stata frutto di un duro lavoro durato anni e che ha visto coinvolto un’intera squadra multidisciplinare. «Nessuno di noi avrebbe potuto farlo da solo, è stato un risultato frutto del lavoro di diverse persone con diverse competenze: nessuno ci sarebbe riuscito da solo», ha precisato la dottoressa 29enne alla Cnn.

I cinque italiani nel progetto «Eht»

Nel team che ha lavorato per l’acquisizione dell’immagine del buco nero, composto da oltre 200 persone, ci sono anche 5 italiani che fanno parte del progetto Event Horizon Telescope. Due sono donne ricercatrici italiane: si tratta di Mariafelicia De Laurentis dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e di Elisabetta Liuzzo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna. Gli altri ricercatori italiani lavorano invece all’estero. Si tratta di Luciano Rezzolla, docente di astrofisica teoretica all’Università Goethe di Francoforte, Roberto Neri dell’Istituto di radioastronomia millimetrica di Grenoble e Ciriaco Goddi dell’Università di Leida.

Foto copertina: Katie Bouman / Facebook – La ricercatrice 29enne che ha contribuito a catturare la prima immagine della storia di un buco nero