Sanità umbra, nelle carte della Procura la mappa delle raccomandazioni

Nelle carte del Gip di Perugia la “squadra” che avrebbero pilotato i concorsi, le specifiche figure professionali a cui i candidati avrebbero avuto acceso senza merito, la dottoressa che si sarebbe ribellata al sistema corruttivo e i risvolti piccanti

Sono 23 gli indagati dalla procura di Perugia nell’ambito dell’inchiesta sui concorsi pubblici banditidalla sanità umbra. Nell’ordinanza emessa dal Gip Valerio d’Andria, la ricostruzione di una vera e propria mappa del sistema che avrebbe garantito ad alcuni candidati di scalare le graduatorie ai danni di altri partecipanti ai concorsi. I reati di cui sono accusati gli indagati a vario titolo sono numerosi: dall’abuso d’ufficio al falso ideologico e materiale, dal peculato alla rivelazione di segreti d’ufficio.

La “squadra”

Ma, al di là dei riscontri penali, l’espressione maggiormente utilizzata nell’ordinanza del Gip è «raccomandazione».Secondo i magistrati, infatti, esisteva un vero e proprio meccanismo oleato attraverso cui i politici locali raccomandavano ai funzionari coinvolti a vario titolo nel processo di selezione delle candidaturefigure amiche. Nelle carte, a proposito di questa rete organizzata, si fa esplicitamente riferimento a una «squadra».

I più altilivellidi questa macchina sarebbero staticostituitida una parte dai funzionari Emilio Duca, Maurizio Valorosi e Daniele Pacchiarini, dall’altra dall’assessore regionale alla Salute Luca Barberini, la presidentessa della regione Catiuscia Marini e Giampiero Bocci, segretario regionale del Pd umbro. A un livello più basso chi, secondo i magistrati, si occupava materialmentedella presunta alterazione delle procedure dei concorsi, che avrebbero agito attuando le disposizioni impartite dai Direttori dell’azienda sanitaria: si tratta del presidente, segretario e componenti delle commissioni esaminatrici.

I metodi di indagine

Per raccogliere indizi di reato il principale mezzo utilizzato è stato quello dell’intercettazione. In particolare a essere intercettatisono statiEmilio Duca, direttore generale dell’azienda sanitaria, e Maurizio Valorosi, direttore amministrativo. Per un breve periodo il cellulare di Duca è stato monitorato anche attraverso l’attivazione di un «captatoreinformatico(un trojan)» che ha permesso ai magistrati di documentare colloqui tenuti fuori dall’ufficio del dirigente.

I concorsi “truccati”

Gli illeciti sono stati riscontrati in diversispecifici concorsi per l’assunzione:

  • di un collaboratore sanitario (infermiere), a tempo determinato
  • di un dirigente medico di geriatria
  • deldirettore della struttura complessa di anestesia
  • di assistenti contabili
  • di due cauditori amministrativi
  • del dirigente medico anestesista
  • di collaboratoriprofessionali
  • di un dirigente sanitario biologico (ancora in corso)
  • di un incarico dirigenziale a tempo determinato per il servizio di “programmazione economico-finanziaria, degli investimenti e controllo di gestione delle aziende sanitarie nella regione umbra”

La dottoressa che si ribella alla «squadra»

La “squadra” che avrebbe messo in moto la macchina delle raccomandazioni agiva per proteggere sè stessa. Secondo i magistrati, in questo spirito, i dirigenti sanitari avrebbero punito con una sospensione di quattro mesi e una multa di 350 euro la direttrice della clinica che non si sarebbe prestata alla macchinazione. Si tratta. secondo i giudici, di Susanna Maria Esposito, proveniente da Milano, che non avrebbe acconsentito a produrre «false attestazioni»che coprissero l’assunzione di un genetista in una clinica pediatrica («Veniva inserito nonostante le sue competenze non fossero attinenti a quel reparto»). A Esposito, si legge nelle intercettazioni, sarebbe dovuta arrivare «una bastonata forte, di quelle che si fa male».

I risvolti hot

Ma nelle carte del Gip ci sono anche passaggi piccanti. Secondo quanto riportato dai giudici, fra un dirigente sanitario e una delle presunte «raccomandate»si sarebbero consumati in più occasioni rapporti sessuali, in special modo durante il periodo del concorso e della proclamazione dei vincitori del concorso stesso. I magistrati arrivano a ipotizzare che questi rapporti, slegati da una relazione sentimentale e consumati nell’ufficio del dirigente stesso, possano configurarsi, nell’ambito del reato di corruzione come «uno scambio tra le prestazioni sessuali e il conferimento dell’incarico». L’evidenzache irapporti siano proseguiti oltre l’assegnazione dell’incarico e che fra i due esistesse un’amicizia pregressa, per i giudici rendono però gli elementi a carico «equivoci e sostanzialmente inafferrabili».

Leggi anche