«Manifestazione fascista»: la procura di Milano indaga sul corteo dell’estrema destra per Ramelli

di Redazione

Al presidio hanno partecipato circa mille persone. Ci sono stati momenti di tensione quando le forze dell’ordine hanno dato il via a due cariche di alleggerimento per fermare il corteo non autorizzato dal prefetto

Dopo le polemiche e i tafferugli, la Procura di Milano ha aperto un'inchiesta sulla commemorazione di Sergio Ramelli, il militante 18enne di estrema destra che fu ferito a morte da due studenti di medicina attivisti di Avanguardia Operaia nel 1975. Le ipotesi di reato sono manifestazione fascista e manifestazione non autorizzata. Davanti al murale di Ramelli quasi tutti i partecipanti – un migliaio circa – hanno chiamato "il presente" e fatto il saluto romano: per questo è probabile che gli indagati siano diversi.

La prefettura – inizialmente – non aveva autorizzato il corteo. I manifestanti, però, si sono ritrovati lo stesso in piazza. Quando hanno cominciato a muoversi - un gruppo di neofascisti si sarebbe staccato per raggiungere la contromanifestazione antifascista - la polizia è intervenuta con due cariche di alleggerimento: due persone sono rimaste ferite, in modo non grave. Alcuni hanno accusato le forze dell'ordine «di essere stati manganellati». 

«Manifestazione fascista»: la procura di Milano indaga sul corteo dell'estrema destra per Ramelli foto 1

Durante il presidio un esponente di un gruppo skinhead ha perso conoscenza e si è accasciato a terra. Altri manifestanti gli hanno fatto un massaggio cardiaco e l'uomo ha ripreso conoscenza. Non è ancora chiaro se si sia trattato di un normale malore o se lo svenimento è stato una conseguenza dei tafferugli scoppiati con le forze dell'ordine.

Dopo i tafferugli, gli agenti hanno permesso ai militanti di estrema destra di proseguire il corteo e giungere a destinazione: davanti alla lapide di Ramelli, in mille hanno fatto il saluto romano per omaggiare il 18enne ucciso. Il "29 aprile nero" di Milano aveva già causato molte polemiche per i divieti imposti dalla Prefettura e criticati aspramente da qualche parlamentare. «Non si dovrebbe mai vietare un corteo – ha commentato Ignazio La Russa, attaccando le disposizioni del prefetto che ha autorizzato solo un presidio e non il corteo -. Non se si è svolto per anni senza incidenti. La mano tesa è un modo di commemorare dei morti non è apologia, e per chi lo fa c'è la magistratura, che infatti archivia perché non è reato».

Contemporaneamente al corteo di estrema destra, Anpi e Memoria antifascista hanno organizzato un presidio in piazzale Dateo e poi un breve corteo fino alla targa di Gaetano Amoroso. L'uomo venne accoltellato da estremisti di destra il 27 aprile 1976 e morì poi il 30 aprile successivo. Una corona è stata posta in via Uberti dove avvenne l'aggressione. «Noi abbiamo sempre condannato l'omicidio Ramelli e quello di Pedenovi. Ma bisogna applicare le leggi Scelba e Mancino e sciogliere le formazioni neofasciste», ha detto il presidente provinciale dell'Anpi, Roberto Cenati.