Salone del libro di Torino: l’editoria contro il fascismo

Un tripudio di cartelli, pannelli, e striscioni. Alcuni standisti li distribuiscono anche ai visitatori

Il caso Altaforte – la casa editrice di Francesco Polacchi e vicina a CasaPound – è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: nonostante la maggior parte degli editori abbia dato precise disposizioni agli standisti di non affrontare la questione pubblicamente, un Salone così schierato non si era mai visto.

E infatti i tre padiglioni del Lingotto Fiere di Torino sonoun tripudio di cartelli, pannelli, striscioni inneggianti all’antifascismo.Alcuni addirittura hanno stampato delle copie in più del logo Editoria Antifascista da distribuire ai visitatori.

La polemica è collegata ai fatti iniziati una settimana fa, con la notizia di Christian Raimoche da consulente della manifestazione letteraria ha rassegnato le dimissioni per via della presenza dello stand di Altaforte. Da lì in poi, una bagarre senza fine: prima il direttore del Salone, Lagioia, poi il comitato editoriale. E gli editori, e gli scrittori, i giornalisti e i fumettisti.

A mettere spalle al muro l’organizzazione ci hanno pensato il sindaco della città di Torino, Chiara Appendino, e il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, firmando un esposto presentato in Procura per bandire l’editore vicino a CasaPound. E così è stato.

Gli editori, forti della decisione presa, hanno comunque voluto manifestare la loro posizione, come a mettere in chiaro le cose: il Salone, Torino, sono antifascisti.

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