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«New faces»: imprese da under 30. TeiaCare, riportare l’innovazione dove c’è vita

in collaborazione con Eni

Prima un’app che mette in collegamento un braccialetto e uno smartphone per anticipare disfunzioni cardiache, poi un sistema di videocamere che, attraverso micro cambiamenti cromatici del viso, riesce ad annunciare gravi problemi di salute. Infine, i sensori per la rilevazione del movimento dei pazienti allettati: una startup che nasce dall’amore per chi ci ha messo al mondo

Sui libri di storia leggiamo racconti di persone che, con le loro imprese, hanno cambiato il mondo. Guglielmo Marconi aveva 21 anni quando inventò la radio, Ray Tomlinson stava per compierne 30 quando è riuscito a inviare la prima mail al mondo. Ma questo è il passato: «New faces» è la rubrica dedicata ai giovani che credono nelle proprie piccole rivoluzioni, oggi. Per innovare il domani.

Guido Magrin aveva iniziato da poco il corso di laurea in ingegneria informatica quando suo nonno viene colpito da un ictus. Non si poteva prevenire e, soprattutto, non esiste un modo per permettergli di vivere meglio la fase di degenza?

Nasce HeartWatch

«La storia della startup parte dalla storia di mio nonno: una fibrillazione atriale non diagnosticata l’ha portato a un ictus. E poi di lì in casa di riposo. Per quello ho iniziato a pensare come avrei potuto evitare quelle conseguenze», racconta Guido Magrin, 26enne originario di Monza. Nel 2018 viene premiata da EIT Health come startup digital health più promettente in Europa.

Lascia l’università di ingegneria informatica dopo due anni e si tuffa in un progetto: HeartWatch, un braccialetto per prevedere l’insorgenza di problemi cardiaci con un’accuratezza altissima. Poi il piccolo team sviluppa un sistema di videocamere che inquadrano il volto e riescono a cogliere micro cambiamenti cromatici: con l’intelligenza artificiale hanno trovato il modo di annunciare in anticipo l’insorgenza di problemi gravi.

Guido Magrin ospite della Milan Digital Week

«È affascinante salvare la vita delle persone con un normale braccialetto o dei sensori collegati a un software di intelligenza artificiale. Ma dal punto di vista economico, restano strumenti di prevenzione di élite che non potevano sfondare sul mercato» – spiega con lucidità Guido. – Allora mi sono detto: ok, per adesso nessuno vuole spendere queste risorse per una prevenzione così costosa. Allora riusciamo a migliorare la vita delle persone in casa di riposo, come quella di mio nonno?».

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Il team

«Siamo partiti a inizio 2015 con un’idea precisa: volevamo migliorare la vita degli anziani e dei pazienti delle case di riposo». In quattro anni la startup ha cambiato due nomi, «ma la visione è sempre la stessa – ci racconta Guido, – in un mondo dove ogni un’innovazione viene alla luce, pensiamo che le risorse e gli sforzi debbano concentrarsi su quello che dà o restituisce valore alla vita».

Luca Iozzia, 30 anni, socio di TeiaCare

Quando tutto è partito, Guido aveva 22 anni. «Oggi siamo tre soci, con me ci sono Luca Iozzia, che si è aggiunto nel 2016, e Roberto Salamina entrato a far parte del gruppo nel 2017. Entrambi hanno studiato ingegneria biomedica. Ho conosciuto Luca online, non su Tinder, ma durante il programma di accelerazione a Dubai, facendo ricerche di mercato su un gruppo Facebook. Roberto era un amico di vecchia data di Luca. Loro due hanno compiuto da poco 30 anni». Guido ne ha appena 26.

«Quello che facciamo è migliorare la prevenzione di cadute dal letto e la gestione della movimentazione della persona allettata. E lo facciamo attraverso una banale telecamera, la vera innovazione è nel software di elaborazione del video che riesce a estrapolare tutti i dati e le informazioni utili al personale».

Il compromesso con il mercato: TeiaCare

Il dispositivo su cui il team sta investendo è costituito da un sensore ottico posizionato sopra il letto del paziente. «Oggi, grazie a una telecamera collegata al nostro software siamo in grado di monitorare h24 i movimenti dei pazienti allettati. Abbiamo sviluppato anche una tecnologia in grado di rilevare i parametri vitali, ma per adesso il mercato ci chiede la soluzione per la movimentazione durante la residenza dei pazienti», racconta Guido.

Ma come cambia, dal lato pratico, il lavoro in una casa di riposo? «TeiaCare è un assistente digitale per infermieri e operatori sanitari. Da un lato offriamo loro una dashboard, uno schermo nel corridoio dov’è possibile vedere la situazione generale stanza per stanza. Hanno anche un’app installata nel tablet o nello smartphone che è collegata al software di monitoraggio in modo da inviare notifiche sullo stato di salute dei residenti. Periodicamente TeiaCare elabora un report che può essere inserito nella cartella clinica con parametri, movimentazioni. Questa scheda, mesa su mese, stanza su stanza, letto su letto, deve essere redatta dall’operatore. Il nostro sistema lo produce automaticamente».

HearthWatch, il primo progetto portato avanti dai tre ragazzi

Una rivoluzione in un settore in crescita, dato l’innalzamento dell’età media della popolazione. «Pensate che oggi, per legge, l’infermiere dovrebbe segnare ogni due ore qual è la posizione del paziente nel letto. Supina, sul lato sinistro e l’infermiere dovrebbe annotarla ogni due ore. Avete presente quanto tempo, moltiplicando le esigenze del singolo per tutti i letti di tutte le stanze di una struttura, TeiaCare fa risparmiare agli infermieri elaborando in autonomia queste schede?».

«Il problema del mondo sanitario, e non è una lamentela, è che ogni volta che proponi un progetto non basta dimostrare il beneficio sociale – spiega Guido, la cui startup rientra nell’ambito del digital health. – Ma per innovare nella sanità gli investitori vogliono vedere il saving che comporterà la tua idea, ovvero le possibilità di risparmio».

Accettando di incentrarsi su quella che è stata la richiesta maggiore del mercato, Guido ripercorre i passi di TeiaCare: «Gli step fondamentali sono i numerosi premi, i business angel che investono in te e ti permettono di aprire la tua prima sede: hai il tuo ufficio, a Milano, dai lavoro a 10 dipendenti e puoi permetterti con i soldi della capitalizzazione di continuare a fare ricerca e investire».

Logo di TeiaCare
Logo di TeiaCare

Ma il sistema TeiaCare conviene davvero?

Guido racconta che all’estero non esistono competitor di questo genere: «Negli Stati Uniti, in case di riposo di alto livello, è presente la figura del patient sitter, una persona che sta sempre in stanza con l’anziano. Un rapporto di uno a uno, ma questa soluzione ha un costo elevatissimo. Il patient sitter ha il compito di osservare e valutare i comportamenti a rischio. Noi facciamo la stessa cosa con un sensore ottico».

Potrebbe essere una soluzione anche per la mancanza di personale nelle strutture socio assistenziali. «In Italia andiamo a contrastare la forte carenza di caregiver: nel settore il tasso di assistenza ottimale lo si avrebbe con un caregiver ogni sei residenti. Oggi la proporzione è di uno a 40. È molto difficile l’intervento tempestivo con questi numeri e, soprattutto, ne risente la qualità del monitoraggio preventivo».

Al momento TeiaCare è stata implementata in una residenza ed è già in funzione. «Con i dati raccolti da gennaio 2019 – assicura Guido, – stiamo dimostrando a livello economico e qualitativo il vantaggio apportato dai nostri sensori e altre cinque case di riposo ci hanno chiesto di installare il nostro sistema di assistenza digitale».

Il vantaggio economico generale, che ovviamente cambia in ogni struttura e in ogni ecosistema sanitario, è in media di 5.000 euro a posto letto per anno. «Taglia i costi e aumenta la qualità», chiosa Guido.

Italia, giovani e startup: una triade possibile?

«Il pro di creare una startup in Italia è che l’ecosistema sta partendo adesso. Il contro è che l’ecosistema sta partendo adesso. Mi spiego: il vantaggio sta che, francamente, è semplice emergere se hai una buona idea. C’è poca competività, il costo del lavoro è basso rispetto alla media europea. Lo svantaggio è che essendo ancora un settore poco consolidato, la presenza di capitale non è elevata, i fondi specializzati, soprattutto in un settore crossover come nostro, il digital health, sono pochi: non è semplice far capire di cosa si tratta a chi ha disponibilità economiche ma una visione ancorata al passato», dice Guido.

Guido Magrin, il secondo a sinistra, invitato dalla Commissione europea

Ma racconta anche che «non è facile trovare e motivare i talenti perché in Italia i giovani spesso non percepiscono il valore di lavorare in una startup: spesso si preferisce lavorare in un grosso gruppo, tranquilli, non considerando i margini di crescita enormi in una nuova impresa innovativa».

Sguardi sul futuro

«L’obiettivo per i prossimi cinque anni è supportare al meglio il processo di presa in carico del residente in una casa di riposo e renderlo sempre più personalizzato. Oggi quello che succede è che tutti i pazienti si alzano alla stessa ora, mangiano alla stessa ora, vengono movimenti alla stessa ora. Con le nuove tecnologie si può supportare l’operatore facilitando una cura che tenga conto anche delle peculiarità del singolo – sostiene Guido, prima di fare un paio di esempi. – Banalmente? Restare un’ora in più svegli a leggere perché i parametri ci dicono che quel residente può farlo. Per non parlare dei vantaggi di monitorare i movimenti notturni che sollevano l’operatore da molti incarichi».

«Entro i dieci anni vogliamo garantire gli stessi servizi nel domicilio dell’anziano che ha bisogno di assistenza, senza forzarlo a trasferirsi in una casa di riposo – racconta con la voce piena di fiducia Guido. E infine gli chiediamo qualche consiglio. – I giovani possono fare innovazione in Italia e noi siamo una dimostrazione. Il consiglio che posso dare prima di iniziare un business in Italia e il viaggio. Si lavora bene in Italia dal momento che si è viaggiato, parlato con persone dei luoghi più lontani, altrimenti si entra nella spirale de “l’erba del vicino è sempre più verde”. Vai a vederla l’erba del vicino, impara i pregi e così saprai apprezzare la qualità di vita e le opportunità che l’Italia garantisce. Sì, si può fare».