La controffensiva di Di Maio e la difesa del governo. Patuanelli agli alleati: «Meno one man show»

Il capo politico M5s vola in Marocco per rivendicare l’importanza dell’accordo sui rimpatri, lontano dalle critiche interne e dalle polemiche sui sondaggi

Dal Marocco Luigi Di Maio difende l’accordo sui rimpatri dei migranti, essendo proprio in uno dei Paesi con cui Italia ha già un’intesa bilaterale. «Sempre al lavoro», scrive il ministro degli Esteri che in fase di chiusura della manovra economica aveva anche annunciato 20-25 milioni di euro per il fondo rimpatri.

Così il capo politico M5s prova a occupare lo spazio blindato, durante il precedente governo, da Matteo Salvini che pure non era riuscito a mantenere le promesse della campagna elettorale (aveva parlato di 600mila rimpatri, ma dopo un anno di governo era circa all’1% di quella cifra). A lasciargli spazio è il ruolo ‘tecnico’ della ministra dell’Interno Lamorgese, sebbene quest’ultima proprio oggi abbia rilasciato un’intervista – una delle pochissime fatte finora – a Repubblica.

Per Di Maio, il governo «deve proseguire per il bene del Paese e del Movimento 5 Stelle». Secondo il ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli questa è la fase «più delicata per il M5s dalla sua fondazione». Oggi in un lungo post su Facebook ha spiegato che nel Paese serve «più dialogo e meno one man show».

Mantenere in vita l’esecutivo serve ai 5 Stelle per superare la sconfitta in Umbria e i sondaggi poco entusiasmanti, oltre ovviamente alle tensioni interne. Significativa la mancanza di un nuovo capogruppo a Montecitorio: la prossima settimana ci sarà una nuova votazione. Ma finora nessuno dei parlamentari critici verso il capo politico M5s ha lasciato il gruppo.

Dunque, come se ne esce? Qualcuno spera in un intervento deciso di Beppe Grillo, che già aveva commentato sarcasticamente l’esito delle elezioni in Umbria. Ma proprio Luigi Di Maio era stato il meno convinto, tra i 5 Stelle, del patto civico con il Pd per le Regionali e sa di poter giocare questa carta ancora a lungo. La riorganizzazione interna del M5s non si concretizzerà prima della primavera. E in caso di voto anticipato, i parlamentari M5s al secondo mandato non potrebbero ripresentarsi.

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