Ocse: l’Italia è terza al mondo per debito pubblico

Il debito è diminuito rispetto al 2017, ma rimane comunque alto rispetto alla media Ocse del 110%. Al di sotto della media anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e il tasso di soddisfazione per i servizi pubblici

Non è un quadro lusinghiero quello che emerge dall’ultimo rapporto Ocse (intitolato «Uno sguardo al governo») sullo stato di salute del sistema italiano. Tra i 26 Paesi che aderiscono all’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’Italia si classifica agli ultimi posti per alcuni parametri importanti, come il debito pubblico e la fiducia verso le istituzioni. Meglio invece per quanto riguarda la rappresentanza delle donne in Parlamento e la valutazione dell’impatto normativo.

Italia terzultima al mondo per debito

Il Paese con il maggior debito al mondo è il Giappone (220% rispetto al Pil), seguito dalla Grecia e dall’Italia, al terzo posto. Si parla di un debito pari al 148%, diminuito rispetto al 2017 (152,9%) ma comunque lontano dalla media dei Paesi industrializzati (pari al 110%).

Lo stesso vale se il debito pubblico viene calcolato in termini pro-capite, ovvero per singola persona, l’Italia risulta comunque terza dopo il Giappone e gli Stati Uniti. Il debito italiano è composto principalmente – all’81% – da titoli di debito.

Fiducia ai minimi

Ultime posizioni della classifica anche per quanto riguarda la fiducia verso il governo: solo il 21% si fida, circa un terzo rispetto alla Germania (60%). Ma gli italiani sono anche il popolo meno soddisfatto e con meno fiducia rispetto ai principali servizi pubblici: solo il 45% è contento della sanità pubblica (la media Ocse è del 70%) e poco più della metà valuta positivamente il sistema di istruzione (58%).

Agli ultimi posti (dopo la Grecia) anche per quanto riguarda la fiducia nei confronti della giustizia: solo il 31% si dice soddisfatto. Pesano i tempi lunghi dei processi: per le cause civili senza contenzioso occorrono in media 400 giorni (in Danimarca 21) mentre i casi amministrativi durano in media 2 anni e mezzo.

Bene su quote rosa in parlamento e su Ria

Più virtuosi invece per quanto riguarda il lavoro femminile nel pubblico impiego dove quasi il 60% dei dipendenti pubblici è donna – di più rispetto ai livelli dell’occupazione generale dove le donne sono rappresentate circa al 40% (media Ocse 46%) – e in Parlamento dove le donne sono il 35,7% del totale (contro il 30,1% della media Ocse).

Bene anche per quanto riguarda l’attuazione del Regulatory impact assessment (Ria), il documento prodotto prima dell’introduzione di una norma governativa in modo tale da valutare il suo possibile impatto. L’indicatore per il Ria è aumentato dall’1,69 al 2,49 rispetto al 2014 per la legislazione primaria e dall’1,45 al 2,30 per la normativa subordinata.

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