Bolivia, scontri e violenze non si fermano. Il punto dopo le dimissioni (e l’esilio) di Morales

di OPEN

Il 13 novembre l’ex presidente è arrivato in Messico, circa tre settimane dopo le elezioni che hanno scosso il paese, gettandolo nel caos

Continua ad aumentare il totale dei morti in Bolivia (per il momentoI è fermo a 23 vittime confermate), dove è in corso una crisi politica diventata anche emergenza alimentare. Nella capitale, La Paz, sono stati spediti infatti dei beni di prima necessità per sopperire alla mancanza di scorte di cibo e di carburante.

Nel frattempo l’ex presidente Evo Morales si trova ancora in esilio in Messico dopo essere stato accusato di frode elettorale. La presidente ad interim Jeanine Áñez ha annunciato domenica 17 novembre che ci sarebbero state prossimamente altre elezioni, ma non è ancora chiaro quando e secondo quali modalità. Come si è arrivati a questo punto?

Perché Morales è fuggito?

Evo Morales è accusato di aver manipolato il processo elettorale a suo vantaggio durante le elezioni che si sono svolte in Bolivia il 20 ottobre. A dirlo è stata l’Organizzazione degli Stati americani, un’organizzazione internazionale di carattere regionale con sede a Washington D.C., composta di 35 stati indipendenti delle Americhe (tra cui gli Stati Uniti), a cui è stato riconosciuto lo status di osservatore dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. 

Le accuse riguardano la sospensione temporanea del conteggio dei voti per 24 ore, senza spiegazione. Una volta ripreso il conteggio, Morales godeva di un vantaggio rispetto al secondo partito leggermente superiore ai dieci punti percentuali che gli avrebbero permesso di vincere al primo turno, senza dover passare al ballottaggio. Essendo arrivato primo con il 47,07% dei voti rispetto al 36,51% dello sfidante Carlos Mesa, Morales ha dichiarato vittoria. 

ANSA / Evo Morales in un’intervista dall’esilio in Messico il 16 novembre 2019

Da quì le prime contestazioni e scontri in cui sono morte almeno tre persone. Morales ha successivamente accettato di organizzare nuove elezioni, ma la sua partecipazione è stata messa in dubbio dallo sfidante Mesa. Il capo delle forze armate, il Generale Williams Kaliman, ha poi chiesto a Morales di dimettersi «nell’interesse della pace e stabilità». 

Morales ha accettato ed ha annunciato le dimissioni dichiarando di non voler dare nuovi pretesti per la persecuzione dei leader socialisti, alcuni dei quali avevano subito gravi danni tra cui l’incendio delle proprie case. Denunciando quanto accaduto come «un golpe» Morales ha sostenuto che la sua vita fosse in pericolo.

E adesso chi governa il Paese? 

Al suo posto la vicepresidente del Senato, Jeanine Áñez, si è autoproclamata presidente ad interim, nonostante il boicottaggio da parte del partito di Morales, Movimiento al Socialismo (MAS). Dal suo esilio in Messico Morales ha dichiarato di essere intenzionato a tornare in Bolivia per finire il suo mandato.

All’ex presidente viene anche contestato il fatto di aver forzato le regole della democrazia a suo favore candidandosi per una quarta volta nelle elezioni di ottobre. In un referendum del 2016 una maggioranza aveva bocciato l’ipotesi di eliminare del tutto il tetto alle candidature che avrebbe permesso la ri-candidatura di Morales, ma il partito dell’ex presidente aveva fatto ricorso alla corte costituzionale, ribaltando il risultato e facendo abolire i limiti del tutto.

Qual è la posizione dell’Ue? 

Diversi paesi occidentali, tra cui il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno riconosciuto il governo ad interim. L’Ue si è sbilanciata di meno: l’ambasciatore Ue in Bolivia Leon de la Torre si è incontrato con Áñez e ha offerto il sostegno dell’Ue affinché vengano organizzate al più presto delle elezioni «credibili».

Nel frattempo l’emissario delle Nazioni Unite Jean Arnault ha invitato tutte le parti politiche a partecipare a dei colloqui di crisi in settimana, visto anche i grandi disagi nel paese per la continuazione degli scontri. 

ANSA / Jeanine Anez, il 15 novembre 2019

Perché continuano ad esserci scontri? 

Le proteste tra i sostenitori di Morales – principalmente dalle regioni in cui si coltiva la coca – e i suoi oppositori sono continuate in diversi parti del paese, soprattutto nei dintorni di Cochabamba, che ha visto scontri violenti tra le forze di sicurezza e i coltivatori di coca.

Venerdì 15 novembre, migliaia di manifestanti, principalmente indigeni, si erano radunati a Scaba venerdì mattina per chiedere il ritorno di Morales. La manifestazione è diventata violenta quando i manifestanti hanno tentato di attraversare un posto di blocco militare. Come riporta Il Guardian, secondo alcuni testimoni la polizia avrebbe aperto il fuoco sui manifestanti uccidendo nove persone.

Gli scontri in altre parti del paese invece stanno creando gravi difficoltà e disagi per quanto riguarda la circolazione e l’approviggionamento di beni di prima necessità. Nella capitale di La Paz, per esempio, i residenti sono costretti a passare ore in fila per ottenere alimenti di base come le uova e il pollo e beni di prima necessità come il carburante.

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