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Mandato di cattura internazionale per il vescovo Zanchetta, accusato di abusi sessuali

21 Novembre 2019 - 18:30 Henry Albert
In this Aug. 26, 2016 photo, former Bishop of Oran Gustavo Zanchetta participates in negotiations with border workers in Oran, Salta, Argentina. In August 2017, Pope Francis accepted Zanchetta's resignation after priests in the remote northern Argentine diocese of Oran rebelled under his authoritarian rule and sent reports to the Vatican embassy in May or June of 2017 alleging abuse of power and sexual abuses with adult seminarians, the former vicar said. (ANSA/AP Photo/Javier Corbalan) [CopyrightNotice: Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.]
Il prelato, vicino a papa Francesco, dovrebbe trovarsi in Vaticano
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L’ordine arriva dall’Argentina, dalla magistratura di Salta, per mano della pm María Soledad Filtrín. Il vescovo Gustavo Zanchetta è accusato di aver abusato sessualmente di due seminaristi e deve essere riportato in patria.

Zanchetta, che papa Francesco ha nominato Assessore dell’Apsa (l’ente che si occupa del patrimonio ecomonico della Santa Sede), è stato richiamato in Vaticano nel 2017. Dall’Italia il vescovo non ha risposto alle ripetute telefonate e email che gli notificavano degli atti processuali in corso nel suo Paese d’origine.

I problemi di condotta del vescovo iniziano nel 2015, quando un allarme «informale» porta all’attenzione della Santa Sede dei selfie nei quali Zanchetta appare «in pose oscene e inappropriate».

Bergoglio ha parlato poco della vicenda ma a un’emittente televisiva messicana ha spiegato: «si è difeso dicendo che lo avevano hackerato, e si è difeso bene. Allora di fronte all’evidenza e a una buona difesa resta il dubbio, ma in dubio pro reo».

La presenza di Zanchetta in Italia sarebbe dovuta a una terapia che sta seguendo a Madrid. Non è previsto nessun accordo di estradizione tra Argentina e Vaticano, per cui l’ultima parola sui problemi e le sorti del vescovo argentino spetterà a papa Francesco.

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