Cina, il riso inquina meno da decenni? Il problema rimane il carbone

Secondo lo studio pubblicato sulla rivista Environmental research letters, negli ultimi 50 anni le coltivazioni hanno ridotto del 70% le emissioni di gas serra

La produttività delle risaie cinesi è in aumento. Secondo lo studio pubblicato sulla rivista open access Environmental research letters, negli ultimi 50 anni le coltivazioni hanno ridotto del 70% le emissioni di gas serra.

La ricerca è stata prodotta con l’appoggio di diverse istituzioni accademiche della Repubblica popolare cinese. I risultati sono stati poi diffusi dall’Agenzia di stampa ufficiale del Governo di Pechino Xinhua.  

Il problema però non sembrano essere le emissioni derivate dalla produzione di riso. Quel che preoccupa è l’aumento del consumo di carbone, che evidentemente non è compensato dai virtuosismi agricoli cinesi, come spiega un report pubblicato recentemente dal Global energy monitor

Global Energy Monitor/Da gennaio 2018 a giugno 2019, i paesi al di fuori della Cina hanno diminuito la loro capacità totale di carbone di 8,1 GW, mentre la Cina ha aumentato la sua flotta di carbone di 42,9 GW.

Lo studio sull’impatto del riso cinese

Il riso è quanto di più caratteristico dell’agricoltura cinese, soprattutto nell’immaginario occidentale. Ma secondo gli autori sarebbe anche «una fonte primaria di gas serra». A seguito all’introduzione di nuove varietà, negli ultimi decenni sono avvenuti diversi cambiamenti nel settore. 

Fino a oggi «le modifiche alle emissioni non sono state valutate in modo esaustivo», spiegano i ricercatori. La revisione di cui trattiamo riguarda studi precedenti svolti sul campo, valutando l’impatto relativo all’aumento della resa delle colture, dovuta alle nuove tecniche e al trasferimento di molte attività verso il Nord del Paese.

Parliamo di un aumento di resa pari al 131%, a cui i ricercatori associano una riduzione delle emissioni che non è uguale in tutti i casi, ma varia tra il 7% e il 42%. Una particolare tendenza al ribasso delle emissioni si sarebbe registrata prima del nuovo millennio, con una tendenza che è continuata anche negli anni successivi, ma in maniera piuttosto lenta.

Quel 70% a cui si fa riferimento nello studio riguarda la riduzione totale delle emissioni nelle pratiche agronomiche analizzate nell’arco di 50 anni: si tratta di tendenze che non si discosterebbero dalle statistiche degli altri Paesi, senza tener conto che dagli anni 70 al 2009 si registra complessivamente un aumento delle emissioni pari al 65%.

«I risultati sono simili alla riduzione delle tendenze in tutto il Mondo in questo periodo (Tubiello et al 2014), fornendo importanti riferimenti per altri paesi in via di sviluppo.

Tuttavia, secondo risultati recenti del modello le stime hanno mostrato che l’emissione di [gas serra] è andata gradualmente aumentato del 65,8% dai primi anni ’70 al 2009 (Zhang et al 2011)».

Nella conclusione dello studio i ricercatori fanno inoltre presente che dovranno essere necessarie ulteriori ricerche, analizzando i diversi metodi di irrigazione, in modo da ridurre l’incertezza delle loro stime. Infine, la mitigazione potenziale delle emissioni risulterebbe limitata nel futuro.

«La mitigazione dei gas a effetto serra dovrebbe evolversi nel tempo – continuano gli autori – è essenziale indagare le interazioni tra i fattori di gestione nonché le concomitanti condizioni climatiche e [in rapporto col suolo] nella scala appropriata».

Pixabay/Coltivazione di riso in Cina.

Ma la Cina continua ad aumentare le sue emissioni altrove

Intanto la Cina non cessa di costruire centrali elettriche a carbone. Il fatto è preoccupante, parliamo infatti di quello che è stato definito il più grande consumatore mondiale di energia. In totale sono stati messi in cantiere impianti che copriranno circa 148 Gw. In Europa, le centrali a carbone arrivano in tutto a 149 Gw.

Tutto il mondo segue la tendenza cinese di ridurre le emissioni dovute alle attività agricole, ma se volgiamo lo sguardo alle centrali a carbone siamo agli antipodi. Secondo il capo del Global energy monitor Ted Nace «ciò che viene costruito in Cina sta compensando da solo quello che sarebbe l’inizio del declino del carbone, nella [sua] continua crescita».

Sebbene a seguito delle pressioni internazionali la Cina abbia arrestato, in parte, la produzione di centrali a carbone nel 2016, pian piano questa tendenza sembra proseguire per tenere in piedi un’economia che ha un ritmo di crescita più lento rispetto ai primi anni ’90.

Risaie a parte, la Cina continua a essere il più grande emettitore di gas serra al mondo. Secondo il rapporto del Global energy monitor, nella prima metà del 2019 il ritmo nella costruzione dei nuovi impianti a carbone in Cina è aumentato del 5%. Attualmente sono confermati circa 121 Gw di centrali a carbone in costruzione.

Global Energy Monitor/Le aggiunte di capacità netta di carbone continuano in Cina (barre blu), ma nel resto della capacità mondiale si è ridotta di 2,8 GW nel 2018 e di 0,3 GW nella prima metà del 2019 (barre marroni).

Foto di copertina: Global Energy Monitor/Out of Step CHINA IS DRIVING THE CONTINUED GROWTH OF THE GLOBAL COAL FLEET/Una centrale a carbone.

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