Omicidio Sacchi, è il giorno di Anastasia: le domande senza risposta e i nodi che la 25enne potrebbe sciogliere

Oggi è il giorno dell’interrogatorio della fidanzata di Luca Sacchi. Sono ancora molti i nodi da sciogliere attorno all’omicidio del giovane, molte delle risposte potrebbe fornirle proprio Anastasia. Ecco quali

«Noi eravamo lì per il fratellino più piccolo che stava dentro al pub, Luca non è quello che dicono, Luca è l’amore, non ci possono essere altre cose per definirlo». Sono passati 40 giorni da quando Anastasia Kylemnyk, la fidanzata di Luca Sacchi, pronunciava queste parole ai microfoni del Tg1.

È stata l’unica volta che ha parlato della morte del fidanzato, negando che in mezzo ci fosse un affare di droga, portando avanti la storia della rapina finita male. In questi 40 giorni è diventato man mano sempre più evidente il ruolo della 25enne, e a leggere l’informativa del Carabinieri sembra davvero siano lei e Giovanni Princi i protagonisti della vicenda che ha portato alla morte di Luca.

La dinamica dell’omicidio è stata sostanzialmente chiarita dopo la svolta nelle indagini che ha portato all’arresto – oltre che di Pirino e di Del Grosso, considerati gli esecutori materiali dell’omicidio – anche di Giovanni Princi e Marcello De Propris, che avrebbe fornito l’arma con cui Del Grosso ha sparato contro il 24 enne.

Anastasia è indagata, per lei è scattato l’obbligo di firma e oggi, 4 dicembre, potrebbe rompere il silenzio e chiarire davanti al gip i dubbi che ancora rimangono su di lei e il suo ruolo nella trattativa.

Quanti soldi nello zaino e chi glieli ha dati?

Dove sono finiti i soldi che erano nel suo zainetto? Dalle immagini fornite ai carabinieri da uno dei testimoni si vede la ragazza «sdraiata sul corpo esanime di Sacchi. In quel frangente, Kylemnyk Anastasia non indossa alcuno zaino», si legge nell’informativa. Lo zaino sarebbe stato strappato alla giovane da Del Grosso e Pirino e ritrovato poche ore dopo l’omicidio (anche se un altro testimone ha avanzato il dubbio che ne avesse due), ma dove sono finiti i soldi? Ed erano davvero 70mila euro come ipotizzano gli inquirenti?

La somma è fondamentale per capire la portata della trattativa. La giovane inoltre potrebbe anche aiutare a risalire all’identità del presunto finanziatore, un terzo uomo, che avrebbe fornito il denaro per la droga. E potrebbe aiutare a risolvere un nuovo mistero che riguarda il bancomat di Luca. La scomparsa era stata denunciata dal padre quattro giorni dopo l’omicidio.

Un altro dubbio che la giovane potrebbe chiarire emerge sempre dall’informativa: perché ha seguito i carabinieri nel negozio di tatuaggi? Era un modo per controllare i loro spostamenti? A raccontarlo nel verbale è il titolare del negozio.

«Aggiungo che mentre i Carabinieri mi stavano smontando l’apparato suddetto, all’interno del mio esercizio entrava una ragazza, ricordo di circa 20 anni, con i capelli rossi, la quale gentilmente mi chiedeva se poteva andare al bagno. Io rispondevo di sì e gli indicavo dove fosse, uno dei militari presenti mi faceva notare che la ragazza appena entrata era la fidanzata del giovane che era stato vittima dell’attentato. Dopo alcuni minuti la stessa usciva dal negozio e notavo che si metteva seduta sul marciapiede di fronte il vicino negozio di gommista».L’uomo fa sapere inoltre «che nello svuotare il cestino della carta, i fazzoletti presenti erano sporchi di sangue».

I rapporti tra lei e il gruppo di Del Grosso

Le immagini registrate dall’auto di Tommaso Canessa, un altro testimone, mostrano inoltre un primo contatto tra il gruppo di Anastasia e quello di Del Grosso. «Nella circostanza i fotogrammi documentano la presenza in via Teodoro Mommsen di Sacchi Luca, Kylemnyk Anastasia e Marino Munoz Domenico Costanzo […] in quel frangente si nota sopraggiungere un’autovettura Smart, modello Forfour (l’auto su cui viaggiavano Del Grosso e Pirino ndr)».

In quel momento la registrazione si interrompe, ma pare chiaro che sia stato quello il momento del primo incontro, quello in qui probabilmente il gruppo di Del Grosso verificava la presenza dei soldi necessari a concludere la trattativa.

Perché l’urgenza di spostare l’auto

Poi c’è la questione della sua macchina, spostata in fretta proprio mentre Luca era in ospedale in fin di vita. Veniva utilizzata come deposito di droga? E a chi era destinata la droga? Si trattativa davvero solo di marijuana o la partita era più grossa, ipotesi rafforzata dal ritrovamento della cocaina nell’auto di Pirino?

Sono tutte domane a cui oggi la giovane potrebbe essere chiamata a rispondere nell’interrogatorio. La ragazza, indagata per droga e sottoposta all’obbligo di firma, potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere, come gli altri indagati. Le risposte però potrebbero arrivare lo stesso dall’analisi del suo cellulare in mano agli inquirenti. Lei utilizzava l’app Signal per criptare i messaggi, ma la memoria del telefono potrebbe sciogliere alcuni dei nodi che rimangono su questa vicenda.

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