Le ombre del terrorismo nero sull’omicidio di Piersanti Mattarella: i sospetti riemersi di Giovanni Falcone

La Commissione Antimafia ha desecretata l’audizione di Giovanni Falcone in cui emerge l’ipotesi di intreccio tra Cosa Nostra e i Nar

«È un’indagine estremamente complessa perché si tratta di capire se, e in quale misura, la “pista nera” sia alternativa a quella mafiosa, oppure si compenetri con quella mafiosa. Il che potrebbe significare altre saldature, e soprattutto la necessità di rifare la storia di certe vicende del nostro Paese, anche da tempi assai lontani». 

Così diceva Giovanni Falcone nel 1988 circa l’omicidio di Piersanti Mattarella, presidente della regione Sicilia ucciso nel centro di Palermo il 6 gennaio 1980. Il verbale dell’audizione davanti alla commissione parlamentare, datata 3 novembre 1988, del giudice antimafia è stato desecretato dall’attuale Commissione parlamentare Antimafia. 

All’epoca Falcone stava indagando su alcuni esponenti dei Nuclei Armati Rivoluzionari, tra cui il capo dei Nar Giusva Fioravanti e il militante neofascista Gilberto Cavallini, entrambi successivamente assolti dall’accusa Procura (sino alla sentenza della Cassazione) per assenza di sufficienti prove. 

E se per l’omicidio di Piersanti Mattarella sono stati condannati alcuni componenti della Cupola di Cosa nostra in quanto mandanti, resta ancora il mistero su cui siano stati gli esecutori materiali dell’omicidio. «Si tratta di omicidi di matrice mafiosa – proseguiva Falcone nell’audizione dell’88 – ma il movente non è sicuramente mafioso, o comunque non è esclusivamente mafioso».

E questa «materia incandescente» (così come la definì Falcone, ndr) che vede incrociarsi e intrecciarsi mafia e terrorismo nero si è resa ancor più verosimile, a distanza di decenni, da quanto il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi ha riaperto – un anno fa – l’inchiesta sull’assassinio di Piersanti Mattarella, per dare un nome agli esecutori materiali dell’omicidio. 

E tra gli elementi di particolare rilevanza individuati dai Ros, nel lavoro di ricostruzione e di connessione tra i delitti e armi utilizzate dai terroristi neri dei Nar, l’attenzione si è concentrata su una Colt modello Cobra calibro 38 special. L’arma venne utilizzata dal killer neofascista Gilberto Cavallini nell’omicidio del magistrato Mario Amato il 24 giugno 1980 a Roma, sei mesi dopo l’omicidio di Piersanti Mattarella. 

La calibro 38 venne indicata dal pentito Walter Sordi quale arma utilizzata dai Nar per uccidere il magistrato. Ma la pistola, stando a quanto riferito dal pentito, era «delicata» e presentava «dei difetti», tra cui la possibilità di incepparsi, proprio come avvenne con la pistola utilizzata nell’omicidio Mattarella, quando la pistola si inceppò dopo 4 colpi e gli esecutori materiali dell’omicidio ne utilizzarono un’altra. 

Inoltre la tipologia di proiettili utilizzati in entrambi gli omicidi risulta essere «coincidente», il che fa pensare agli specialisti dell’Arma che vi sia una possibilità molto alta che l’arma utilizzata sia stata la medesima in ambedue gli omicidi; un’ipotesi che, al momento, non può diventar certezza in assenza di altri elementi, a causa del deperimento dei reperti. 

Ma la «coincidenza» tra l’omicidio di Piersanti Mattarella e quello di Mario Amato non fa che confermare le ipotesi del magistrato Falcone dell’Ottantotto, allungando l’ombra nera sulla pista mafiosa dell’omicidio del presidente della Regione Sicilia e fratello dell’attuale Presidente della Repubblica italiana. 

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