Open Arms soccorre 44 persone: «Dimenticati dall’Ue, ora in salvo». E sono 119 i migranti a bordo della Sea Watch

Sono tutti uomini a bordo di una piccola imbarcazione alla deriva da due giorni. Erano in stato di ipotermia grave e in «condizioni critiche»

Neanche il tempo di tornare in mare che la nave Open Arms – salpata ieri, 9 gennaio, dal porto di Siracusa – ha soccorso al largo della Libia 44 persone. Si tratta di migranti, tutti uomini, a bordo di una piccola imbarcazione alla deriva da due giorni: erano in stato di ipotermia grave e in «condizioni critiche». «Senza benzina, iniziavano a imbarcare acqua – prosegue la ong – Dimenticati dalla Ue, ora sono in salvo a bordo».

https://twitter.com/openarms_it/status/1215636034249207808

Il primo sbarco dell’anno a Lampedusa

Intanto un barcone con 97 migranti è stato avvistato al largo di Lampedusa dalle motovedette della Guardia di Finanza. I migranti, salvati dalla Guardia costiera, sono stati portati nel centro d’accoglienza di contrada Imbriacola dove non c’erano ospiti. Si tratta del primo sbarco del 2020 sull’isola siciliana.

119 persone soccorse da Sea Watch 3

Nelle ultime 24 ore, invece, Sea Watch 3 ha soccorso 119 persone nel Mediterraneo centrale: ieri mattina erano 60 i migranti (53 uomini e 7 donne, di cui 31 minori) tratti in salvo su un gommone in pericolo a circa 24 miglia dalle coste libiche. Poco tempo prima l’imbarcazione, ha spiegato l’ong, aveva documentato il respingimento, da parte della Guardia costiera libica, di 150 persone stipate su due gommoni.

https://twitter.com/SeaWatchItaly/status/1215239277279354880

Terminato il primo soccorso, la nave ha rintracciato anche una seconda imbarcazione, avvistata poi da Moonbird, l’aereo di ricognizione della Sea Watch. Così sono stati tratti in salvo altri 10 uomini e 7 donne, di cui 9 minorenni (tutti libici) che si trovavano su un barcone in zona Sar libica.

L’ultimo intervento, stavolta nei pressi di Malta, ha portato in salvo 42 persone in preda al panico e con alto rischio di ipotermia.

«Sea-Watch – spiega l’ong – non ha ancora ricevuto alcuna risposta alle comunicazioni ufficiali inviate dal ponte rispetto ai soccorsi effettuati».

Foto in copertina di repertorio

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