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Anestesia integrata a Pisa: il caso della paziente operata con la medicina alternativa

Agopuntura e omeopatia in pazienti affetti da Sensibilità chimica multipla. Abbiamo contattato uno dei medici che ha partecipato all’operazione e un revisore esperto per capire cosa è successo realmente

Agli inizi di gennaio è comparso un articolo dove si parla di una paziente pluriallergica operata con elettroagopuntura e preparati omeopatici. Cerchiamo di capire meglio cosa è successo realmente, visto che parliamo di pratiche piuttosto controverse.

L’intervento a cui si fa riferimento risale al 19 dicembre 2019 e riguarda una parte molto importante dell’operazione: quella dell’anestesia. I fatti sono avvenuti presso le strutture dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana (Aoup).

Il resoconto che ne abbiamo dai quotidiani locali non è molto preciso, oltre a presentare diverse lacune che non fanno comprendere bene il contesto. Lo stesso dottor Filippo Bosco, primo anestesista del team di chirurgia robotica del Aoup che ha svolto l’intervento, spiega a Open che gli articoli dove viene riportata la vicenda sono piuttosto imprecisi.

Secondo il comunicato stampa del Aoup si è trattato di un intervento di «anestesia integrata», dove per il controllo del dolore sono stati sostituiti gli oppioidi e antidolorifici «integrando la medicina complementare», con «elettroagopuntura» e «preparati omeopatici».

«In Aoup sono stati effettuati circa 80 interventi in anestesia integrata – prosegue il comunicato – prevalentemente nel Centro senologico, diretto dalla professoressa Manuela Roncella, ma anche in altre branche chirurgiche.

L’anestesia integrata può quindi essere una valida opzione nelle situazioni ove il trattamento del dolore intra e postoperatorio non può essere trattato con oppioidi e analgesici o qualora ci fosse un’esplicita richiesta del paziente di non voler assumere tali farmaci».

Secondo la Federazione italiana delle associazioni dei medici omeopati (Fiamo), per medicina integrata si intende il trattamento dei pazienti integrando la medicina convenzionale con quella complementare, ovvero un insieme di pratiche «esistenti parallelamente a quest’ultima, in attesa di vaglio autorevole sulla loro validità». 

Per quanto riguarda l’anestesia integrata di cui trattiamo, secondo il comunicato Aoup parliamo di «una tecnica che va utilizzata su pazienti selezionati e adeguatamente preparati così come esperto deve essere il personale sanitario».

Anestesia integrata e Sensibilità chimica multipla

Abbiamo quindi chiesto al dottor Bosco che genere di patologia avesse portato la paziente a essere trattata con tecniche alternative.

«Si tratta di una paziente pluriallergica, ovvero con Sensibilità chimica multipla (Mcs) – spiega il medico – dodici anni prima aveva avuto un intervento per effetti collaterali dovuti ai farmaci usati in anestesia, facendosi 19 giorni di terapia intensiva. Per un anno e mezzo la paziente ha dovuto fare anche una riabilitazione respiratoria».

Questo è un indizio importante, visto che la Mcs si è rivelata essere più probabilmente una malattia psicosomatica, dovuta a suggestioni che portano i pazienti ad avere sintomi reali. Secondo l’allergologo Theodor Randolf (il primo a teorizzare la Mcs), questa patologia sarebbe dovuta a una saturazione dell’organismo ai prodotti sintetici.

Come si evince anche da un articolo dei colleghi di Butac, tra i sostenitori della «tesi neurotossica» troviamo soprattutto gli omeopati. In uno studio del 2008 pubblicato su Clinical Toxicology i pazienti sottoposti a un esperimento in doppio cieco mostravano i sintomi della Mcs anche se erano assenti gli agenti a cui erano convinti di essere allergici. 

Ad oggi non risulta nessuno studio in doppio cieco che smentisca la natura psicosomatica della Mcs. Questo non significa che chi ne è affetto sia un paziente di serie B, ed è coerente con quanto sappiamo delle medicine alternative, le quali si spiegano molto bene con l’effetto placebo. Stando alle più autorevoli revisioni sistematiche l’omeopatia non fa eccezione.

«Abbiamo dalla cartella clinica la consulenza di un allergologo che dice di non usare determinati farmaci – continua Bosco – sottoposta ad un antibiotico si è messa a tossire e ha avuto una crisi asmatica: risulta quindi allergica.

Dalla relazione del allergologo tramite test cutanei, sia a una sostanza farmacologica sia non farmacologica, è risultata positiva all prima. Vogliamo chiamarlo placebo? A me questo non interessa».

Il dottor Bosco effettivamente non si definisce omeopata e dichiara di non essere interessato alle ragioni per cui il trattamento con elettroagopuntura e omeopatia sia andato a buon fine, mentre ritiene più importante dal suo punto di vista il risultato.

«Questa paziente non può fare terapie oncologiche – spiega Bosco – perché è stata sottoposta a mastectomia alla mammella destra, con contestuale ricostruzione con lembo cutaneo di grandorsale: quattro ore e mezzo di intervento. Essendo pluriallergica per via della sua storia clinica, è stata sottoposta a questo tipo di anestesia. 

Visto che non siamo degli stregoni abbiamo fatto tutto in ambiente protetto, dove adiacente alla sala operatoria c’è la terapia intensiva, perché in caso di reazione avversa i pazienti vanno intubati e portati lì, sottoposti a manovre rianimatorie. Altro che placebo». 

Come è avvenuto l’intervento e il ruolo delle Medicine alternative

L’intervento di anestesia non è avvenuto però esclusivamente con elettroagopuntura e omeopatia. «Gli unici farmaci che ho usato in tre interventi sulla stessa paziente – continua il medico – sono il Sevorane (un gas alogenato, usato per l’induzione e il mantenimento dell’anestesia) e il Rocuronio (un tipo di curaro usato per bloccare i muscoli)». 

L’uso dei trattamenti alternativi riguarda la parte analgesica. «Nell’intro-operatorio normalmente si usano gli oppiacei, nel post-operatorio dei Fans o degli oppiacei più moderati – spiega Bosco – ma a questi la paziente risultava allergica. Allora li ho sostituiti con elettroagopuntura e Arnica montana (come anti-infiammatorio e anti-dolorifico), in granuli diluiti alla 15Ch».

Omeopatia

Anche quest’ultimo indizio suggerisce che possa aver giocato un ruolo il placebo. Stando alla chimica infatti, l’omeopatia non può essere efficace, in quanto già alla dodicesima diluizione non vi è più traccia di principio attivo: si tratta di un limite fisico ben noto. Citiamo a titolo di esempio un calcolo svolto per il Cicap dal chimico e debunker sperimentale Luigi Garlaschelli:

«E’ facile fare qualche calcolo; consideriamo per semplicità una sostanza con peso molecolare pari a 100 (per es. CaCO3). Un grammo di essa in 100 mL di soluzione, quindi alla 1CH ) contiene 6.022 . 1021 molecole.

Una diluizione 2CH conterrà 10-2 grammi e 6.022 . 1019 molecole. Una diluizione 11CH conterrà 10-20 grammi e 6.022 . 10molecole. Una diluizione 12CH (attenzione!) conterrà 10-22 grammi e 0.6022 molecole.

Nei 100 mL non resta nemmeno una molecola. Se ora si continua (fino alla 30C e oltre) si diluirà dell’acqua con altra acqua».

Elettroagopuntura

Sul funzionamento della stimolazione elettrica tramite l’uso di aghi, il medico ci ha fornito una spiegazione piuttosto chiara.

«L’elettroagopuntura è molto utilizzata in chirurgia in certi Paesi – spiega Bosco – ed è diffusissima in Estremo oriente. Dà un effetto analgesico, ottenuto attraverso l’innalzamento della soglia del dolore con un incremento del livello di sostanze morfino-mimetiche, prodotte direttamente dal paziente.

Questo perché noi andiamo a stimolare queste sostanze endogene attraverso la combinazione di punti che stimolano recettori muscolari profondi.

Si attiva così il sistema oppioide endosinergico. Ci sono studi di elettrofisiologia risalenti agli anni ’70 che dimostrano come, stimolando l’ago-punto, viene provocato un innalzamento in aree recettoriali che sono ricche di terminazioni nervose». 

Parliamo di studi di 50 anni fa. Non esistono altri più recenti? «Chi finanzia oggi uno studio sull’agopuntura? Per ora nessuno se ne occupa. Ci sono miei colleghi pagati da case farmaceutiche proprio per gettare fango e oscurare la ricerca in quel campo».

Aziende come Boiron (multinazionale che produce preparati omeopatici: 610 milioni di euro di fatturato nel 2017) non potrebbero finanziare studi del genere? «La Boiron riguarda l’omeopatia, e non ha la potenza della Bayer – ribatte il medico – Sì, gli studi si possono fare, però non è facile».

Le medicine tradizionali sono svantaggiate rispetto a quelle “ufficiali”?

Secondo Nature sono stati spesi «milioni di dollari in studi randomizzati su altri farmaci e terapie della medicina tradizionale cinese con scarso successo». Nella nostra review citiamo anche uno studio che prende in esame 70 revisioni sistematiche sulla presunta efficacia delle pratiche tradizionali cinesi – inclusa l’agopuntura – con esito negativo.

L’articolo di Nature si riferisce alle pressioni del Governo cinese sull’Oms, orientato alla promozione del business delle medicine alternative, soprattutto a beneficio del turismo che si è creato attorno alla medicina tradizionale cinese.

Un ruolo importante potrebbe essere stato giocato durante il mandato del medico sino-canadese Margaret Chan, direttrice generale dell’Oms dal 2006 al 2017. Dal 1996 al 2000 ha frequentato dei corsi di formazione presso la Tsinghua University e la National School of Administration di Pechino, ed è nota per il suo sostegno alle medicine tradizionali.

Quando la redazione di Nature ha provato a contattarla tramite l’Oms, anche in merito a precedenti affermazioni non supportate da dati scientifici è stato loro risposto che la dottoressa «non risponde a domande su questioni relative all’Oms».

Una review di 53 studi sulla presunta efficacia dell’agopuntura

Bosco ci ha suggerito diversi studi, compreso il case report relativo all’operazione eseguita dal suo team. Li abbiamo sottoposti a review assieme al revisore esperto Enrico Bucci, professore aggiunto presso la Temple University di Philadelphia, il quale spiega a Open cosa non funziona.

L’analisi ha portato alla produzione di un testo piuttosto esteso che non sarebbe stato utile riportare qui nella sua interezza. Non di meno, potete trovarne un resoconto, nell’articolo del professor Bucci sul blog Cattivi Scienziati.

Qui trovate invece una tabella con riportati i 53 studi: nella prima pagina sono disposti per nazionalità degli autori, nella seconda in rosso sono evidenziati quelli che non riguardano l’agopuntura.

«La prima cosa che salta all’occhio – continua Bucci – andando ad esaminare questa lista, è che essa contiene molti riferimenti che con l’agopuntura non hanno assolutamente nulla da spartire.

Più precisamente, si tratta dei documenti da 24 a 33 e da 45 a 52, i quali discutono di tutt’altro argomento, e non sono quindi pertinenti».

Dei restanti 35 il professore fa notare che sette sono esperimenti su animali, «dunque non sono utili a definire efficacia e sicurezza su esseri umani», spiega Bucci. Cinque pubblicazioni non sono articoli scientifici ma saggi o rapporti «pertanto – continua il professore – non costituiscono elementi utili ad esaminare l’evidenza clinica primaria».

Restano 23 pubblicazioni che sono articoli scientifici veri e propri. Tuttavia presentano delle limitazioni sostanziali sulla loro qualità.

«Otto di essi si riferiscono a sperimentazioni che non sono state condotte in cieco – continua Bucci – o non riferiscono se e come il sistema del doppio cieco sia stato adottato; rimaniamo quindi con 15 lavori, e precisamente con 9 studi clinici sperimentali e 6 reviews/meta-analisi.

La prima di queste review … non ci è d’aiuto: si tratta di un vecchissimo lavoro pubblicato nel 1973 su una rivista cinese, legato alla definizione dei possibili meccanismi di azione dell’agopuntura, non alla prova della sua efficacia clinica.

Similmente, una seconda review … riferendosi come dal titolo a un’esplorazione bibliometrica della frequenza nella letteratura scientifica di un tipo di agopuntura e alla definizione dei suoi possibili meccanismi d’azione in paragone all’agopuntura tradizionale, non contribuisce dati alla definizione dell’agopuntura nell’ambito che ci interessa.

Una terza review … discute dell’utilizzo dell’agopuntura (classica ed elettrica) nella gestione del dolore, soprattutto cronico, con qualche sporadico accenno al dolore postoperatorio. Le conclusioni di questa review, anche essa poco utile al nostro scopo, sono interessanti, perché esemplificano molti dei risultati sin qui ottenuti».

In sostanza, nelle conclusioni della sua review Bucci fa notare che l’agopuntura ha dimostrato di “funzionare” solo con pazienti ben predisposti, come i medici che li hanno assistiti, confermando quanto abbiamo spiegato nella prima parte di questo articolo.

Ovvero, parliamo di un ruolo non indifferente della suggestione e del placebo, elemento che gli studi esaminati non riescono a escludere.

Foto: Il team del reparto di chirurgia robotica del Aoup in uno degli articoli che riportano il caso della paziente pluriallergica da loro operata.

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