Piemonte, a processo per la morte di 392 persone l’ultimo patron di Eternit che ha detto: «Odio gli italiani»

Schmidheiny sarà chiamato a rispondere di omicidio volontario per le morti legate all’amianto lavorato nello stabilimento di Casale Monferrato

L’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, che non ha mai nascosto il suo «odio per gli italiani che vivono in uno Stato fallito» come ha detto al quotidiano svizzero Nzz am Sonntag, è stato rinviato a giudizio a Vercelli per il caso Eternit bis. Il processo si aprirà in Corte d’Assise a Novara il 27 novembre.

Schmidheiny sarà chiamato a rispondere di omicidio volontario in relazione alla morte di 392 persone provocata, secondo l’accusa, dall’amianto lavorato nello stabilimento di Casale Monferrato (Alessandria) della multinazionale.

In un’intervista al quotidiano svizzero Nzz am Sonntag, l’imprenditore ha duramente criticato l’Italia: «Quando oggi penso all’Italia provo solo compassione per tutte le persone buone e oneste che sono costrette a vivere in questo Stato fallito. Non ho intenzione di vedere una prigione italiana dall’interno – ha detto – Alla fine il mio comportamento sarà giudicato correttamente e un giorno verrò assolto».

Il processo Eternit Uno, spacchettato in quattro filoni, è stato affidato a quattro procure diverse, dopo che il Gup di Torino ha derubricato il reato di omicidio da doloso a colposo.

A Torino, ad esempio, è spettato il filone dei due morti di Cavagnolo, a Napoli quello per le otto vittime di Bagnoli, a Reggio Emilia per i morti di Rubiera e a Vercelli quello per la morte di 392 persone.

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