Caso Regeni, Di Maio: «Lavoriamo per la verità». Fico: «Il 2020 deve essere l’anno di Giulio»

Il presidente della Camera sul richiamo dell’ambasciatore italiano in Egitto: «Non è una cosa che compete a me, ma non c’è dubbio che va fatta una riflessione perché devono arrivare i risultati»

«È fondamentale che la politica aiuti la Procura, sempre nel rispetto della divisione dei poteri», nella ricerca di verità per Giulio Regeni. Abbiamo «visto una carrellata di affari che continuano» con l’Egitto.


«Bisogna fare delle scelte. Invito il Governo a fare una riflessione. Tutto ciò va nell’ottica del richiamo dell’ambasciatore», dice la mamma di Giulio Regeni, Paola Deffendi, dal palco del teatro di Fiumicello, dove è in corso un incontro per ricordare il ricercatore friulano a 4 anni dalla sua scomparsa a Il Cairo. «Dobbiamo reagire in qualche modo», ha poi aggiunto il padre, Claudio.

Le istituzioni

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha ricordato con un post su Facebook che «il 25 gennaio di quattro anni fa Giulio Regeni inviò il suo ultimo messaggio da Il Cairo. Poi scomparve». Ha poi aggiunto: «Oggi ringrazio chi ha voluto ricordarlo in molte piazze d’Italia, abbraccio la famiglia di Giulio e, consentitemelo, non voglio aggiungere molto altro, perché credo che le parole non bastino più». Di Maio ha poi garantito: «Lavoriamo incessantemente per la verità. C’è tutto il mio impegno e quello del governo».

In giornata il presidente della Camera, Roberto Fico, a chi gli chiedeva cosa possono fare le istituzioni nella ricerca di verità per ricercatore friulano ha dichiarato: «Le istituzioni si devono muovere in modo coordinato, si devono parlare, devono coordinarsi come stiamo facendo, e dobbiamo riprendere la cooperazione giudiziaria perché oggi abbiamo 5 nomi iscritti nel registro degli indagati, che sono anche agli atti della commissione di inchiesta parlamentare».

Questo, ha aggiunto Fico, «diventa patrimonio di tutti e il patrimonio collettivo fa sì che ci sia ancora più forza nella ricerca della verità, anche da parte dell’opinione pubblica, e che almeno inizi il processo per queste cinque persone per il sequestro».

Da Fiumicello

«Oggi – ha aggiunto parlando da Fiumicello (Udine) dove era in corso una commemorazione di Regeni – siamo qui non solo per ricordare Giulio ma per far sì che ci sia una memoria attiva, combattente, che non solo ricordi Giulio ma che riesca ad arrivare alla verità. Lo Stato ci crede, ci siamo tutti su questa questione e non lasceremo nulla di intentato finché non arriveremo alla verità».

Per il presidente della Camera, inoltre, il richiamo dell’ambasciatore italiano in Egitto, come richiesto dalla famiglia di Giulio Regeni, «non è una cosa che compete a me, come presidente della Camera, ma non c’è dubbio che va fatta una riflessione perché devono arrivare i risultati. Il 2020 deve essere l’anno di Giulio Regeni». A chi gli chiedeva se fosse d’accordo con la richiesta della famiglia ha risposto: «Una riflessione senza dubbio c’è».

A illuminare la ‪piazza di Fiumicello, la parola “verità”, composta da 4mila candele, appoggiate a terra, su un’aiuola. Mille per ogni anno passato senza conoscere la verità su Giulio Regeni. Il 25 gennaio 2016 alle 19.41 il ricercatore inviò il suo ultimo messaggio dal Cairo. Di lui non si seppe più nulla fino al ‪3 febbraio, quando il suo cadavere, torturato, fu trovato su una strada tra la capitale e Alessandria. Tra centinaia di persone, oltre al presidente Fico, anche il presidente della Commissione d’inchiesta, Palazzotto.

A ogni fermata del corteo i ragazzi, componenti del Governo dei Giovani (iniziativa di Cittadinanzattiva), hanno ricordato uno dei diritti dell’ infanzia. Un filo diretto tra Fiumicello e oltre cento piazze italiane che stasera, da nord a sud, si sono tinte di giallo, colore di Amnesty International. I genitori di Regeni chiedono oltre all’ambasciatore dal Cairo, che il governo «coinvolga l’Ue nel dichiarare l’Egitto un Paese non sicuro».

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