Grecia, a Lesbo «è scempio del diritto internazionale»: la denuncia delle organizzazioni umanitarie – Il video

Respingimenti in mare da parte della guardia costiera greca e sospensione dei diritti umani per i migranti in arrivo: sono «scene raccapriccianti»

Gommoni e persone cacciate via con il mezzo marinaio. Spari in acqua a pochi centimetri da un’imbarcazione stracarica di umanità impegnata nel tentativo di raggiungere la terraferma e l’Europa. Quella stessa Europa che proprio qui, a Lesbo, in Grecia, sembra ormai sospesa se non perduta per sempre, dopo la decisione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan di aprire le frontiere verso l’Europa a seguito dell’uccisione di 33 soldati turchi a Idlib.


«Abbiamo visto delle scene raccapriccianti», dice a Open Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. «È un situazione gravissima e i provvedimenti messi in atto dalla Grecia devono essere annullati». Persone respinte, spari a fior d’acqua, gommoni speronati. E quell’annunciata sospensione del diritto d’asilo, per la quale il governo ellenico ha evocato l’articolo 78 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea.

Un bambino è morto durante il tentativo di sbarco di un gruppo di migranti a Mitilini.

La sospensione del diritto d’asilo

«Non esiste», chiosa Noury. «Né la Convenzione del 1951 sullo status dei rifugiati né il diritto dell’Unione Europea in materia di asilo contemplano alcuna base legale che permetta di poter sospendere la presa in carico delle domande di asilo”, ricorda anche l’Alto Commissariato Onu in una nota.

Nei primi due giorni di marzo, secondo i dati registrati dall’Unhcr, sulle isole Egee orientali di Lesbo, Chio e Samo sono arrivate 1.200 persone: un numero più alto della cifra quotidiana degli ultimi tempi. «C’è un onere di responsabilità equa che l’Unione europea deve condividere con Grecia e Bulgaria», ricorda Riccardo Noury. «L’Europa deve ricordare alla Turchia che deve comportarsi come uno Stato. Uno Stato che, peraltro, fa parte della Nato».

Una storia che parte da lontano

«Come Sea-Watch siamo presenti a Lesbo dal 2015», racconta a Open Giorgia Linardi, portavoce in Italia della ong tedesca. «Ricordo bene come cambiò la situazione dopo la firma degli accordi tra Ue e Turchia e come già dal 2016 assistevo a scene come quelle di oggi, con la Guardia Costiera greca che respingeva le persone con idranti, mezzi marinai e reti. È l’apertura e chiusura dei rubinetti che alcuni capi di Stato usano come ricatti nei confronti dell’Europa. Sulla pelle delle persone».

In Grecia «vediamo oggi la criminalizzazione della solidarietà, con volontari e giornalisti che vengono aggrediti e picchiati», conclude Noury. «Questo mentre c’è una enorme organizzazione di traffico di esseri umani gestita da uno Stato, quello turco. E mentre dall’altra parte uno Stato dell’Unione europea sta facendo scempio del diritto internazionale dei rifugiati».

In copertina EPA/Tolga Bozoglu | Il mar Egeo e l’isola di Lesbo visti dalla costa di Ayvacik, nella regione di Canakkale, Turchia, 3 marzo 2020

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