L’appello di Sea Watch a Lamorgese: «Il governo smetta di accanirsi contro di noi». E l’accusa: «Le nostre denunce danno fastidio a chi finanzia la Libia»

«Solo nel mese di luglio le nostre operazioni aeree hanno consentito l’avvistamento di oltre 700 persone in pericolo di vita in mare e di un cadavere che è ancora lì abbandonato», dice la portavoce Giorgia Linardi

Giorgia Linardi, portavoce e consulente legale di Sea Watch, ha lanciato un appello alla ministra dell’Interno, dopo la visita di Luciana Lamorgese a Lampedusa. «Cogliamo l’occasione per chiedere alla ministra e a questo governo di porre fine all’accanimento nei confronti delle nostre attività, sia in mare che in cielo. La Sea Watch 3 si trova infatti al momento sotto fermo amministrativo, mentre nelle ultime settimane si sono intensificati i controlli anche nei confronti dei nostri equipaggi aerei e dei nostri velivoli», ha chiesto Linardi.

Le operazioni aeree di Sea Watch sono certificate dall’ottobre 2019 dall’Ente nazionale dell’aviazione. «Il nostro modus operandi non è cambiato e quindi – continua Giorgia Linardi – ci chiediamo quali siano i motivi per questi continui controlli e quale sia lo scopo. Solo nel mese di luglio le nostre operazioni aeree hanno consentito l’avvistamento di oltre 700 persone in pericolo di vita in mare e di un cadavere che è stato avvistato 4 volte tra la fine di giugno e inizio di luglio e lì abbandonato».

«Queste denunce – conclude Giorgia Linardi – danno evidentemente fastidio a un governo che la scorsa settimana ha deciso di rifinanziare la missione in Libia, volta al respingimento illegale delle persone che si trovano in mare. Se le nostre operazioni di volo verranno fermate, oggi sapete già il motivo».

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